L’uscita dall’Euro
Scritto da Barbamamma
7 Dicembre 2010 | Opinioni
Se ne parla da tempo, ma ora che il Trattato di Lisbona è stato ratificato esiste anche giuridicamente la possibilità che ciò avvenga: uno Stato membro può chiedere di uscire dall’Euro.
Una norma non è mai inserita per caso e se esiste prima o poi verrà utilizzata.
Ma cosa accadrebbe in caso di uscita di un Paese dall’euro?
Ovviamente le risposte possono essere molteplici ed i timori si alimentano anche per questa incertezza relativa alle modalità.
Il Paese uscente anzitutto dovrà dichiarare che intende avvalersi della clausola di uscita e questo avverebbe come conseguenza di una crisi economica interna già in atto, quindi già conosciuta che di certo ha già portato ad una certa fuga di capitali verso l’estero.
In secondo luogo dovrà essere definito un cambio della New Coin rispetto all’Euro, nonché una data di effettivo cambio di moneta cartacea.
Questi due passaggi ritengo siano plausibili, quanto invece andrò a scrivere rientra nel campo delle ipotesi e possibilità.
Infatti le domande più comuni riguardano proprio il cambio fra la New Coin e l’euro, nonché l’eventuale cambio in New coin dei depositi euro detenuti presso altri Stati di Eurolandia.
Su questo ultimo aspetto l’economista americano Tyler Cowen, nel suo famoso blog, sottolinea che si dovrebbe considerare l’euro come territoriale. Se dovessimo considerare questa intuizione, significherebbe che in caso di cambio valutario lo Stato uscente avrebbe potere per cambiare i depositi sul suo territorio da Euro a New Coin ma non quelli dei depositi euro detenuti all’estero da suoi cittadini o da suoi residenti fiscali. Invece per coloro che detengono depositi euro nel Paese uscente in qualità di non-residenti fiscali potrebbero vedersi lasciati i propri depositi in euro ma il conto verrebbe considerato come conto valutario.
L’economista della scuola austriaca avverte inoltre della possibilità di blocco bancario del denaro in uscita verso banche estere, ledendo un diritto soggettivo; questa affermazione mi lascia alquanto dubbiosa ma tale misura potrebbe applicarsi in nome di un generale interesse nell’evitare una fuga di massa di capitali che porterebbero ad un collasso del sistema bancario.
Gli scenari sono quindi molteplici e aperti alle variabili politico-economiche che potranno esserci in quel momento.
Di certo una volta che lo Stato uscente tornerà ad impossessarsi della propria politica monetaria potrà attuare le svalutazioni e le manovre che ritiene necessarie per l’interesse nazionale, tornando ad essere pienamente sovrano della politica monetaria e non più solo della politica fiscale.
Ne sapremo di più quando avremo il primo Stato che utilizzerà questa norma del Trattato e credo, prima o poi, che ciò avverrà.
La domanda più importante è: chi sarà il primo?
7 Dicembre 2010 | Opinioni
Tags: euro, eurolandia, scuola austriaca, trattato di lisbona
Interessante sarebbe se il tasso di conversione del NEW COIN fosse uguale a quello di conversione precedente, nel caso della Lira/New Coin 1936,27
si, ma verrebbe successivamente svalutata. L’uscita dall’Euro rappresenta la possibilità di ricorrere a svalutazione competitiva, utile a molte economie. Comunque per ora a tenere a bada l’aumento dell’euro basta la Merkel, non appena, e non a caso, fà dichiarazioni di timori la moneta unica scende..sarà una bella gara al ribasso fra Usa e Ue..
Concordo con quanto scritto da barbamamma.
Aggiungo solo che, uscendo i PIIGS da un euro 1, sarebbe possibile vederci entrare quei paesi nordici che, a causa dei PIIGS, non entrarono nell’euro.
@zucca vuota: non so gli altri nordici, ma escludo a priori gli inglesi!
Sono alcuni giorni che mi chiedo perchè mai quel vecchio volpone della politica lussemburghese Junker (premier del Gran ducato) appoggia l’ipotesi degli eurobond..naturalmente da ricerche internet pare che nessun giornalista se lo sia chiesto.
In un articolo del 2009 de Le Figaro si snocciolano dei dati fra i quali la derivazione Pil del Lussemburgo: la metà del loro Pil viene dal sistema finanziario e del resto sono un paradiso fiscale europeo che ogni giorno vede aprirsi aziende di diritto locale che sfruttano la bassa tassazione.
Che la crisi dei Paesi europei e delle aziende abbia diminuito le entrate bancarie? o aumentato le sofferenze? Oppure il Lux ha banche che detengono molti titoli Pigs e gli eurobons rappresentano una maggiore garanzia?
Il Lux è Stato solido e benestante, ma le domande è opportuno farsele, perchè inEuropa, ormai lo sapete, non si fanno gli interessi europei ma nazionali.
Secondo voi è più probabile che esca la Germania dall’Euro (a sentire la Merkel sembra questa la loro intenzione) e ci lasci in un Euro meno forte (a quel punto svalutazione e inflazione) oppure che ne usciamo noi PIIGS, magari uno alla volta?
Dimenticavo: e la Francia dove la mettiamo?
Sulla Francia, per quanto anche loro debbano fare dei tagli come la Germania ricordo solo che Trichet è a capo della Bce e che un altro francese, Strauss-K è a capo del Fmi e nel 2012 si presenterà alle presidenziali francesi. Con due big boss così credo il sostegno finanziario sia indubbio, qualunque cosa accada.
@cesarito:gli amici teutonici esportano a go-go e hanno necessità di un euro non troppo forte. Per tenerlo entro certi livelli la signora Merkel spara dichiarazioni che hanno il solo scopo di creare consensi interni (gli euroscettici tedeschi sono in gran numero)e far scenedere la moneta unica. Vedo difficile la convivenza fra economie con crescite così tanto diverse, non credo sia sostenibile per lungo tempo se non cambiano le cose, ma a breve non vedo realistico l’ipotesi di una Germania che lascia l’Euro, mi pare più realistica una ristrutturazione del debito greco ed irlandese entro due anni, magari correlata anche all’uscita Uem.
Buongiorno e complimenti per la chiarezza degli argomenti trattati.Volevo chiedere cosa succederebbe secondo voi,in caso dell’uscita dell’italia dall’euro,a titoli azionari esteri e ad eventuale valuta estera detenuta su un c/c su banca italiana?
Ermanno
Ermanno per la prima domanda lascio la risposta agli qltri frequentatori del sito, più esperti di me.
Per quanto riguarda la valuta estera: se per valuta estera ti riferisci agli eventuali dollari detenuti sul conto Fineco o su quello Mediolanum (le prime due banche che mi vengono in mente che consentono di farlo, non mi ricordo se la IW Bank lo faccia o meno) parti dal presupposto, come detto in altri post, che sono dollari fittizi! Servono solo per il trading.
Non puoi ritirarli. Quindi nel caso di un ritorno alla lira, verrebbero messi in relazione col cambio aggiornato alla nuova moneta.
conto in valuta: se non è un “fittizio” ma un vero e proprio conto valutario non cambia nulla, avrai il tuo conto in valuta usd, chf o altro che resterà il medesimo.
azioni estere: se sono in valuta (es. usd) retano tali; se sono in euro, in base al principio di territorialità denunciato dal Cowen dovrebbe rimanere tutto uguale. Mi spigo, se hai azioni Volkswagen denominate in euro ed emesse quindi in tale valuta dagli organi tedeschi, restano così, ovvero in Euro “tedesco”.
Nessuno ha ancora certezza di quanto avverrà , non abbiamo casi precedenti da anlizzare, ma per ora il principio della territorialità sembra essere l’unico principio logico per la “separazione” fra l’euro e la new coin.
Per tranquillizzare le ansie, risottolineo che l’uscita di un Paese non è cosa che avviene dall’oggi al domani, ed ecco la procedura che verrebbe seguita (tratta dal trattato di Lisbona):
”
58) È inserito il nuovo articolo 49 A seguente:
«Articolo 49 A
1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.
2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo.
Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 188 N,
paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome
dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del
Parlamento europeo.
3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.
4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che
rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.
Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 205,
paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è
oggetto della procedura di cui all’articolo 49.».
“
@Michelangelo e barbamamma,
grazie mille per i chiarimenti,cmq mi sembra di capire che avere investimenti azionari ad esempio,su titoli esteri dovrebbe essere una non male operazione difensiva un caso di uscita italiana dall’euro(sempre che il principio della territorialita’sia rispettato)!
Ci riaggiorniamo presto e vi auguro una buona giornata!
Ermanno
attenzione ai titoli azionari però, le borse (lascia stare i rally di fine anno per i bilanci)ritengo che debbano ancora scontare qualche prossimo scossone finanziario sia in Europa che in Usa che ..oso dire..in Cina(dove c’è una bolla immobiliare enorme)
il trattato di lisbona consente (grazie a un articolo voluto, a suo tempo, da giuliano amato) di uscire dall’unione. ma si tratta dell’unione europea non di quella monetaria! anzi, un paese che ha adottato l’euro dovrebbe continuare a usarlo anche dopo essere uscito dall’u.e.
si può uscire dall’Unione europea restando nella Uem? Tecnicamante si ma in base all’art.49 c.4 esso non partecipa più alle deliberazioni del consiglio europeo e del consiglio che lo riguardano. Tu ti immagini quale Stato sovrano decide di uscire dall’unione europea lasciando potere agli altri ad esempio riunioni ecofin, di decidere su politiche economiche che lo riguardano senza partecipare alle deliberazioni? Io non ci credo, politicamente chi esce dall’unione europea sceglierà di uscire dall’euro.
si ma non si può sottovalutare il dettaglio che è impossibile uscire dall’euro senza uscire dall’u.e.
chi volesse davvero farlo dovrebbe valutarne tutte le conseguenze
Un Paese con l’euro potrebbe contrattare per la sua uscita dall’euro pur rimanendo nella Ue, e non a caso la Germania ha minacciato proprio questo: uscire dall’euro ma non certo dalla UE. Nessun giurista ha mai contrastato con questa possibilità sintomo che volendo è fattibile.
Ci sono Paesi(Gb, Paesi dell’est, ecc) che fanno parte della Ue ma non hanno la moneta euro, quindi non è vero che rinunciare all’euro significa uscire dall’unione.
Io personalmente penso che sia più interessante per un Paese uscire dall’euro per svalutare la sua moneta, ma restare nella UE.
c’è un economista – che anche a livello giuridico non è proprio l’ultimo arrivato – che la pensa come me:
http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010112617263070-1
inoltre, se si stava parlando solo di euro (moneta) e non di euro(pa) perchè citare il trattato di lisbona?
Il sig. Spaventa Luigi che non è un giurista europeo,lo spieghi alla Merkel allora, la quale ha ribadito più volte la minaccia di uscita dall’euro e non dall’unione.
Ho messo il trattato come citazione perchè la possibilità di uscita dall’unione può riguardare anche l’uscita dall’euro.
Preciso però ancora una volta che ritengo sia possibile mantenere l’adesione all’Unione pur con una moneta diversa. La Gran Bretagna ne è un esempio, è membro Unione ma ha la sterlina.
Poi,per darti una risposta da un esponente di notevole spessore economico-istituzionale ecco un link di una intervista dell’ex direttore bankitalia, ex ministro dell’industria, ex capo dip.politiche comunitarie(e molto altro fra cui ha collaborato nell’ambito comunitario alla strategia di Lisbona) Paolo Spaventa
http://www.agerecontra.it/public/press/?p=6841
mi scuso con europeista, mi ha dato del “Lei” ed io del “tu”. Non voleva essere una mancanza di rispetto ma solo un modo di rispondere colloquiale informale che utilizzo con tutti i lettori del blog.
Gran bel dibattito!
Non vedo molto sensato uscire dall’EU mantenendo l’euro, mentre il contrario sì.
In questa ipotesi, letti con interesse entrambi gli articoli che avete suggerito, al di là di ciò che dice Savona (in termini ritrovata indipendenza di politica monetaria, etc.) quale scenario macro prevedere, ad esempio in termini di delta-Pil, newcoin/USD /CHF /EUR, inflazione, occupazione?
ciao!
federico: lo scenario macro basato su una fantamoneta new coin di cui non conosciamo il valore di cambio con l’euro non credo sia possibile farlo. Si può solo immaginare che la new coin potrebbe essere svalutata rispetto all’euro(valere un 20%in meno ad esempio?), che l’inflazione salirebbe mentre per l’occupazione..se riprende l’economia, trainata per esempio da export e turismo (attirando turisti visto il minor costo della vacanza)potremmo anche vedere miglioramento occupazionale ma credo nel medio periodo. Idem per la variazione del Pil. Ma come vedi non possiamo fare che supposizioni. Solo avendo dati più certi (come per esempio il cambio new coin-eur )si potranno fare calcoli matematici più aderenti alla realtà .
E poi, siamo sicuri che il Pil sia davvero il termometro del benessere? Magari ne farò un articolo a parte più avanti, ma credo che nel futuro bisognerà considerare l’economia come sistemica, e il Pil che “fotografa” solo la transazione senza accollarsi i costi ambientali e sociali penso che verrà superato. Ci vorranno decenni ma credo che il futuro ragionamento in senso economico sarà proprio su tale argomento.
Mi lasciano un pò perplesso i tempi , se è vero che a livello giuridico il passaggio a nuova moneta deve essere gestito in tempi consoni, è altrettanto vero che questo tipo di operazioni sono controproducenti se “pubblicizzate” , i pochi esempi simili in passato insegnano ( vedi manovra Amanto nel 92 fatta in una notte con efficacia retroattiva) . Per cui penso che se dovesse succedere ( e personalmente lo ritengo probabile ) il tutto avvenga all’improvviso , anche perchè di aveertimenti ce ne sono stati anche troppi ( ultimo in ordine di tempo : (ANSA)-ATENE, 24 DIC – Il Fondo monetario internazionale ha approvato in linea di principio l’estensione del periodo di rimborso del prestito concesso alla Grecia).
Buon Natale e complimenti per la discussione , spero di aver contribuito in termini positivi.
Filippo
grazie Filippo per le riflessioni che hai portato al dibattito. Di certo quello che succederà è ancora imprevedibile nei modi e nei tempi, per cui al momento possiamo solo stare uniti e in massima all’erta.
Non ho ben compreso io, ma fino a che punto è utile o in che ipotetico scenario, si presenterebbe utile fare un c/c multicurrency?O spostare i propri rispami in euro in valuta estera?
la Grecia sembra la prima candidata a questo test europeo. Se non puoi ristrutturare allora esci dall’euro così fai una ristrutturazione non tecnica ma valutaria, perchè la nuova valuta sarà certo più penalizzata (20% in meno?)e ti riprendi la politica monetaria (quindi puoi svalutare come vuoi).
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(fonte giornalistica)
Il governo greco starebbe valutando un’eventuale uscita dall’euro: lo scrive oggi il settimanale tedesco Der Spiegel, che cita fonti vicine all’esecutivo di Atene.
Natuarlamente Atene smentisce,vuoi mica che si sappia troppo presto, meglio dire che tutto va bene fino al secondo prima del grande annuncio.
Una volta aperta questa possibilità quanti altri Paesi saranno “costretti” economicamente a seguire lo stesso percorso?
“E’ giunto il momento per la Grecia, per gli altri membri dell’eurozona e per la Commissione europea di iniziare a pensare seriamente a quest’opzione..” (uscita dall’Euro)
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Lo dice Martin Feldstein, autorevole professore di economia presso Harvard, ex Presidente del Consiglio dei consulenti economici sotto la presidenza di Ronald Reagan e Presidente del National Bureau for Economic Research.
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Da tempo segnalo la per me inevitabile ristrutturazione del debito greco; non sono ancora sicura personalmente che ci sia una uscita dall’euro in questo momento, ma questi segnali che ci riportano alla realtà dei dati economici molto più vicini alla reale situazione greca di ogni dichiarazione verbale del “tutto va bene, e se non va bene si risolverà “, spero possano avervi fatto ripensare il vostro portafoglio titoli. La chiave greca è quella che ci apre allo scenario finanziario del prossimo futuro in Europa, anche riguardo alle Borse e ai titoli, ma non solo. Una crisi economica persistente spiega i suoi effetti nel tempo, e a livello sociale pure, il quale poi si ripercuote anche sul livello economico e finanziario.
Se ad esempio l’economia è in crisi e si chiudono aziende si perde del lavoro, calano i consumi (aumentano gli insoluti e il rischio credito sulle banche e quindi sui loro bilanci e quindi sui loro titoli, ma anche possono creare problemi sul pagamento affitti e quindi ai proprietari, ma anche diminuire i consumi sugli alimentari e le spese di extra come vacanze, ripercuotendosi in ambito finanziario su bilanci e titoli, e in ambito economico su altri posti di lavoro), dimnuiscono le entrate tributarie (se non lavoro pago meno tasse), aumentano i sussidi là dove ci sono (peggiorando il bilancio statale), ed un bilancio statale già a dura prova come quello di certi Pigs porta a tagli di spesa che incidono sul sociale ma anche con taglio di stipendio e aumento di tasse dirette e indirette che vanno a colpire chi il lavoro ancora ce l’ha ma che vede erodere il suo potere di acquisto, ecc, ecc.. come sapete e come vedete è un cane che si morde la coda, e che colpisce tutti specie in un mondo finanziariamente e commercialmente globalizzato, motivo per cui un problema apparentemente lontano ce lo troviamo vicino al nostro portafoglio. Chi ha orecchie per intendere intenda.. se avete ancora margini sui vostri investimenti valutate bene una strategia o gli effetti arriveranno, questione di tempo (e nemmeno molto).
Saluti Barbamamma! Secondo te siamo alla resa dei conti? Dobbiamo (metaforicamente parlando)cominciare a metterci l’elmetto? In pratica tu cosa farai (o cosa sarebbe giusto fare secondo te)?
non so cosa è giusto fare. Io cosa farei? zero titoli, casa indipendente energeticamente, se lavoro nel pubblico scegliere settori come istruzione (solo nei Paesi che vi investono nei periodi di crisi per ritrovarsi formazione competitiva poi), o nel privato settori a forte sostegno europeo (es.la rotaia, il futuro degli spostamenti nelle città e a medio raggio sono tram e treno), risiedere in un Paese con presenza del sociale, buona qualità di vita, peso internazionale e politiche a medio-lungo (gli Stati con politiche a breve sono come una nave senza rotta, restano indietro e sprecano energie nei ghirigori). Bisogna essere capaci di cambiare qualcosa (Paese, casa, lavoro, investimenti, mentalità ). Chi resta fermo è perduto, il mondo sta cambiando. esagerato? vedremo se il tempo mi darà ragione..
@ barbamamma: dovendo decidere se investire su immobili a rendita, secondo te sarebbe meglio aspettare una eventuale uscita dall’area euro oppure meglio farlo prima? E perché?
Grazie 😉
ti confido una cosa: per certi banchieri e certa borghesia speculativa la crisi è solo fonte di opportunità . Più una società o un Paese è in crisi più si fanno affari. Se vuoi fare affari compra in Irlanda, Spagna, Usa e tra alcuni mesi in Grecia, compra immobili specie uso foresteria, case vacanza e aziende, sono a saldo.
Per l’Italia, non è oggi pensabile all’uscita del Paese dall’euro, semmai avvenisse si parlerebbe di qualche anno, semmai c’è da temere per le manovre lacrime e sangue che ci saranno perchè per ora non abbiamo che avuto l’antipasto, anzi l’aperitivo.
Quindi il discorso è di prestare attenzione alla tassazione che potrebbe avvenire (come già visto in altri Paesi) su immobili da rendita, su redditi, su investimenti e su Iva. Le modalità di come avverrà tutto ciò non le sappiamo, ma è evidente a me, secondo me, che in un tale stallo economico e con i rientri di debito statale da fare, i soldi li devono raccimolare e il discorso è che quando avverrà non si scappa, salvo andare a vivere in altro Paese (i greci, gli irlandese sono un vivido esempio di come non si scappi a ciò, al massimo puoi espatriare qualche soldo ma non è quello che salva dalla mannaia delle manovre di austerity, purtroppo).
mi inserisco in questo contesto per porvi alcune mie curiosita’, se i risparmi venissero conservati alla vecchia maniera ,sotto la mattonella,e nel frattempo l’italia uscisse dall’euro con un ritorno alla lira, gli euro italiani sotto la mattonella nel cambio con la lira arvebbero lo stesso cambio di un euro di paesi forti ?se la risposta e’ positiva non e’ una buona opzione toglire i soldi dalle banche per evitare anche eventuali patrimoniali?
tenere denaro liquido in casa lo sconsiglio, meglio metterlo in beni reali. quanto all’euro, se l’Italia ne uscisse (con dubbio mio) tu avresti degli euro che andrebbero depositati prima o poi. Bisognerà vedere come si comporteranno le banche quando ti presenti a depositare tot denaro (okkio anche alle leggi antiriciclaggio!), le quali oltre a farti le pulci per farti dimostrare da dove arrivano sti soldi potrebbero considerare che il tuo euro, essendo euro prelevato prima, quindi “euro italiano” ha lo stesso cambio della nuova “lira”. Il mettere la tracciabilità contante è credo volto oltre a diminuire l’evasione anche a chiaramente capirne i flussi di spostamento. Saranno poi le eventuali future leggi a determinare quale cambio “fotografare” relativamente alla valuta che depositi (es. territorialità, provenienza, ecc). Però stiamo ragionando su aventi mai accaduti, quindi sui SE. Uno dei motivi di difficoltà di uscita dall’euro è anche data da questi problemini contabili. 🙂
BOND D’ELITE!
Preciso che nel momento in cui scrivo esiste una smentita della notizia
da parte del ministro delle finanze tedesco, ma io la notizia la riporto
eccome perchè a mio avviso è una delle possibili strategie sul tavolo
dei Paesi più forti in Europa.
Secondo un quotidiano tedesco la Germania, contraria agli eurobond per
tutta l’area euro, sarebbe favorevole nell’emettere delle obbligazioni
congiunte con altri Paesi che ancora detengono in Europa la tripla A: si
tratta di Francia, Finlandia, Olanda, Austria e Lussemburgo.
Le obbligazioni si chiamerebbero “obbligazioni d’élite” e sarebbero piazzate a tassi fra il 2% e il 2,25%.
La notizia la riporta anche le Monde e la segnalo anche io perchè lo
trovo un rumor rivoluzionario. Poichè da tempo alcuni economisti
ipotizzano addirittura un euro1 e un euro2, questa notizia, qualora
fosse vera (ma ricordiamo che il ministro tedesco delle finanze l’ha
smentita, gli altri ministri degli altri Stati citati non ancora)
sarebbe un formidabile segnale sulla strada di una Europa a due
velocità, un “centro” più forte ed una “periferia” più debole.
L’Europa va certamente integrata, di certo gli Stati Uniti d’Europa
s’hanno da fare o si muore. Ma una unione più integrata va valutata
bene, per integrare prima gli Stati più omogenei in termini di rating,
crescita e stabilità. Gli altri Stati potrebbero entrare in questa
SuperEuropa solo dopo aver attuato le riforme e dopo essersi messi in
carreggiata con il bilancio e la crescita. A dicembre si potrà forse
vedere l’alba di un progetto in tal senso.
Chi vivrà vedrà.
Il timore per Francia e Germania di perdere la tripla A, potrebbe però far convergere questi due Paesi verso una reciproca tutela finanziaria. Perchè non vogliono gli eurobond? perchè sarebbero a vantaggio dei Paesi più deboli che sarebbero garantiti dai più forti. Loro invece vogliono garantirsi le loro economie. Siamo all’alba di nuovi nazionalismi, velati , certo, velati.
Non è l’uscita dall’euro che mi preoccupa.
Premetto che non ho nulla da temere, non sono un evasore nè un riciclatore. Tuttavia…
Apprendo con cresente frequenza di casi di accertamenti con sanzioni da parte dell’agenzia delle entrate in danno di soggetti qualificati “presuntivamente” evasori: l’ultimo il caso che ho seguito da vicino di un mio amico, avvocato di rara competenza e correttezza, che avendo effettuato prelievi ravvicinati di contante per fare fronte ad esigenze familiari, si trova accusato di utilizzare contante per acquisti e rivendite in “nero”, come se fosse un commerciante!!! Risultato: si è dovuto scontrare con burocrati ottusi che non si sono voluti arrendere all’evidenza dei fatti. Il mio amico, la cui professionalità è stata sopraffatta dal disgusto e dalla rassegnazione, ha abbandonato ogni proposito di contenzioso ed ha pagato la “liberatoria” sanzione.
Quello che in un normale sistema di accertamento fiscale può e deve essere considerato un semplice indizio di una situazione da approfondire, nel sistema italiano attuale è diventata una prova incontestabile di una grave violazione. Per non approfondire le “porcate” di Equitalia, le cartelle pazze, l’impossibilità ad ottenere rimborsi da Stato ed enti locali etc.
Il sistema fiscale italiano si è trasformato in un tritacarne che dobbiamo tutti augurarci che non ci piombi addosso, un pò come un cataclisma naturale che non guarda in faccia nessuno ed a cui non si può porre rimedio. La mia conclusione: temo si sia scatenata una caccia alle streghe senza regole con burocrati incompetenti e rimedi giudiziari inefficienti e/o inefficaci. Credo non sia sbagliato definire questo un sistema di stato di polizia fiscale.
Se, come credo, gli ulteriori strumenti messi a disposizione degli ispettori del fisco si trasformeranno in ulteriori strumenti per fabbricare a priori prove inconfutabili di evasione fiscale e violazioni di ogni genere, ebbene non rimane che ricorrere ad ogni forma di autodifesa possibile per arrivare a quella soluzione che l’uomo della strada, mai così distante dalla banalità e dal luogo comune, indica quale condizione ottimale del cittadino italiano: essere nullatenenti, quantomeno nel “Belpaese”. Detenere all’estero beni e risparmi (dichiarati al fisco italiano) in valute forti potrebbe essere una soluzione.
Il franco svizzero potrebbe rischioso (per possibili accordi penalizzanti anche i conti italiani dichiarati), il dollaro USA è a rischio default, ecc.
Quali sarebbero le valute appetibili e sicure?
anche la sterlina forse non è più così appetibile visti gli ultimi strappi. NOK direi ( vedi anche http://www.piccolorisparmio.eu/index.php/investire-online-in-bond-norvegesi.html ).
Il 20 marzo scadono 14.4 miliardi di Euro di titoli greci. O l’Ue finanzia o kaputt. Ed è scontato un kaputt, quindi una ufficializzazione della ristrutturazione del debito greco.
Un anno fà scrivevo nel post nr 31 “..a breve.. mi pare più realistica una ristrutturazione del debito greco ed irlandese entro due anni…”.
..prima dei due anni eccoci al nodo finale.
Ora vediamo le sorti portoghesi e irlandesi.
oggi si sa ufficialmente quello che dicevamo due settimane fà: la Troika non finanzia la Grecia, la Grecia non vuole l’ultima accetta (poi vediamo di che si tratta) e quindi kaputt greco al 20 marzo. Ora sta da vedere in che modo (immagino allungamento del debito?).
Ora la palla passa al Portogallo gatta insidiosissima. E poi le solite speculazione dei titoli italiani (banche, avete voluto comprarli con i nostri soldi erogati da Bce? ora vediamo in estate i vostri bellissimi stress test..).
Per intenderci, la Troika per la Grecia voleva alcune misurine tipo cancellazione di tredicesime e quattordicesime (ANCHE NEL SETTORE PRIVATO), oltre che altri tagli di enti e personale (migliaia di impieghi statali e parastatali, che incidono però anche sui servizi quali la sanità).
La Grecia ha detto NO.
Mi chiedo: ma perchè non dirlo due anni fà? La ristrutturazione sarebbe stata meno tragica di oggi.
Nel mio articolo ho indicato un pensiero di Tylen Cowel, parlando del concetto di territorialità dell’euro. Ieri l’ho visto ad una intervista di Ballarò. Diceva una cosa inquietante ed una rivoluzionaria.
Ha sostanzialmente detto che la Grecia uscirà dall’Euro, che probabilmente accadrà a Portogallo e Spagna e sull’Italia ha parlato di “forse”.
Ha inoltre parlato di un periodo lungo di difficoltà, decennale (come disse la Merkel del resto).
Dimenticavo, la cosa inquietante è la seconda.
Lagarde, boss del FMI ha dichiarato oggi : “possibile uscita ordinata dall’euro”
Dall’euro si può uscire, non è più un tabù, ne abbiamo parlato in articolo a S.AMbrogio del 2010, alcuni lettori erano dubbiosi, la frase di Lagarde toglie ogni tabù e la Grecia è la prima candidata.
Chissà cosa intende per “ordinata”, immagino voglia tranquillizzare i mercati che presto a scatti faranno di quegli scivoloni da paura (panico da mercato o panico da incertezza economica europea?).
Il piatto è ghiotto, lo sanno bene i big boss europei e banchieri di varia lingua. Se ne esce uno, lo seguiranno altri o di spontanea volontà o..invitati in vari modi a farlo.
L’euro ci sarà ancora, ma che euro è se non è più la moneta europea?
Lo chiameranno magari in altro modo, una moneta unica è utile per i commerci e le transazioni fra Paesi del Nord europa con stessa tenuta.
A proposito, se avete monete euro con effige nazionale greca tenetele, saranno presto una rarità che passerete ai vostri figli raccontandogli quel pezzo di storia attuale che sta cambiando pelle al continente di Hugo
questo periodo è storico, lo ricorderemo ai nostri figli.
L’Europa è a un bivio: o lascia andare la Grecia aprendo di fatto ad una spaccatura Nord -sud Europa, magari con la creazione di due monete, ma senz’altro con la fotografia di due economie diverse , forse troppo per stare insieme; oppure fà la svolta ed ecco che signori arriviamo ai fatidici Stati Uniti d’Europa.
Siamo come l’america di fine settecento, o si sfacia tutto o si riunisce tutto.
Merkollande dicono che non si deve sfasciare, ergo …
ps: attenzione alle banche , non c’è liquidità, le italiane hanno subito un downgrade che è una mazzata per il rifinanziamento sul mercato, attenzione ai conti, monitorate, monitorate, monitorate.. prima o poi un grande boom ritornerà, è matematico.
Ciao Monicà, è da un pò che manco da PR. Ivi sopraggiunto (!) apprendo il quasi panico un pò di tutti nell’avere a che fare con il sistema-Italia nel periodo delle scadenze fiscali. Stavo giusto pensando di invocarti per chiederti come va lì da te, sono curioso! Scommetto che è un vanto tutto italiano! Poi vorrei capire meglio i tuoi riferimenti a monitoraggi e boom (si, so in linea di massima a cosa ti riferisci, è il motivo che ha spinto molti di noi a bussare in CH, volevo capire se c’è qualche riferimento più specifico o più preciso).
ciao, qui tutto bene grazie! Ponevo attenzione perchè la crisi di liquidità delle banche unita a eventuale default greco inasprirebbe la situazione.
Oggi due notizie clamorose: la prima è che la Bce non farà prestiti alla grecia, la seconda che le banche greche in forte crisi di liquidità dovuta anche a fuga capitali ha limitato i prelevamenti giornalieri a 50euro!!!
quella dei 50 euro è una fonte di “affari italiani”..
bel quadretto! aggiungiamoci il panico dei correntisti spagnoli, le borse giù e lo spread su…siamo vicini alla resa dei conti anche in IT?
realisticamente credo che i tanti nodi italiani lasciati stare per tempo vengano al pettine, la mancata crescita (che non si recupera in un giorno o in un trimentre ma in anni di politiche in tal senso) e il debito enorme, sono un cocktail esplosivo unito alla crisi di liquidità e di sofferenza (la sofferenza bancaria è il difficile rientro di capitali prestati che porta anche al credit crunch) delle banche italiane sono , ripeto un cocktail esplosivo,per ora fermo. La miccia può essere l’uscita greca dall’euro. La speculazione si abbaterebbe sulle banche italiane, sui btp, sulla borsa, e il panico portebbe a fuga di capitali e perdita di denaro (quello investito in banche e titoli di Stato italiano dai cittadini). Da tempo indico la resa dei conti italiana al 2013, i motivi già spiegati in altri post. Non sono pessimista, lo ripeto ad ogni post, sono realista, i dati son quelli, la situazione è questa, per anni negata, poi sottovalutata. Non voglio immaginare una fine come quella greca, ma per l’Italia anni difficili, almeno un decennio, e manovre pesanti sono la naturale strada per risistemare non solo i conti ma l’intero sistema Paese da ricostruire, a partire dalla trasparenza, lotta alla corruzione, semplificazione amministrativa, riorganizzazione del settore pubblico, impalcatura nuova del settore economico di pmi, lotta alla evasione e incentivi per attirare capitali dall’estero. Bisogna creare lavoro, per crearlo sano (e non scambi di voti) bisogna permettere vera concorrenza (non nascondiamoci, avete mai lavorato in ambito appalti?) e rendere il sistema (trasporti, giustizia, semplificazione burocratica) efficiente e snello sennò nè le pmi nè i le aziende estere investiranno nel nostro bel Paese.
Le lobby sono dure a resistere, ognuno difenderà il suo orticello, gli italiani si sono “arrichhiti” con l’individualismo e pagheranno come collettività, motivo per cui il rischio di frizioni sociali è una possibilità spero non realizzata.
un quotidiano tedesco riporta indiscezioni confermate dal commissario de Gucht, circa un piano di emergenza per la Grecia (uscita dall’euro).
Il nobel Krugman, economista, lancia un allarme: se così fosse ci sarebbe un attacco speculativo a banche spagnole e italiane.
La storia va avanti, la patata è bollente, stavolta davvero. SI tenta ancora il tutto per tutto ma la Grecia non ce la fà più e la Bce ha chiuso i rubinetti, le loro banche sono al collasso di liquidità vista la fuga di capitali. Interessante sarà capire per i cittadini greci che aprono in euro in altri Paesi di eurolandia cosa accadrà ai loro averi (in euro ripeto) in caso di ritorno alla dracma, ovvero se funzionerà il principio di territorialità di Cowen.
penso che chi ha (ancora??) i capitali in Grecia e li sta esportando all’estero ha modo di cautelarsi da questa eventualità; già due anni fa si parlava di società costituite nel giro di 48 ore a Cipro http://www.piccolorisparmio.eu/index.php/crisi-della-grecia-e-fuga-di-capitali.html
si, a cipro ci sono andate sopratutto i conti societari, il resto dei privati in parte in svizzera e i top nel liecthenstain (ma in altra valuta)
Cara Barbamamma (scrivo qua per esigenze di layout), di colpo quanto scrivi mi appare dettato da un ottimismo persino eccessivo (2013), diversamente dall’impressione che ho sempre avuto in passato leggendoti. Probabilmente sono io che ultimamente ho adottato una chiave di lettura troppo allarmata ma certi recenti segnali mi inquietano più del solito: politica italiana caparbiamente incapace di riformarsi o semplicemente arretrare, l’infittirsi di episodi destabilizzanti (di stampo terroristico o presunto tale), rischio massicce ondate di immigrazione, la probabile uscita della Grecia con l’ipotesi di Krugman e, la cosa che più mi preoccupa, un veloce contagio di panico Grecia-Spagna > Italia che potrebbe arrivare anche prima dei citati eventi. Forse la situazione è ancora più complicata di quanto pensiamo. Credo proprio di anticipare la delocalizzazione completa in PF… poi spero di riuscire a immaginare la mia.
capisco l’allarmismo, ma io differenzio un periodo speculativo che può avvenire in tempi brevi all’Italia specie se ci fosse un Paese PIIGS che uscisse dall’euro, dalla resa dei conti che per me partirà dal 2013 quando si scoprirà che le manovre precedenti, quelle di poco prima del governo Monti (un paio di manovre), non avranno sortito il gettito sperato.
Come dire ad una banca che io tanto guadagnerò 5000 euro mensili, farmi dare prestiti o calmierare la richiesta bancaria di rientro e poi fra un anno si scopre che ne guadagno ancora 1300..
Invece io non mi sentirei di spostare ancora denaro dall’Italia a fuori. Premetto che vivo all’estero e il grosso è dove vivo, ma quanto ho in Italia in liquidità non lo sposto, per quello c’è sempre tempo e di strada ce n’è ancora da fare, basti vedere la commedia greca partita tre anni fà come crisi forte, arrivata alla frutta due anni fà e tirata a campare finora. Ma la mia è ovviamente una opinione assolutamente personale, ognuno fà come si sente più tranquillo.
Segnalo sul tema questa intervista a Claudio Borghi (1h:10min) http://www.youtube.com/watch?v=fhzwE1oNA30
Buon ascolto…