Svizzera o non Svizzera
Scritto da Mauro Corradi
7 Settembre 2010 | Opinioni
Svizzera o non Svizzera? Pare essere diventato questo il principale dilemma che divide i frequentatori di PiccoloRisparmio.
Su questo blog, dallo scoppio della crisi finanziaria in poi, nella disperata ipotesi di dover abbandonare la ‘nave Italia’ prima che essa affondi sotto il peso di un default, o più semplicemente di una stangata ai risparmiatori attraverso una impopolare patrimoniale, si sono ormai consolidate due correnti di pensiero alternative a livello di strategia:
- una prima corrente punta solo ed esclusivamente alla Svizzera come il porto più sicuro per i propri risparmi indipendentemente dalla penalizzazione della doppia tassazione;
- una seconda corrente ritiene sia ugualmente sicuro, oltre che più conveniente in termini di ritenute fiscali, spostare i risparmi nei paesi euronordici, indiscutibilmente i più solidi dell’area Ue.
Queste due correnti in cui ci si divide fanno parte della fisiologica diversificazione del pensiero umano.
Alla fine chi avrà avuto ragione? I filoelevetici, i filoeuropeisti nordici o magari tutti due (nell’ ipotesi che per salvarsi sarà stato sufficiente fuggire dall’Italia)?
Al momento è ancora presto per saperlo. E speriamo di non doverci arrivare mai.
secondo voi la svizzera abbandonerà il segreto bancario???
nel lungo termine è possibile, nel breve/medio termine prevedo solo un allentamento.
da ciò che mi comunica mio cognato, bancario a Lugano, i controlli sembrano sempre più attenti all’antiriciclaggio (attenzione a Pf per questo aspetto). Sul segreto sono daccordo con Mauro.
perchè dici attenzione a postfinance???
forse perché sono particolarmente corretti?
Postifance ha attuato un cambio di strategia nella selezione della clientela da quando smise di aprire conti a distanza ed iniziò a richiedere il riconoscimento presso le loro sedi, dove ora ti fanno certe domande specifiche. In pratica stop alle accensioni indiscriminate (per evitare tensioni con gli stati esteri) e massima attenzione alla provenienza dei fondi che verranno trasferiti. Se si tratta di poche decine di k non ti fanno storie, ma se si parla di centinaia ti fanno molte domande e se non sei convincente ti rifiutano l’apertura del conto.
mauro ha spiegato egregiamente, non è una questione di solidità (tranquillo Nicola) ma solo di essere più precisi o meno rispetto ai controlli sulle norme antiriciclaggio.
Scusatemi ma vorrei capire una cosa: perchè si parla di Svizzera come penalizzante per la doppia tassazione? Voglio dire: la tassazione c’è anche aprendo un conto in Lussemburgo o Francia, o sbaglio? La differenza è nell’entità della tassazione, che in Svizzera è preventivamente al 35%, ma per il resto cosa cambia?
@ Michelangelo:
se non ho capito male devi sottostare ad entrambe le tassazioni (preventiva svizzera e normale italiana), la percentuale totale è più del doppio di ciò che dovresti pagare per esempio depositando i risparmi in Francia.. Poi puoi recuperare le imposte svizzere ma, pare (io ancora non ci sono passato) che almeno per una parte di esse non sia tanto semplice..
Chiedo conferma a Mauro..
Cesarito sei stato di una precisione esemplare. Tentare di recuperare l’imposta preventiva trattenuta dalla Svizzera è troppo complicato e costoso, per un piccolo risparmiatore è meglio lasciar perdere.
Si vede che continuo a fare confusione tra euroritenuta e tassazione. Io pensavo che, depositando in Francia (sempre rimanendo ad esempi) sarei comunque stato tassato al 27%). Sugli interessi datimi poi dalla banca francese avrei dovuto applicare un ulteriore 27% qui in Italia e quindi chiedere il rimborso alla banca francese.
Invece non è così?
@ Michelangelo:
in Francia non saresti tassato affatto (chiedo conferma come prima ai più esperti).
La banca francese, sapendo che sei residente fiscalmente in Italia, ti comunicherebbe gli interessi riconosciuti, e su quelli dovresti pagare in Italia il 27%. Dovresti anche dichiarare l’intera somma trasferita all’estero, sarebbe quindi solo una dichiarazione, ma lì potrebbero chiedere conto della provenienza, soprattutto per cifre elevate…
no Michelangelo, come non residente fiscale,in Francia prendi gli interessi lordi, cioè non tassati dai francesi. Poi tu dovrai dichiarare sull’Unico PF l’ammontare degli interessi percepiti lordi, sui quali dovrai pagare il 27% di tassazione italiana. Quindi una sola tassazione, quella italiana.
Monica e Cesarito grazie di cuore per la delucidazione.
Personalmente non giudico la Francia solidissima quindi sarei un po’ guardingo nel mettere i miei soldi lì.
Voglio dire: le loro banche e il loro Stato mi sembrano più seri del nostro (ma non è difficile…). Il problema è che la Francia è il nostro principale creditore:
http://www.nytimes.com/interactive/2010/05/02/weekinreview/02marsh.html?src=tptw
Quello che io temo è che, in caso di collasso Italiano, anche la Francia avrebbe grossi problemi, perchè è a lei che diamo i soldi, e se quindi noi smettiamo di onorare i debiti…
Comunque, tornando al discorso delle banche: e con il Belgio come funziona?
E’ lo stesso come in Francia giusto?
col belgio è uguale.
se vedi l’articolo su “bye bye signori smith” noterai come alla francia non conviene un nostro default, o meglio ci potremmo arrivare ma secondo un piano del genere:
– io stato francese intanto che detengo debito italiano cerco di fare accordi commerciali per entrare in asset strategici;
– io stato francese, capendo che le cose in italia peggiorano inizio ad alleggerire il mio portafoglio sul debito italiano (quello che stanno facendo in questi mesi le banche francesi). Non posso farlo subito, sennò crollano i titoli, lo faccio pian piano, è tecnica usata ben bene nei mercati.
– io stato francese, essendo forte insieme alla germania nel comandare in europa, posso fare pressioni affinchè l’italia chieda di uscire dalla moneta unica (caso extremis ma non impossibile tecnicamente)
– io stato francese avrò certamente i miei soldi indietro, con interessi, magari con scadenze più lunghe ma io sono uno stato vivo molto più che i miei cittadini, quindi non ho problemi temporali. Per quegli interessi che non riceverò completamente o subito, me li riprenderò spolpando quel che resta degli asset economici italiani, mi porto a casa il loro business.
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E’ una escaletion in extremis, ma alla peggio potrebbe accadere così. Alla meglio, terranno in vita l’italia per entrare nella gestione di altri asset.
ps: la grecia dovevaj già fallire, tecnicamente lo è già . Perchè tenerla ancora in vita (per uno o due anni ritengo)? perchè “qualcuno” deve sistemarsi le posizioni finanziarie, alleggerire dove e come sà . Tanto alla fine sapete che in base ad accordi Ue alla peggio è la bce che acquista i titoli di stato di un membro in difficoltà .
Monica ho letto con piacere la tua analisi: comprensibile e realistica. Peccato cose così non si leggano tanto spesso sui giornali, ma questo è un altro discorso…
Va detto che il primo passo da te enunciato la Francia lo ha già fatto: la Francia è già in asset strategici nel nostro paese (Alitalia ed energia i primi che mi vengono in mente), quindi non è escluso che accada ciò che scrivi, per quanto catastrofico possa sembrare.
Comunque, al di là di questi cataclismi veri o presunti che potrebbero accadere in futuro, confermo il mio apprezzamento per questo sito e ti ringrazio ancora per le informazioni sulla tassazione in Francia e Belgio.
grazie per l’apprezzamento. Aggiungo un dettaglio al mio precedente ragionamento: ricordate quando la Germania parlava di vendita delle isole greche per risanare il debito?
Beh, l’Italia detiene il più grande patrimonio artistico del MONDO.
Capite bene cio’ che significa dal punto di vista turistico. Per questo sono convinta che la francia eserciterà l’opzione di acquisto del 100% di alitalia, la compagnia che detiene le migliori rotte nazionali della nazione che ha un potenziale turistico enorme (e con i nuovi ricchi orientali è un piatto ghiotto). Sono amareggiata perchè potremmo essere il migliore Paese al mondo, con sviluppo di turismo (come si deve), sviluppo di solare dinamico (siamo nel sud europa), e potremmo puntare su aziende molto innovative (piccole, flessibili, dinamiche). E invece abbiamo una classe dirigente vecchia che ragiona come 30 anni fà . Vabbè, va’, inizio a ragionare come gli emigranti.. 🙂
Alla luce dei recenti avvenimenti direi che il post è quanto mai attuale:
i rischi che mi pare di intravedere sono:
A) DEFAULT ITALIA
B) EURO 1 , EURO 2
C) USCITA DI GRECIA E ITALIA (per ora) DALL’ EURO
D) USCITA STATI NORD EUROPEI DALL’ EURO
E) PATRIMONIALE
F)DEFAULT BANCHE EFFETTO DOMINO
La delocalizzazione (legale) secondo le due alternative esposte sopra da quali eventi mette al riparo e quali rischi invece non vengono coperti?
Chiedo un aiuto per analizzare caso per caso i possibili scenari!
A)Nel caso di default dell’ Italia credo che assisteremmo alle scene viste in Argentina con fila di correntisti davanti alle banche per tirare via i soldi etc.. Questo poi porterebbe ad un default delle banche ?
Inoltre, l’ Italia continuerebbe a rimanere nell’ euro oppure no? In caso negativo verrebbe fatta una conversione forzosa? E se si solo su rapporti intrattenuti in Italia oppure anche all’ estero? Solo su conti correnti o anche su dossier titoli? In argentina vi era stata ad esempio la conversione forzosa dei depositi intrattenuti in valuta estera dei residenti Argentini nel paese…l’ aspetto da valutare è che nel nostro caso la situazione è differente facendo parte di un “organismo” quale l’ unione europea.
B)In questo caso credo che verrebbe effettuata una conversione forzosa… ancora una volta è da chiedersi solo sui cc Italiani o anche esteri sulla base del criterio del paese di residenza? E per gli esteri : solo per cc intrattenuti entro il perimetro degli stati europei oppure l’ “aggressione” avverrebbe anche fuori della comunità europea come ad esempio in Svizzera (magari con modalità diverse tipo 50% e 50%)?
C)Stessa situazione del caso B?
D)Prevedibile grossa svalutazione per la ns. moneta, quale la differenza tra tenere un deposito in Francia o Germania (direttamente interessate) piuttosto che Svizzera?
E)pare adesso molto probabile (effettuata magari da un prossimo-imminente) governo tecnico. Quale criterio verrebbe adottato? Solo l’ esame dei cc oppure determinazione del patrimonio a tutto tondo prendendo in considerazione anche i dossier titoli? Per quanto riguarda l’ estero,alla luce del quadro RW si avrebbe una richiesta di valutazione anche del patrimonio li detenuto ? il fatto che Francia e Germania siamo nella comunità europea (vedi SEPA etc ) porterebbe ad uno scambio di informazioni più probabile rispetto alla Svizzera che invece non fa parte?
F)Cosa succederebbe in questo caso? Banche estere interessate? Esempio BNP PARIBAS offre l’ apertura di cc online senza doversi presentare fisicamente in Francia per l’identificazione , con il fatto che ha una controllata Italiana (BNL) sarebbe comunque un approccio sicuro?