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L’uscita dall’Euro

Se ne parla da tempo, ma ora che il Trattato di Lisbona è stato ratificato esiste anche giuridicamente la possibilità che ciò avvenga: uno Stato membro può chiedere di uscire dall’Euro.

Una norma non è mai inserita per caso e se esiste prima o poi verrà utilizzata.

Ma cosa accadrebbe in caso di uscita di un Paese dall’euro?

Ovviamente le risposte possono essere molteplici ed i timori si alimentano anche per questa incertezza relativa alle modalità.

Il Paese uscente anzitutto dovrà dichiarare che intende avvalersi della  clausola di uscita e questo avverebbe come conseguenza di una crisi economica interna già in atto, quindi già conosciuta che di certo ha già portato ad una certa fuga di capitali verso l’estero.

In secondo luogo dovrà essere definito un cambio della New Coin rispetto all’Euro, nonché una data di effettivo cambio di moneta cartacea.

Questi due passaggi ritengo siano plausibili, quanto invece andrò a scrivere rientra nel campo delle ipotesi e possibilità.

Infatti le domande più comuni riguardano proprio il cambio fra la New Coin e l’euro, nonché l’eventuale cambio in New coin dei depositi euro detenuti presso altri Stati di Eurolandia.

Su questo ultimo aspetto l’economista americano Tyler Cowen, nel suo famoso blog, sottolinea che si dovrebbe considerare l’euro come territoriale. Se dovessimo considerare questa intuizione, significherebbe che in caso di cambio valutario lo Stato uscente avrebbe potere per cambiare i depositi sul suo territorio da Euro a New Coin ma non quelli dei depositi euro detenuti all’estero da suoi cittadini o da suoi residenti fiscali. Invece per coloro che detengono depositi euro nel Paese uscente in qualità di non-residenti fiscali potrebbero vedersi lasciati i propri depositi in euro ma il conto verrebbe considerato come conto valutario.

L’economista della scuola austriaca avverte inoltre della possibilità di blocco bancario del denaro in uscita verso banche estere, ledendo un diritto soggettivo; questa affermazione mi lascia alquanto dubbiosa ma tale misura potrebbe applicarsi in nome di un generale interesse nell’evitare una fuga di massa di capitali che porterebbero ad un collasso del sistema bancario.

Gli scenari sono quindi molteplici e aperti alle variabili politico-economiche che potranno esserci in quel momento.

Di certo una volta che lo Stato uscente tornerà ad impossessarsi della propria politica monetaria potrà attuare le svalutazioni e le manovre che ritiene necessarie per l’interesse nazionale, tornando ad essere pienamente sovrano della politica monetaria e non più solo della politica fiscale.

Ne sapremo di più quando avremo il primo Stato che utilizzerà questa norma del Trattato e credo, prima o poi, che ciò avverrà.

La domanda più importante è: chi sarà il primo?

Scritto da Barbamamma

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