Investimenti all’estero (mini guida)
Scritto da Massimiliano Brasile
21 Ottobre 2008 | Opinioni
Dopo aver recensito diverse offerte sottoscrivibili in Europa è necessario fare un po’ di chiarezza sui passi da compiere dal punto di vista fiscale per regolarizzare i propri investimenti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Grazie ai molti spunti di discussione che si stanno aprendo nei commenti dei vari post del blog, cercherò di organizzare in questo post una mini-guida che non ha alcuna pretesa di sostituire un vero esperto in materia fiscale, ma che può orientare il piccolo investitore nella direzione giusta anche grazie al supporto di tutti i lettori che hanno già sottoscritto alcune delle offerte recensite.
1. Cos’è l’euritenuta e quando viene applicata
Ho spesso parlato dell’euritenuta [1], indicandola impropriamente come la tassazione di riferimento per investimenti in UE al di fuori Italia.
Impropriamente perché se il trasferimento dei propri fondi avviene tramite bonifico e quindi con un intermediario (il proprio istituto bancario ove si è titolari del conto corrente in Italia) viene segnalato tale trasferimento verso l’estero e su mancata dichiarazione di eventuali interessi percepiti (seppur tassati alla fonte all’estero) possono essere applicate delle sanzioni amministrative. La dichiarazione si rende necessaria perché venga applicata la corretta aliquota di riferimento (vedi paragrafo 2) in Italia.
Il discorso è analogo nel caso il trasferimento avenga in contanti senza che tale trasferimento venga poi denunciato (ciò che viene comunemente chiamato “in nero”): si è tenuti a dichiarare gli interessi percepiti, ma ovviamente chi persegue questa pratica solitamento lo fa per un fine illegale, ossia quello dell’evasione fiscale e si espone a tutta una serie di rischi. Va ricordato infatti che è sufficiente dichiarare gli interessi percepiti anche in conti esteri per regolarizzare la propria posizione di fronte al fisco, anche nel caso si fosse aperto il conto in contanti (ad esempio durante un viaggio o una vacanza).
Per limitare i benefici dell’evasione fiscale l’Unione Europea ha emanato una direttiva (nota come European Union Savings Directive) che ha originato l’euritenuta: per quegli stati dell’Unione che non hanno acconsentito a comunicare in automatico agli altri stati membri ove hanno la residenza i cittadini stranieri investitori (Belgio, Austria, Lussemburgo), c’è l’obbligo di applicare in automatico l’euritenuta fintanto che l’investitore non autorizzi l’istituto pagatore a comunicare gli interessi erogati all’ente di controllo fiscale di riferimento (per noi italiani l’Agenzia delle Entrate). Altri stati non appartenenti all’Unione Europea, come la Svizzera, hanno acconsentito ad applicare la medesima aliquota pur non acconsentendo a comunicare i dati degli investitori (tuttavia, preventivamente in Svizzera viene applicata l’aliquota federale pari al 35% a meno che non si richieda espressamente il rimborso in quanto non residenti in territorio elvetico [4]).
Aggiungerei comunque che l’euritenuta può essere scelta dagli investitori anche per i trasferimenti regolari: la comunicazione dei dati all’agenzia fiscale del paese di appartenenza permette di evitare che vi sia una doppia tassazione (euritenuta + aliquota piena applicata in Italia) deducendo successivamente l’ammontare già pagato nella dichiarazione dei redditi (rif. Direttiva 2003/48/Ce, Art. 10) e nel caso di un’aliquota inferiore si potrà dedurre la quota in eccesso (es. Svizzera che applica la ritenuta federale pari al 35%).
L’euritenuta al momento è pari al 20%. Dal primo luglio del 2011 salirà al 35%.
2. Lo schema per il calcolo dell’Irpef
3. Passi da seguire a seconda dello stato ove si investe
La normativa di riferimento è la Direttiva 2003/48/Ce [2] [3].
3.1 Paesi UE che comunicano automaticamente i dati
Per gli stati che comunicano automaticamente gli interessi accreditati a cittadini italiani che stanno investendo nel loro mercato, l’investitore è tenuto a dichiarare comunque tali interessi cui si vedrà applicata solo l’aliquota italiana.
3.2 Paesi UE che non comunicano automaticamente i dati (Belgio, Austria, Lussemburgo) – (rif. Direttiva 2003/48/Ce, Art. 13)
Per questi stati vige il segreto bancario con applicazione dell’euritenuta alla fonte.
Per richiedere la comunicazione verso l’Agenzia delle Entrate va compilato il modulo relativo alla tassazione europea da inviare all’istituto di credito.
A questo indirizzo si può trovare il modello di documento da presentare in italiano e in inglese.
Bibliografia
[1] European Union Savings Directive (Witholding Tax)
[2] Decreto Legislativo 18 aprile 2005, n. 84
[3] La fiscalità del risparmio transfrontaliero (Johannes Guigard)
[4] Domanda di rimborso dell’imposta preventiva svizzera (per non residenti in Svizzera)
21 Ottobre 2008 | Opinioni
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Ciao caro Massimiliano ben tornato ,si la guida mi sembra chiara ed esaustiva ,unico punto, quando per la prima volta parli della Svizzera “applica la medesima aliquota”,si puo’ in realta’ confondere con cio’ che dici in precedenza parlando di altri paesi europei ,la Svizzera applica la ritenuta federale al 35%,anche se rifiuta in ogni caso di comunicare i dati dei propri investitori a qualsiasi autorita’ straniera.Complimenti Continua cosi’-
grazie Luigi!
in effetti quel passaggio è poco chiaro e devo aggiornarlo.
Sempre riguardo la Svizzera ci sarebbe da specificare meglio che gli investimenti in bond stranieri (quindi non svizzeri) non sono assogettati all’imposta preventiva svizzera ma all’euroritenuta.
ciao luxor, piacere di riavere anche te!
quest’informazione è davvero interessante, ma voglio capire meglio: investendo da un conto svizzero in bond di un altro stato estero, in quanto residente europeo, verrei tassato al 20% senza ulteriori obblighi nei confronti del fisco?
andrebbe chiarito l’iter dell’investimento ad esempio in bond tedeschi (stato che comunica automaticamente i dati) e bond austriaci (stato in cui vige il segreto bancario)
ciao massimiliano, hai afferrato il senso del mio discorso, ma per renderlo ancora più chiaro a te e ai lettori riporto l’esempio della mia esperienza diretta con l’elvetica Banca Migros, la quale mi offre online la possibilità di compravendita di titoli obbligazionari quotati sul mercato svizzero SIX (l’equivalente del nostro MOT). Su tale mercato sono negoziabili una infinità di titoli nazionali e internazionali sia governativi che corporate. Per cui se sul mio conto a banca Migros compro un titolo ‘nazionale svizzero’ sono assogettabile all’imposta preventiva del 35%, se invece acquisto un bond ‘internazionale'(ad esempio Repubblica di Germania, Rabobank, Cassa Nazionale Autostrade Francesi, Municipio di Tiokio, ecc.) in questo caso sono assogettato all’euroritenuta oppure a nessuna ritenuta se si è firmata loro (cosa che ho fatto) l’autorizzazione allo scambio di informazioni fiscali. Penso che questo esempio sia sufficiente a chiarire bene il concetto, ma se avete altri dubbi chiedete pure.
Bentornato Luxor ,ciao Massimiliano, ,se compri Bond Svizzeri e tutto rimane in loco non credo ci voglia dichiarare l’operazione interna al conto Svizzero ,ripeto interna;allo Stato Italiano si deve solamente fare conoscere e di questo si fara’ ampia comunicazione nel modello Unico rm-rw,solo i movimenti da e per l’estero,ma non interni e che rimangono interni ,la ritenuta elvetica del 35% copre tutti i movimenti in totale su quel conto.Per cio’ che riguarda i bond di stato Svizzeri credo non siano tassati -Sarebbe meglio approfondire-Ciao Mauro ciao Massimiliano
Avrei bisogno di una conferma: la richiesta di rimborso dell’imposta preventiva federale (vedi nota [4]) implica la comunicazione in automatico degli interessi percepiti all’estero da parte della banca svizzera all’Agenzia delle Entrate?
Presumo che sia così dal momento che il modello 95 fa riferimento agli accordi bilaterali e restituendo l’imposta dovrebbero chiedere allo Stato italiano l’aliquota spettante da tali accordi.
Ciao MB, è sottointeso che la richiesta di rimborso del’imposta preventiva svizzera implica lo scambio di informazioni fiscali tra i due stati, indipendentemente che tale richiesta venga avanzata in forma indiretta (tramite la denuncia dei redditi)o in forma diretta (tramite il modulo fornito dall’amministrazione elvetica). Tale seconda procedura è notoriamente lunga e burocratizzata, a tal punto da farvi desistere chi deve richiedere rimborso di pochi soldi, ma data l’importanza per noi della procedura dal punto di vista conoscitivo, ti ringrazio se ti prendi l’impegno di attivarla così da portare poi a conoscenza dei lettori i tempi e le difficoltà eventuali di tale procedura.
Sono andato all’Agenzia delle Entrate per il certificato contro le doppie imposizioni da inoltrare poi all’austriaca Bundesschatz. Come sapete la prassi in questione era per noi di Piccolo Risparmio una novità assoluta, per cui non vi nascondo l’imbarazzo. Mi sono presentato alla reception con il modulo di richiesta scaricato da internet debitamente compilato con allegati la fotocopia della C.I. e una copia non compilata del certificato bilingue inviatomi da Bundesschatz. La signora della reception mi dice dice di prendere il numero cliccando sulla macchinetta alla voce CONSEGNA DOCUMENTI e portarmi quindi in sala d’attesa. Giunto il mio turno consegno il modulo compilato all’impiegato il quale, visibilmente impreparato, dopo averlo letto se ne è andato chiedendomi di attendere. Dopo cinque minuti torna con un funzionario in giacca e cravatta il quale mi spiega che la domanda che ho preparato va bene, ma va presentata in bollo da € 3,10 e il certificato che mi devono firmare (quello che mi ha spedito Bundesschatz) lo devo compilare io stesso, in più copie: una resta a loro, una da spedire a Bundesschatz ed eventualmente una terza copia facoltativa per me. Mi ha quindi invitato a ripresentarmi con tale documentazione corretta. Ci ritornerò nei prossimi giorni. Se le cose stanno così posso assicurarvi che la prassi non è eccessivamente burocratizzata. Vi terrò comunque informati su come andrà a finire la storia.
@Mauro
ciao Mauro, grazie per l’interessantissimo feedback.
puoi quindi confermare che il modulo che indichi come scaricato è quello indicato al punto 3.2 dell’articolo?
per quanto riguarda il modulo bilingue di Bundesschatz, è disponibile un link dove si può scaricare?
Ovviamente il modulo cui facevo riferimento è appunto quello indicato al punto 3.2, cioè quello necessario ad autorizzare lo scambio di informazioni fiscali in cambio della non applicazione dell’euroritenuta. Il facsimile della domanda è appunto quello preso dal sito del comune di Jesi e che questo sito ha preso sempre a corretto riferimento, mentre il certificato da restituire compilato e firmato viene fornito direttamente dalla banca straniera, nel mio caso Bundesschatz. Tale certificato non è reperibile online, ma lo invia la stessa Bundesschatz a coloro che all’atto dell’apertura conto hanno indicato di non volere l’applicazione dell’euroritenuta e di voler optare per lo scambio di informazioni fiscali con l’Italia.
Sono tornato all’Agenzia delle Entrate con tutta la documentazione esatta per ottenere la vidimazione del certificato da inviare a Bundesschatz per la non applicazione del’euroritenuta in cambio dello scambio di informazioni fiscali. E’ andato tutto bene, mi hanno restituito con timbro e firma una delle due copie da me precompilate. Domani stesso lo spedirò a Bundesschatz con lettera raccomandata. Unico dubbio: il timbro tondo che hanno apposto sul certificato è venuto stampato male, quasi illeggibile, non è che poi Bundesschatz mi risponderà che il certificato non va bene per illeggibilità dell’ente che lo ha emesso??? Staremo a vedere. Se sarà il caso vi terrò informati.
ciao Mauro, grazie dell’aggiornamento.
penso che anche se stampato male, si possa riconoscere un simbolo ufficiale e non penso ti faranno storie (tra l’altro gli stai chiedendo di comunicare tutto all’Agenzia delle Entrate, in massima trasparenza).
una domanda: in Italia gli interessi maturati verranno tassati al 12,5%?
Magari me li tassassero solo al 12,50! In Italia gli interessi maturati dovrò riportarli nella denuncia dei redditi e pagarci le imposte in base al mio scaglione di reddito (presumibilmente 27%).
ma allora è meglio pagare la euroritenuta (20%) oppure i bot o btp italiani dove paghi solo il 12,5% e alla fine come netto ti troverai con condizioni simili ( 0,01 più o meno)
ciao cyborg, la tua domanda necessita di una premessa: chi diversifica parte dei propri risparmi all’estero lo fa solo ed esclusivamente per ripararsi da un eventuale futuro default dello stato italiano. Se un risparmiatore non ritiene possibile tale eventualità allora nulla è più comodo e fiscalmente agevoltato per lui degli investimenti in Italia: solo il 12,50% di ritenuta alla fonte, applicabile non solo ai titoli italiani da te citati (bot, btp) ma anche a quelli esteri quotati sul mercato telematico italiano.
@Mauro
fino al mese scorso c’era comunque convenienza nei titoli austriaci che davano un 4,00% lordo.
dall’ultimo ribasso al 3,25% resta in piedi il soprattutto tuo discorso.
@cyborg36061
in generale conviene sempre diversificare e per tipologie d’offerte come quella dei bund austriaci, che non presentano spese e permettono di recedere tranquillamente, sono più i pro che i contro. chiaramente si guarda anche all’interesse netto corrisposto e al momento sono certamente meno appetibili.
Salve, questa mini guida è molto interessante. Pensavo di investire in Advanzia Conto, ma mi frena l’idea di complicarmi la vita a mandare email o dover telefonare in una lingua che capisco poco(inglese). In teoria, scegliendo di pagare solo le tasse italiane, cosa dovrei fare? Mandare un’ e-mail in inglese ad Advanzia con allegato il modello di documento compilato coi miei dati che trovo al paragrafo 3.2 ? Solo questo? E poi inserire i dati nella dichiarazione dei redditi naturalmente… E’ così?
@Anna C
Sin dall’apertura del conto di deposito viene richiesto di scegliere quale regime dichiarativo si preferisce: applicazione dell’euritenuta (con segreto bancario) o nessuna ritenuta con comunicazione dei dati all’ente fiscale del proprio stato di residenza.
se si sceglie la seconda, sarà cura di Advanzia di produrre la documentazione necessaria all’Agenzia delle Entrate, mentre in dichiarazione andranno comunicati gli accrediti da tassare.
l’unica comunicazione da fare a questo punto è quella di apertura conto, per inviare una scansione del documento di identità .
in seguito supponendo che l’e/c arrivi poi puntualmente (qualche utente ha dei problemi) si riceverà ogni mese un’unica e-mail in inglese con il saldo e gli interessi maturati. eventuali movimentazioni, in ingresso o in uscita, generano invece comunicazioni in tedesco di conferma.
Ciao, innanzitutto faccio i miei complimenti per il sito, che ho appena scoperto e ho capito che non potrò più farne a meno.
Il tuo sito propone vari stimoli, ma leggendo i commenti (qui e sotto altri articoli) mi sono reso conto di un problema.
Sono titolare di un conto corrente italiano (su cui ho versato i miei sudati risparmi, che vorrei difendere e magari salvarli da un eventuale default). Vorrei aprire un conto presso Postfinance (o anche investire in bot austriaci, tedeschi). Il problema è che sono uno studente universitario che non percepisce alcun reddito se non quelli provenienti dai buoni postali e dal conto corrente (che sono, correggetemi se sbaglio, già tassati alla fonte). Dunque non presento dichiarazione (vale quella dei genitori?).
Se non mi sconsigliate del tutto di fare alcunché, come dovrei comportarmi con gli interessi sul conto svizzero (mi va bene anche l’euritenuta, se questo non crea problemi al fisco) e quelli sui titoli di stato stranieri?
Vi ringrazio per le vostre risposte.
ciao senzareddito.
non sono un commercialista, quindi prendi con le molle quanto scrivo.
dal momento che è necessario che ti rechi fisicamente in Svizzera per aprire un c/c (ad es. in PostFinance), sul quale verrà applicata automaticamente la ritenuta federale sugli interessi corrisposti, se parliamo di piccole cifre potresti anche tacere i relativi interessi che sarebbero irrisori (s’intende che i versamenti andrebbero sempre fatti in contanti).
c’è infatti una franchigia di reddito al di sotto della quale si è esentati dal presentare dichiarazione dei redditi; inoltre sei già tassato alla fonte.
per titoli di stato stranieri sui quali vedresti applicata l’euritenuta al 20% attualmente, devi comunque operare tramite bonifico e quindi con un intermediario che denuncerebbe la transazione, ma non penso che avresti problemi in tal senso (vieni tassato maggiormente alla fonte, sei sotto la soglia della dichiarazione dei redditi e il tutto avviene sotto gli occhi di un mediatore)
nel caso invece volessi dichiarare tutto in Italia, se non arrivi comunque alla soglia che rende obbligatoria la dichiarazione dei redditi, potresti optare per far risultare tali investimenti nella dichiarazione di un familiare che deve presentarla, cui chiaramente aumenterebbe il reddito impobibile e di conseguenza l’aliquota se è al limite tra uno scaglione e l’altro. il vantaggio, ad esempio per i bund austriaci, sarebbe l’applicazione dell’aliquota del 12,5% contro il 20% dell’euritenuta.
ripeto, non sono un esperto in materia fiscale e quanto scrivo è potenzialmente inesatto, quindi consulta un commercialista nel caso pensi di procedere su questa strada.
Ho fatto qualche domanda in giro (confermata poi sul sito dell’AdE (nomen omen? 🙂 )
1) Si devono dichiarare i trasferimenti da e per l’estero e gli investimenti esteri se superiori a 12500 euro (il famoso modulo RW);
2) L’euritenuta sostituisce praticamente sempre il prelievo fiscale italiano (titoli austriaci tassati al 20% invece che al 12,5, interessi su c/c tassati al 35% invece che al 27).
Insomma se si rimane su piccoli importi non c’è niente da dichiarare (a meno di non voler dedurre).
Però non ho capito: mi sconsigli di versare i soldi dal mio c/c italiano su quello estero, optando per i contanti?
ciao senzareddito.
il discorso che facevo due post più su era relativo a cifre inferiori, esenti da dichiarazione dei redditi (la franchigia mi sembra sia intorno ai 3000€). per cifre superiori valgono i consigli della guida.
considera poi che il limite è sceso da 12500€ a 10000€ con l’ultima finanziaria e cifre di questo importo vanno chiaramente denunciate, anche nel caso in cui ti recassi fisicamente all’estero.
sia chiaro che il fatto che vieni tassato alla fonte va comunque dichiarato!
Buona sera a Lei,
io ho investito dei soldi in Peru’ in un mercato “ibrido” nel senso che, i miei soldi vengono dati in mano ad un broker che li gestisce lui senza rendermi partecipe su quali mercati vengono investiti. Nel momento stesso che io farò rientrare gli interessi attivi nel mio conto corrente come mi devo comportare con il fisco? Essendo il mio un mercato non specifico di acquisto di azioni od obbligazioni, vanno tassati? e se si a quale ALIQUOTA?
Aspetto sue nuove, Grazie
Buonasera signora anna, mi pare di capire che il suo investimento in perù è inquadrabile in quello che da noi si chiama ‘risparmio gestito’, che qui in Europa non rientra tra gli investimenti soggetti a doppia tassazione (è viene tassato solo alla fonte), ma non le so però dire se la convenzione con il Perù sia uguale a quella tra gli stati europei. Supponendo che non sia assogettato a tassazione, l’unico adempimento fiscale che le competerebbe sarebbe quello di indicare nel quadro RW del modello Unico il movimento di trasferimento in Italia (che mi dice voler fare) degli interessi percepiti nel quadro RW, ma solo qualora il montante degli stessi fosse superire ai 10000 euro annui. Per cifre inferiori non deve fare nulla. In ogni caso le consiglio di informarsi pure presso il fiscalista che le cura la denuncia dei redditi. La saluto cordialente.
Gentile signora Anna, quella fiscale è una materia assai delicata e controversa, per cui ogni decisione a riguardo va demandata al fiscalista che le grestisce la denuncia dei redditi. Le esprimo comunque il mio parere: da quello che intendo i suoi soldi in Perù sono investiti in quello che da noi si chiama ‘risparmio gestito’ cioè gestione patrimoniale o similari. I proventi di tali investimenti non vanno inseriti in denuncia dei redditi in quanto tassati alla fonte e non assegettati alla doppia imposizione fiscale, a meno che la convenzione specifica tra Italia e Perù preveda condizioni diverse (ma non credo in quanto rappresenterebbero un’anomala eccezione in campo internazionale). Se poi i proventi annuali di tali investimento vuole farli rientrare in Italia tenga presente la soglia annuale dei 10000 euro: se il trasferimento annuale è di importo superiore deve indicarlo nel quadro RW del modello Unico, viceversa non deve fare nulla. Spero di essere stato sufficientemente esaustivo. Voglia gradire i miei migliori saluti.
Grazie Mauro.
Riporto di seguito il parere di un commercialista che ho consultato, che conferma quanto hai già anticipato.
La domanda, così com’è posta, è un po vaga comunque come principio generale si distingue tra redditi gia’ tassati dall’eventuale intermediario che ha effettuato l’investimento (in quel caso non vanno indicati in dichiarazione) e l’obbligo tributario termina con la ritenuta effettuata.
Nel caso non vengano tassati sono sottoposti a ritenuta del 12,50% ed andranno indicati nel quadro RM della dichiarazione dei redditi.
Bisognerebbe comunque avere la certezza del tipo di investimento per rispondere esaurientemente.
Vi scrivo per chiedervi se un italiano che apre un conto in svizzera e compra etf azionari è tassato con euroritenuta (ora del 20% poi del 35%) sul capital gain?
Tento di spiegarmi meglio:
Compro un etf Euro stoxx 50 a 100€, lo rivendo a 110€ ho avuto un gain di 10€ su cui dovrò pagare delle tasse o no?
Grazie
P.S.=> Il caso che mi interessa è quello di una persona che rifiuta la comunicazione dei dati con lo stato italiano e quindi decide di mantenere il segreto bancario
ciao Michele, dovrebbe essere proprio così.
la Svizzera (per ora) continua a mantenere il segreto bancario, ma come cittadino UE, dati gli accordi con la repubblica elvetica, vieni probabilmente tassato con euritenuta.
nel caso invece richiedessi la comunicazione all’Agenzia delle Entrate, avresti una deduzione in dichiarazione dei redditi (in Svizzera applicano comunque la ritenuta federale al 35%).
BullionVault
avete esperienza con questo sito di compravendita oro?
La sede è nel Regno Unito.
Mi interessa sapere come comportarmi ai fini fiscali nella dichiarazione dei redditi ed altri adempimenti fiscali. Nello specifico:
1. devo dichiarare al fisco i trasferimenti di denaro con SWIFT verso il conto BullionVault? (Vorrei trasferirvi più di 15000 euro)
2. Devo indicare nel 730 solo eventuali plusvalenze realizzate?
Grazie
ciao Massimiliano (mio omonimo!)
ho accennato a BullionVault in questo articolo, ma non ne ho un’esperienza diretta.
1) la comunicazione riguardo alla movimentazione viene fatta automaticamente dalla tua banca qualora (come presumo) la eseguissi via bonifico internazionale. questa è una misura in vigore contro il riciclaggio del denaro e credo sia utilizzata addirittura per importi sopra i 2000€.
2) BullionVault in teoria dovrebbe comunicare i dati fiscali all’Agenzia per le Entrate, non tassandoti alla fonte, ma è possibile che al pari degli istituto delle Isole del Canale, scarichino tale responsabilità su di te e che sia tu a dover richiedere tale comunicazione, oltre a dover dichiarare gli interessi percepiti all’estero. ho qualche dubbio che si possa fare però con il 730 e che occorra Unico.
Ciao a tutti.
Ho lavorato per quasi 10 anni in Inghilterra e l’anno scorso sono tornato a vivere in Italia.
Considerando due situazione
1 che i costi per un conto corrente in Italia sono esorbitanti (zero in UK)
2 La sterlina e’ cascata vicino alla parità con l’euro appena prima che rientrassi in Italia
ho deciso di tenere i miei sudati risparmi in un conto corrente (in sterline) che ho aperto quando vivevo li dove pago il 20% di tasse sugli interessi.
Da l’anno scorso sto cercando di mettere in piedi un piccola attività economica dove scrivo software qui in Italia. Ovviamente per poter vender software prima lo devi creare e per crearlo ci vuole parecchio tempo! Nel mio caso 2 anni.
Tutto ciò’ si traduce nel fatto che la mia attività per due anni avrà reddito zero.
Devo denunciare gli interessi percepiti sul mio conto in Inghilterra dove ho già una ritenuta alla fonte del 20%. Tutto questo quando faro la dichiarazione dei redditi (UNICO) per il 2008, prima del 30 settembre 2009
I)Domanda:
Quanto mi farà ‘ pagare il fisco italiano su questi interessi?
Risposta:
1) Nulla
2) La differenza fra il 27% che si paga qui
e il 20% che ho pagato li.
3) Il 27% anche se ho già pagato il 20%
4) Altro
II) Domanda
Avete qualche consiglio da darmi per la dichiarazione dei redditi considerando la mia situazione?
Grazie per le eventuali risposte
Ciao Omar,la tua non è una domanda ‘generica’ da forum, ma per commercialista esperto. Ti scrivo comunque il mio parere. Presumo che nei dieci anni in cui hai lavorato in UK tu abbia comunque mantenuto la residenza in Italia, per cui avresti dovuto già pagare ogni anno le tasse (col modello Unico) sugli interessi percepiti in UK, ove ti hanno applicato l’aliquota locale del 20%. In pratica dovevi indicare nel quadro RM gli interessi percepiti e barrare l’opzione ‘tassazione ordinaria’, poi compilare il quadro CM per detrarre l’imposta locale inglese del 20% che ti hanno applicato. Fermo restando che l’ammontare complessivo degli investimenti all’estero andava quantificato nel quadro RW. Mi pare di capire che tu non lo abbia mai fatto, per cui secondo il mio parere saresti già in contravvenzione. Ma ripeto, il tuo è un caso da commercialista esperto in tassazione dei redditi esteri.
Ciao Mauro
Quando vivevo all ‘estero ho spostato la mia residenza in inghilterra.
La dichiarazione dei redditi l’ho sempre fatta la
e ho sempre pagato tutto al fisco inglese
Dato che sono rientrato a meta 2008 solo ora mi trovo a dover compilare la dichiarazione dei redditi del 2008 qui in italia.
Ok Omar, allora è solo adesso che ti devi muovere, so che scoccia dover cercare un commercialista per queste piccolezze, purtroppo se rientri nell’obbligo di compilazione dei quadri RW e RM dovrai farlo anche se non hai altri redditi. E questo solo un commercialista esperto in redditi esteri te lo sa dire con certezza. Facci sapere come andrà a finire.
Lo faro sicuramente
Ok Grazie Mille
Ciao
Ho inviato alla redazione italiana di Radio Romania Internazionale ( http://www.rri.ro/index.shtml?lang=8 ) la seguente email:
Cari amici della redazione italiana,
sui siti finanziari italiani sono diventate oggetto di interesse le banche rumene che sui loro siti internet (anche in inglese) pubblicizzano offerte di conti di deposito in valuta euro anche ai non residenti (quindi anche agli italiani) con interessanti renumerazioni dal 5% al 7% di interessi. Purtroppo per aprire un simile conto bisogna venire fisicamente in Romania perché le vostre banche non offrono la possibilità di aprire un conto a distanza (online via internet e per corrispondenza) e ciò rappresenta un forte limite perché vi assicuro sono tantissimi gli italiani (e io sono tra questi) che sarebbero interessati ad aprire un conto di deposito bancario presso le vostre banche rumene.
Sono allora a chiedere a Radio Romania Internazionale di farsi portavoce presso le banche rumene di organizzarsi per consentire l’apertura di conti e depositi bancari agli italiani anche online via internet e per corrispondenza, come già fanno tante banche di altri stati dell’Unione Europea.
Spero di essere stato chiaro nell’esporvi il problema, così come spero veramente che vogliate interessarvi ad una sua risoluzione. Voi di radio Romania Internazionale siete il più agevole canale di dialogo tra il popolo italiano e le istituzioni rumene, per cui è a voi che esponiamo le nostre esigenze nella speranza vogliate poi farle presenti alle sedi opportune.
Un caro saluto.
davvero un’ottima iniziativa, bravo Mauro.
spero che la Radio ti risponda presto e se vorrai condividere con noi la risposta possiamo pubblicarla come articolo.
Massimiliano per fare quello che proponi bisognerebbe che Radio Romania Int. mi rispondesse in forma scritta, invece rispondono solitamente ai quesiti degli ascoltatori solo dal vivo attraverso la loro rubrica domenicale “Il corriere degli ascoltatori”. Se non già domenica prossima, sicuramente la successiva mi daranno una risposta. Se sarà per noi interessante mi riservo comunque di darne qui notizia con un post o un articolo (se la risposta dovesse essere particolarmente articolata).
Non mi è chiaro cosa succede se si apre un conto presso un broker svizzero in euro, gli interessi che si percepiscono credo che non siano gravati dell’imposta federale del 35%. Pertanto in Italia possono essere tassati al 12,50% mediante compilazione del quadro RM sezione V senza barrare la casella per la tassazione ordinaria?
Grazie a tutti quelli che vorranno rispondermi.
Sulla tassazione dei conti svizzeri bisogna fare molta attenzione a non sbagliare: indipendentemente che il conto sia in euro o o in franchi, se gli interessi percepiti sono relativi a conti correnti o bonds emessi da società svizzere vengono solo ed esclusivamente gravati dall’imposta preventiva del 35%. L’imposta preventiva non la paghi solo se su tale conto svizzero acquisti bonds di emittenti non svizzeri. In quest’ultimo caso ti applicano o l’euroritenuta o nulla se hai optato per lo scambio di informazioni fiscali.
Grazie. Lo sbaglio derivava da quanto erroneamente riportato su questo sito: http://switzerland.isyours.com/I/servizi_bancari/tassa.html
Visto che conosci così bene la materia ti chiedo: gli interessi sui bond in Italia sono tassati al 12,50% o sempre e solo con tassazione ordinaria (23 o 27%). Se ad esempio non volessi o non avessi una tassa estera da portare a credito di imposta potrei pagare il 12,50%?
Massimo lascia perdere il sito di quel mediatore finanziario, non è aggiornato, la situazione che espone è ante2005, quindi vecchia e superata. E poi un conto svizzero lo si apre di persona, senza bisogno di pagare provvigioni salate ad inutili mediatori. Per quanto concerne la tua domanda percepisco che continui ad avere le idee confuse, se mi permetti allora ti allego in un post immediatamente successivo a questo un dettagliato vademecum. Dopo averlo letto, se avrai ancora dubbi (ma non credo) me lo dirai ed io ti risponderò…
OGGETTO: c/c svizzero in euro e investimento del capitale in obbligazioni (con rinuncia al segreto bancario).
Tassazione:
1) sugli interessi del c/c: imposta federale del 35%;
2) sugli interessi delle obbligazioni con ISIN non CH: non sono soggette all’imposta federale del 35%, si pagherà l’imposta sostitutiva del 12,50% nel modello Unico.
3) sugli interessi delle obbligazioni con ISIN CH dovrei invece pagare l’imposta federale del 35%;
4) sugli acquisti di obbligazioni con ISIN non CH (essendo non residente in svizzera) nessuna tassa;
5) sugli acquisti di obbligazioni con ISIN CH una tassa dello 0,075%.
6) sugli eventuali CAPITAL GAIN da compravendita (o rimborso) di obbligazioni indipendente dall’ISIN nessuna tassa.
Tasse italiane che si devono pagare con il mod. UNICO:
1) sugli interessi del c/c in euro: imposta sostitutiva del 27% e chiedere il rimborso del 35% (imposta preventiva applicata) alla Svizzera con il loro modulo, oppure barrare l’opzione per la tassazione ordinaria nella sezione V del quadro RM e poi mettere in deduzione l’imposta preventiva del 35% trattenuta alla fonte nel quadro CR (operazione però abbastanza complicata);
2) sugli interessi delle obbligazioni con ISIN non CH: imposta sostitutiva del 12,50% compilando la sezione V del quadro RM e non barrando l’opzione per la tassazione ordinaria;
3) sugli interessi delle obbligazioni con ISIN CH dove ho pagare l’imposta federale del 35% per poter chiedere il rimborso del 35% trattenuto dovrei optare per la tassazione ordinaria altrimenti l’imposta sostitutiva del 12,50% e chiedere il rimborso del 35% alla Svizzera con il loro modulo;
4) sugli eventuali CAPITAL GAIN da compravendita (o rimborso) di obbligazioni il 12,50% compilando il quadro RT.
In sintesi, consiglio personale da esperto, se uno vuole aprire conti all’estero e non complicarsi fiscalmente troppo la vita, consiglio non la Svizzera ma l’area Euro, e consiglio di sottoscrivere conti di deposito (tipo quelli di Advanzia, Bundesschatz, Anglo Irish Bank, Keytrade, Cortal Consors, ma di quest’ultimo sono ancora in attesa dell’acensione conto) e non bond.
Grazie mille. Tutto chiarissimo.
‘giorno a tutti…
ho letto molto di questo sito e lo trovo molto molto interessante, sto per laurearmi con una tesi che affronta (di striscio) il tema..
però ci sono alcune cose che mi sono ancora dubbie… rinunciando al segreto bancario mi sembra tutto piuttosto chiaro…si comunica il reddito in dichiarazione…
ma se mister “X” NON volesse rinunciare al segreto? se volesse aprire un semplice C/C accettando di pagare la euroritenuta o equivalente in svizzera? a quel punto il segreto bancario sarebbe salvo giusto? con l’eccezione di gravi motivi che giustificano la richiesta da parte dell’autorità competente..etc…
nel caso “normale” e per normale intendo che mister “X” ha 1.000 euro che gli ha regalato il nonno (esempio scemo ma efficace).. che cosa succederebbe all’apertura di un C/C in contanti in svizzera senza richiesta di comunicazione all’autorità italiana? tutto rimarrebbe segreto e sconosciuto alle autorità italiane anche alla luce degli ultimi sviluppi normativi? grazie, ciao, Gigi.
Ciao Gigi, nel caso specifico che tu poni è evidente che optando per l’euroritenuta, o comunque non autorizzando lo scambio di informazioni fiscali, ed avendo portato il denaro sul conto estero in contanti, il segreto bancario ti copre indubbiamente. Nel tuo caso potresti venire scoperto dalla GdF italina solo a seguito di una precisa e mirata indagine nei tuoi confronti, comunque abbastanza improbabile, con esplicita richiesta da parte italiana allo stato elvetico di informazioni su tuoi eventuali conti bancari per sospettata frode fiscale o riciclaggio.
Grazie Mauro, molto chiaro.. ma mi rimane un ultimo dubbio. Se mister X coperto dal suo segreto bancario e “scoperto” dalla GdF dichiara che quei 1.000 euro li aveva il nonno sotto il materasso e gli sono stati regalati in contanti che legge contravverrebbe avendo pagato l’euroritenuta (o equivalente in Svizzera)?
A mio avviso, se la GdF non riesce a dimostrare evasione o qualsiasi altro reato alla base di quell’introito finanziario (mister X ovviamente è un bravo ragazzo!)non c’è violazione di legge, dico giusto? le autorità italiane nulla potrebbero avendo pagato l’euroritenuta e essendo i capitali di provenienza non illecita…
Ciao e grazie ancora
Gigi