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Torna lo spettro del default

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8 Febbraio 2010   |   Opinioni

Torna lo spettro del default

Negli ultimi giorni, tra il Grande Fratello e idiozie varie, i telegiornali si sono finalmente occupati in prima notizia del debito pubblico fuori controllo di alcuni paesi Ue quali Grecia, Spagna e Portogallo.
E l’Italia?
L’Italia, in passato sempre oggetto di continui richiami causa il suo eccessivo debito pubblico, è incredibilmente sparita da questa lista nera dei paesi Ue troppo indebitati.
Sembrerebbe essere diventata improvvisamente virtuosa.
Nessuno l’ammonisce più.
Ma prima di gridare al ‘miracolo’ facciamo insieme un pò di conti.
La Grecia ha un debito pubblico pari al 98% del pil, 11milioni di abitanti per un riparto del debito pubblico di 24.068 EUR procapite.
La Spagna ha un debito pubblico pari al 57% del pil, 45 milioni di abitanti per un riparto del debito di 13.061 EUR procapite.
Il Portogallo ha un debito pubblico pari al 81% del pil, una popolazione di 10 milioni di abitanti per un riparto del debito pubblico di 12.400 EUR procapite.
Questi secondo le cronache finanziarie attuali sarebbero i paesi dell’area euro con i conti pubblici più disastrati.
Vediamo allora di confrontarli con i dati dell’Italia.
Il nostro paese ha un debito pubblico pari al 115% del pil, una popolazione di 58 milioni di abitanti per un riparto del debito pubblico pari a 30.378 EUR procapite.
Come vedete i dati parlano da soli. L’Italia, pur non essendo citata in questa tornata di ammonimenti sui conti pubblici,  è messa peggio delle tre ammonite!
Evidentemente in economia, come un politica, chi è più bravo a raccontar balle la può far franca. Almeno fino al default. Come in Argentina dieci anni fa.
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8 Febbraio 2010   |   Opinioni

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23 commenti su “Torna lo spettro del default

  1. Anonimo codardo ha detto:

    Ciao,
    probabilmente lo hai già letto [0]. Temo che entro cinque anni dovemo cominciare a prepararci per evitare il prelievo coatto dai CC.

    [0] http://beppegrillo.it/2010/02/chaos_economy_di_eugenio_benetazzo/index.html

  2. ciao anonimo,

    grazie del riferimento.

    in passato ci eravamo occupati marginalmente del default Italia e certamente vi terremo costantemente informati nel caso emergano novità rilevanti su come cautelarsi.

  3. Mauro Corradi ha detto:

    Molti di noi hanno già cominciato a cauterlarsi. In primo luogo accendendo conti all’estero (nei paesi europei più solidi e coi conti pubblici più a posto quali Lussemburgo, Svizzera, ecc.) e trasferendo su di essi una quota dei nostri risparmi, pronti ad incrementarla ai primi accenni di deterioramento della situazione.

  4. Anonimo Codardo ha detto:

    Nell’ipotesi (per me più che probabile) di un prelievo coatto dai C.C. come si configurerebbero i conto all’estero? Lo Stato Italiano può effettuare prelievi coatti su conti all’estero (comunque area UE)?

  5. Mauro Corradi ha detto:

    Assolutamente no. Lo stato non può effettuare prelevamenti coatti sui conti bancari esteri, paesi Ue compresi. Lo può fare solo sui conti bancari in Italia.
    Eventualmente potrebbe però intimare i possessori di conti esteri (il cui ammontare è conosciuto al fisco attraverso il quadro RW del modello Unico)di autotassarsi versando l’imposta patrimoniale attraverso modello F24. Considerando però che i nostri politici hanno notoriamente quote di propri risparmi all’estero (per pararsi da un possibile default) è sperabile che si guardino bene dal farlo.

  6. Mauro Corradi ha detto:

    Non è la Grecia, ma l’Italia «la maggior minaccia all’Eurozona.» A sostenerlo è Robert Mundell, premio Nobel per l’economia nel 1999 in un’intervista concessa a Bloomberg Tv a New York. «Sarebbe molto difficile riuscire a salvare l’Italia – ha detto Mundell – Qualsiasi cosa si stia facendo per la Grecia e magari per il Portogallo e anche per l’Irlanda, deve anche essere fatto per salvare l’Italia. L’Italia deve essere preoccupata».
    Secondo Mundell, l’alto livello del debito dell’Italia, che secondo la Ue toccherà il 117% del Pil quest’anno, potrebbe creare problemi per l’intera Eurozona qualora un aumento degli oneri finanziari rendesse difficile far fronte agli impegni. L’Italia ha debiti per circa 1. 800 miliardi di euro, oltre cinque volte quelli della Grecia. «Se l’Italia avrà delle difficoltà e diventerà un bersaglio della speculazione – spiega Mundell nell’intervista – allora ci saranno problemi enormi per l’euro». Riguardo all’Eurozona, Mundell – i cui studi contribuirono a preparare le fondamenta per la creazione della moneta unica – ritiene del tutto ingiustificati gli allarmi di chi preconizza una spaccatura dell’unione monetaria. Anzi a suo parere l’Eurozona dovrebbe continuare a crescere arrivando a includere anche l’Inghilterra. Nell’immediato tuttavia le autorità europee «non devono mai permettere per almeno dieci anni» all’euro di superare quota 1,40 sul dollaro perché questo rischia di penalizzare fortemente le esportazioni e di conseguenza l’economia continentale. Quanto alla Grecia Mundell ritiene che sia un problema locale, così come lo è la California per gli Stati Uniti. La California può anche andare in default, ha detto, ma questo non avrà alcuna conseguenza sul resto del paese. (Il Sole 24 Ore))

  7. Mauro Corradi ha detto:

    L’aspetto più sorprendente della crisi dell’euro, scatenata dai problemi greci, è l’assenza dell’Italia dalla lista dei colpevoli. I paesi a maggior rischio, soprannominati ‘PIGS’ (porci), sono il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia e la Spagna (da cui l’acronimo), non l’Italia. Il ‘Wall Street Journal’ ha addirittura menzionato l’Italia tra i paesi che dovrebbero finanziare un possibile intervento a favore della Grecia. C’è di che rallegrarsi?
    Se l’Italia non si trova oggi sul tavolo dei principali imputati lo deve principalmente alla prudenza del nostro settore privato. A fronte di un elevatissimo rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, abbiamo un indebitamento delle famiglie molto limitato. Il nostro debito estero totale (privato più pubblico) è solo il 125 per cento del Pil, contro il 175 per cento della Grecia e il 928 per cento dell’Irlanda. Questa prudenza ha anche evitato una bolla immobiliare, che è costata carissima a Spagna e Irlanda, sia in termini di caduta del Pil che in termini di crisi bancarie. Parte del merito va anche riconosciuto al ministro Giulio Tremonti, che ha resistito alle forti pressioni ad aumentare la spesa pubblica. Mentre i deficit di bilancio di Grecia, Irlanda, e Spagna sono esplosi al 12-13 per cento del Pil, il nostro è salito ‘solo’ al 5 per cento, un livello non sostenibile nel lungo periodo, ma accettabile nel mezzo della peggior recessione del dopoguerra.
    Queste virtù che ci hanno salvato nel breve periodo, però, non devono generare false illusioni. Al di là dei problemi contingenti dei PIGS, questa crisi mette in luce le contraddizioni di un’unione monetaria che non si è trasformata in unione politica.
    Rinunciare alla sovranità monetaria ha costi e benefici. Finora abbiamo goduto dei benefici: tassi di interesse bassi e stabili, che hanno ridotto il disavanzo pubblico in un paese con un enorme debito. Adesso, però, cominciamo a vederne i costi. L’Italia, che come i PIGS ha visto i propri prezzi crescere più dei partner commerciali, ha perso di competitività. Non potendo svalutare il cambio, per recuperare la competitività rimangono solo tre possibilità: un forte aumento della produttività, una riduzione dei salari, o un congelamento dei salari nel contesto di una politica monetaria più accomodante nei confronti dell’inflazione. La prima possibilità, di gran lunga preferibile, è difficile da conseguire. La produttività italiana è cresciuta a ritmi molto lenti negli ultimi anni. Per invertire questa tendenza sarebbero necessari forti investimenti del settore privato, difficilmente concepibili in un periodo di crisi. La riduzione dei salari nominali è difficilmente gestibile dal punto di vista sociale, come le proteste in Grecia dimostrano. La terza soluzione è inaccettabile ai nostri partner europei, soprattutto tedeschi, che non hanno alcuna intenzione di tollerare una maggiore inflazione per alleviare gli errori degli altri membri dell’unione.
    In questo contesto è forte per i PIGS (e soprattutto per la Grecia) la tentazione di uscire dall’euro. L’uscita permetterebbe un forte aumento di competitività (almeno nel breve periodo) senza toccare i salari nominali. L’aumento dei tassi che ne conseguirebbe renderebbe inevitabile un default sul debito, ma questo default colpirebbe principalmente gli investitori esteri, che detengono la maggior parte del debito dei PIGS (e dell’Italia). Non è un’opzione facile, ma può diventare preferibile a un periodo di forte recessione e tensioni sociali. Questa è la paura dei mercati finanziari che oggi attribuiscono una probabilità del 10 per cento che la Grecia faccia default entro un anno.
    Nel momento in cui l’uscita della Grecia rendesse la scelta di aderire all’euro reversibile, la sorte dell’Italia sarebbe segnata. Anticipando la possibilità di un default, i mercati finanziari comincerebbero a richiedere tassi più elevati sul debito pubblico italiano. Un rialzo dei tassi aggraverebbe il nostro deficit di bilancio e ridurrebbe il beneficio di stare nell’euro, aumentando la probabilità di una nostra uscita con inevitabile default: un circolo vizioso da cui è difficile uscire.
    Purtroppo la disciplina fiscale di Tremonti, pur necessaria, non è più sufficiente. A meno di miracoli del settore privato, l’unica via sicura per riguadagnare competitività senza svalutare è riformare lo Stato. L’inefficienza statale (dai processi interminabili, alle code per i permessi, alla mancata protezione contro la criminalità) pesa come un macigno sulle nostre aziende. Rimuovere questo macigno è necessario per rimanere in Europa.(L’Espresso)

  8. Mauro Corradi ha detto:

    Sono pronti, e preparati in base ad analisi del ministero delle Finanze tedesco, i piani dell’Unione europea per un aiuto d’emergenza alla Grecia. Si parla, secondo Spiegel online di una somma fino a 25 miliardi di euro, tra crediti legati a durissime precondizioni di riforme e risanamento dei conti pubblici ad Atene e garanzie a crediti. Al piano d’emergenza per salvare la Grecia – ed evitare la bancarotta di uno Stato che minaccia di aprire reazioni a catena e attacchi delle speculazioni contro i rating e la situazione di altri paesi della Ue, Italia inclusa – parteciperanno tutti i paesi membri dell’Unione monetaria, in misura pari alla loro quota di partecipazione al capitale della Banca centrale europea.
    Se le notizie di Spiegel online verranno confermate, indicheranno una svolta nella posizione tedesca e del resto dell’Unione europea. Al recente vertice infatti i paesi europei, spinti soprattutto dai veti tedeschi, avevano chiesto con toni da ultimatum alla Grecia durissimi risanamenti, senza però impegnarsi su aiuti concreti e cifre. Adesso Berlino, allarmata dal rischio crescente delle conseguenze di una bancarotta greca, e poi di un deterioramento della situazione (tra conti alla rovina e pressing della speculazione internazionale) in Portogallo, Irlanda, Spagna ma anche Italia, ritiene che il pericolo sia troppo grosso. Anche perché le banche tedesche sono le più esposte: in tutto, hanno comprato emissioni pubbliche dei cosiddetti ‘Piigs’ (appunto Portogallo Irlanda Italia Grecia e Spagna) per 522,4 miliardi di euro.
    Una crisi nella sola Grecia, se affrontata subito, è ancora ritenuta arginabile. Un crollo simultaneo di più paesi, secondo gli analisti di Berlino, creerebbe problemi molti più seri e minacciosi. L’esecutivo tedesco, a detta del settimanale di Amburgo, si sarebbe convinto della necessità di nuove regole nella Ue in caso di bancarotta di uno Stato membro, e dell’urgenza di creare per future azioni di salvataggio un’istituzione europea nuova, sull’esempio del Fondo monetario internazionale. (La Repubblica)

  9. Mauro Corradi ha detto:

    Bruxelles smentisce categoricamente l’esistenza di «un piano di aiuti finanziari» a favore della Grecia. La voce di un intervento di salvataggio “targato Europa” da 25 miliardi circolava da giorni. Questo non significa però che Atene sarà lasciata a se stessa, sarebbe troppo rischioso per la stessa stabilità dell’euro. «E’ chiaro che se necessario siamo pronti a intervenire anche finanziariamente», ha infatti aggiunto il portavoce del neo commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn. Ma per il momento «la Grecia non ha richiesto nemmeno un centesimo».
    Per finanziare un debito pubblico arrivato a superare il 128% per cento del prodotto del Paese, la Grecia deve quest’anno raccogliere 53 miliardi di euro. E una buona fetta nella prima metà dell’anno. Due giorni fa il premier George Papandreu ha chiarito di cosa ha bisogno, e non si tratta di finanziamenti Ue. «Ci serve invece il sostegno politico necessario a farci ottenere risorse sul mercato con gli stessi tassi di interesse di altre nazioni». E’ evidente che la Grecia si aspetta dai partner europei buone garanzie sulle sue nuove emissioni, per non dover pagare tassi che rischiano di essere proibitivi. Ieri il vicepremier Theodoros Pangalos ha detto che salvare la Grecia è nell’interesse della stessa Europa, perché «dietro gli attacchi speculativi c’è un disegno politico: la disintegrazione dell’Europa, e l’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro». I burattinai di questo complotto internazionale sarebbero «gli americani, gli inglesi e altri all’interno dell’Europa», che non vogliono che l’Unione «diventi uno Stato». Un affondo niente male per il leader di un Paese che ha bisogno di trovare sostegni.
    Intanto ieri ad Atene è arrivata una task force del Fondo monetario internazionale e della Ue per verificare che i tagli previsti dal piano di austerità siano sufficienti a riportare il deficit al 3% nel giro di due anni. Il monitoraggio sulla Grecia è strettissimo, e venerdì scorso Atene avrebbe dovuto fornire chiarimenti sulla finanza creativa che ha consentito al precedente governo il maquillage sui conti pubblici. Ma Bruxelles non li ha ancora ricevuti.
    La Germania, prima “azionista” dell’euro, non ha potuto non assicurare che la Grecia avrà il sostegno di Eurolandia. Ma per evitare il ripetersi di crisi da finanza allegra l’Unione europea, ha annunciato il portavoce del ministro delle Finanze, «dovrà pensare nuovi meccanismi di sanzione contro i paesi che non rispettano i limiti previsti dal Patto di stabilità e di crescita».
    L’euro è in tensione, ma «è una moneta forte che resterà forte». Ciò non toglie afferma Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, che «nessuno sa quanto costerà la crisi della Grecia».
    Intanto oggi il ministro Tremonti porterà all’esame del pre-consiglio dei ministri un disegno di legge sulla partecipazione dell’Italia all’incremento delle risorse dell’Fmi per fronteggiare la crisi e sostenere i paesi più poveri. (Il Messaggero)

  10. monica ha detto:

    notizia fresca fresca, ma già scontata per chi è ancorato alla realtà di questo Paese..

    http://www.corriere.it/economia/10_settembre_09/ocse-pil-italia_17683472-bbf1-11df-8260-00144f02aabe.shtml

  11. monica ha detto:

    nuovo record del debito italiano (ma la vera notizia è la diminuzione delle entrate, vero problema), leggete articolo odierno http://www.corriere.it/economia/10_settembre_14/debito-record-luglio_b0033b62-bfdb-11df-8975-00144f02aabe.shtml

    Domanda: a quando la manovra-bis?
    scommesse: entro fine anno o nei primi mesi del 2011?
    “ai posteri l’ardua sentenza”

  12. Mauro Corradi ha detto:

    Monica parliamoci chiaro: in Italia ormai non lavora più nessuno, si vive con i sussidi delle pensioni e della cassa integrazione, lo stato eroga senza incassare, quanto può durare? Non credo per molto…

  13. monica ha detto:

    In Italia si vive anche perchè c’è molto nero.
    Ma anche chi fà nero vive nel sistema Paese e quando il sistema Paese scricchiolerà in una serie di giunture non ne saranno esenti nemmeno gli evasori, che ora sembra che non si accorgano della crisi economica e sistemica italiana ma quando si sveglieranno sarà un brutto risveglio.
    Il cancro di questo nostro bel Paese è la mentalità: se un evasore in america è evasore ed è degno di carcere perchè se ci va in galera colui che ruba un’auto ad una persona a maggior ragione ci va chi ha rubato alla società quindi a più persone, qui in italia lo si chiama “furbo” e si ha una sorta di invidiosa ammirazione per chi è riuscito a mettere in prima linea solo e soltanto i propri interessi anche se a scapito di altri.
    La situazione economica attuale, e la classe dirigente attuale è l’effetto di tutto ciò e non la causa.
    In francia una società automobilistica voleva delocalizzare. Bene, dice lo stato sei libero di farlo, allora restituisci tutti gli aiuti forniti, le agevolazioni dirette o indirette di cui hai usufruito. Altrimenti resti, e rimborsi quegli aiuti dati dal popolo francese a te, restituendoli dando sviluppo e lavoro al tessuto industriale francese. Questo significa governare, tirare fuori gli attributi e difendere la società civile che si governa. Non basta questo a fermare la globalizzazione certo, ma piuttosto che restare inerti a vedersi svendere gli asset italiani ..

  14. barbamamma ha detto:

    Poichè ho trovato la notizia nei principali quotidiani stranieri in prima pagina fra cui le Monde (nei quotidiani online italiani non è evidenziata, almeno in prima pagina, poi magari il trafiletto..) dove si segnala della grande manifestazione portoghese contro il piano di austerity che prevede: tagli degli stipendi pubblici dal 3 al 10%, aumento Iva, taglio della spesa welfare.
    E’ solo una manovra del governo Socrates, non sappiamo se basterà, ma di certo è stato richiesto fortemente dalla Ue, ed è necessario per tranquillizzare i mercati.
    Sappiamo quindi, dopo le manovre greche che per tagliare la ricetta è sempre la medesima: riduzione stipendi pubblici, aumento tasse (badate le indirette, che colpiscono tutti i consumatori)e taglio della spesa welfare.

  15. Mauro Corradi ha detto:

    Mi pare che anche l’Irlanda stia adottando all’incirca le stesse misure, anche se con minori proteste essendo notoriamente i popoli nordici più predisposti a rimboccarsi le maniche quando necessario. Evidentemente trattasi di misure ‘fisiologiche’ e universalmente da adottarsi. Mi domando cosa succederà quando le medesime dovranno essere adottate in Italia, dove ci hanno abituati ad uno stato sociale il più generoso del mondo, a tenori di vita esageratamente al di sopra delle nostre possibilità (siamo il maggior importatore di Bmw) e ciò nonostante a lamentarci perché vorremmo sempre di più. Quando quel giorrno verrà forse sarà meglio essere già fuggiti all’estero. Come prudentemente già sta progettando l’amica Barbamamma.

  16. barbamamma ha detto:

    si, -1 mese e 10 giorni al trasloco!
    Comunque al di là di scelte personali, ritengo utile segnalare cio’ che accade nei Paesi dove debito e deficit hanno sforato troppo. Se mai in Italia dovesse esserci una manovra di vera austerity e non gli antipasti che abbiamo avuto finora, avrà conseguenze sulla coesione sociale. Come già visto per Grecia e Portogallo, l consumatore medio, il dipendente statale, e coloro che utilizzano servizi pubblici quali la sanità, sono coloro che pagano di più. Non so quanto pagherà il Paese delle partite iva, coloro che lavorano nel privato o coloro che utilizzano sanità e scuola privata (che possono permetterselo). Pagheranno indirettamente, con il tempo (tali manovre incidono sui consumi, sulle insolvibilità ecc). Diverso sarebbe se ci fosse una patrimoniale, o se si facesse una efficacia lotta all’evasione. Credo si arriverà anche a questo, ma forse in un secondo momento..

  17. emanuele ha detto:

    Certo avere un conto all’estero è una mossa cautelativa anti default italia,ma non credo necessariamente ad un default italiano,ormai con tutte le manovre assunte e che si assumeranno,questo pericolo fallimento può essere smentito,almeno nel medio periodo. Il problema essenziale è proteggere i propri risparmi dalle manovre salasso,una su tutte un’eventuale invisa patrimoniale  .Se ci fosse ,non credo servirebbe granchè avere dei conti all’estero, forse l’unico baluardo legale valido a probabili prelievi forzosi sarebbe avere la residenza anagrafica in qualche stato europeo.Vorrei che si approfondisse semmai la possibilità di trasferimento legale di residenza o di capitale  verso lo Stato di San Marino,dove si parla e si scrive italiano,vantaggio non da poco per tantissimi piccoli risparmiatori italiani,per non parlare della vicinanza geografica del monte titano,ricordiamo che comunque dall’estero non credo inviino estratti conto bilingue al nostro cliente italico,che si dovrà sorbire contratti importanti in una lingua straniera nonche un’assistenza non sempre facile da comprendere.Certo qualsiasi sforzo si farebbe per il proprio piccolo gruzzolo!

  18. Barbamamma ha detto:

    emanuele non è fattibile spostare la residenza a san Marino come non lo è a Montecarlo nemmeno se hai una casa là, perchè dovresti dimostrare di avere degli interessi in loco e vivere la tua vita li, altrimenti sarebbe una evasione fiscale mascherata da elusione e comunque perseguibile (i casi di personaggi che hanno fatto questo errore ce ne sono molti, da valentino rossi alla ornella  muti, per citarne i più famosi). Io ho lasciato l’Italia, perchè non vedevo prospettive buone, e ne volevo di migliori per me e i miei figli. Ieri pensavo di aver fatto bene, ma pochi lo capivano, oggi molti mi riconoscono di aver fatto una scelta non infondata (non sai quante volte mi sono sentita dire che tanto tutti i Paesi avevano crisi che anzi da noi ce n’era poca ecc…). Io ho ben presente i due sistemi Paese che conosco, e posso dirti che non c’è paragone e che oggi vedere quello che accade mi amareggia ma che mi sento più tranquilla di chi ha la residenza fiscale in Italia. Certo i problemi sono mondiali e ogni Paese ha più o meno i suoi problemi, ma il discorso non è la scelta fra il paradiso e l’inferno, la scelta è fra stare meglio e stare peggio, e pure fra le economie c’è chi sta meglio e chi sta peggio, e una manovra da 5mld di un Paese europeo qualunque non è paragonabile alla manovra da 70mld di euro italiana anche se poi certa informazione titola solo sul fatto che anche il Paese X ha adottato una manovra. Chi è abituato a mangiare caviale si lamenta del salmone, ma chi mangia il pane sta peggio senza niente, ognuno fà sacrifici ma di spessore diverso. Detto ciò è per indicarti che  la strada della residenza fiscale ritengo sia corretta come la hai impostata, penso sia vero che la differenza fra essere salassati o meno la dia il fatto della residenza fiscale e non la cittadinanza, nè tantomeno altri stratagemmi borderline che lasceranno il tempo che trovano come ultimamente continua a ripetere. Però è pur vero che un cambio sulla carta non è possibile e lo sarà meno. Ti ricordo ad esempio che con l’introduzione dellìimu non si guarderà alla residenza anagrafica manco italiana, bensi al domicilio!! se oggi per esempio vivi a milano ed hai una casa a Olbia , metti la residenza ad Olbia e non paghi l’Ici. bene con l’Imu tu non potrai fare cosi quindi se hai il centro dei tuoi affari e vita privata (es i figli vanno a scuola a milano, tu lavori a milano, ) a Milano non sarai esente e pagherai l’Imu. Ve lo scrivono in Italia questo? Io lo vengo a sapere oltralpe spero anche li si sappiano queste cose. Ebbene se fanno questo sul territorio italiano figuriamoci se non staranno attenti a cambi di residenza esteri fittizi!!!!

  19. Michelangelo ha detto:

    Desideravo segnalare questo breve ma significativo articolo sul Corriere di oggi. C’è davvero di che riflettere:
    http://www.corriere.it/economia/11_settembre_21/crisi-banche-lloyds-londra-marco-letizia_ef188f00-e438-11e0-bb93-5ac6432a1883.shtml

  20. Barbamamma ha detto:

    precisazione Imu: tecnicamente si tratterà di esenzione per la sola “dimora abituale” per la quale i Comuni potranno accedere ai data base dei contatori utenze e verificare che se sono fermi o quasi si tratta di casa vacanza e non di dimora abituale : http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=138437&sez=

  21. avete postato in contemporanea tu e Barbamamma in due articoli diversi
    http://piccolorisparmio.eu/index.php/banche-crisi-di-liquidita.html#comment-316616000

    a me interesserebbe sapere invece quali depositi mantengono

  22. è un tema interessante comunque, quello della residenza fiscale. mi ricordo che quando parlai con la filiale austriaca di BAWAG, loro mi diedero a intendere che se risiedevo vicino al confine potevo tranquillamente dichiarare di vivere 6 mesi e un giorno da loro e mi avrebbero permesso l’apertura del c/c. forse questi stratagemmi sono cessati anche lì ( anche con i recenti piccoli scandali http://piccolorisparmio.eu/index.php/anche-laustria-ha-i-suoi-scheletri.html ).

    direi che per giustificare una residenza estera sia necessario un domicilio e un lavoro, o una casa di proprietà e adeguate risorse per giustificare una permanenza senza lavoro (correggetemi se sbaglio). eviterei comunque posti come San Marino e Montecarlo, primo perché è davvero difficile ottenere la residenza (a meno che non sei un VIP o facoltoso signore), secondo perché è chiaro che non possono garantire affatto alcuna sicurezza, vista la vicinanza con l’Italia e soprattutto l’appartenenza alla UE (per San Marino) e alla sfera di influenza della Francia ( per Monaco, vedi anche se datato http://www.fiscooggi.it/attualita/articolo/il-principato-di-monaco-apre-all-ue-meno-all-ocse ).

    se partono i balzelli “intelligenti” come l’Imu, vuoi che non vanno proprio a cercare furbacchioni che pensano di cavarsela così?

    o ti trasferisci sul serio o resti e stai alle regole. in questo secondo caso, sistemi per tutelarsi ci sono ( ne parlavamo giusto ieri http://piccolorisparmio.eu/index.php/crisi-e-default-quali-opzioni-per-i-piccoli-risparmiatori.html ).

Grazie.