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Investimenti all’estero (mini guida)

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21 Ottobre 2008   |   Opinioni

Investimenti all'estero (mini guida)

Dopo aver recensito diverse offerte sottoscrivibili in Europa è necessario fare un po’ di chiarezza sui passi da compiere dal punto di vista fiscale per regolarizzare i propri investimenti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Grazie ai molti spunti di discussione che si stanno aprendo nei commenti dei vari post del blog, cercherò di organizzare in questo post una mini-guida che non ha alcuna pretesa di sostituire un vero esperto in materia fiscale, ma che può orientare il piccolo investitore nella direzione giusta anche grazie al supporto di tutti i lettori che hanno già sottoscritto alcune delle offerte recensite.

Ogni suggerimento e parere è il benvenuto!

1. Cos’è l’euritenuta e quando viene applicata

Ho spesso parlato dell’euritenuta [1], indicandola impropriamente come la tassazione di riferimento per investimenti in UE al di fuori Italia.
Impropriamente perché se il trasferimento dei propri fondi avviene tramite bonifico e quindi con un intermediario (il proprio istituto bancario ove si è titolari del conto corrente in Italia) viene segnalato tale trasferimento verso l’estero e su mancata dichiarazione di eventuali interessi percepiti (seppur tassati alla fonte all’estero) possono essere applicate delle sanzioni amministrative. La dichiarazione si rende necessaria perché venga applicata la corretta aliquota di riferimento (vedi paragrafo 2) in Italia.

Il discorso è analogo nel caso il trasferimento avenga in contanti senza che tale trasferimento venga poi denunciato (ciò che viene comunemente chiamato “in nero”): si è tenuti a dichiarare gli interessi percepiti, ma ovviamente chi persegue questa pratica solitamento lo fa per un fine illegale, ossia quello dell’evasione fiscale e si espone a tutta una serie di rischi. Va ricordato infatti che è sufficiente dichiarare gli interessi percepiti anche in conti esteri per regolarizzare la propria posizione di fronte al fisco, anche nel caso si fosse aperto il conto in contanti (ad esempio durante un viaggio o una vacanza).

Per limitare i benefici dell’evasione fiscale l’Unione Europea ha emanato una direttiva (nota come European Union Savings Directive) che ha originato l’euritenuta: per quegli stati dell’Unione che non hanno acconsentito a comunicare in automatico agli altri stati membri ove hanno la residenza i cittadini stranieri investitori (Belgio, Austria, Lussemburgo), c’è l’obbligo di applicare in automatico l’euritenuta fintanto che l’investitore non autorizzi l’istituto pagatore a comunicare gli interessi erogati all’ente di controllo fiscale di riferimento (per noi italiani l’Agenzia delle Entrate). Altri stati non appartenenti all’Unione Europea, come la Svizzera, hanno acconsentito ad applicare la medesima aliquota pur non acconsentendo a comunicare i dati degli investitori (tuttavia, preventivamente in Svizzera viene applicata l’aliquota federale pari al 35% a meno che non si richieda espressamente il rimborso in quanto non residenti in territorio elvetico [4]).

Aggiungerei comunque che l’euritenuta può essere scelta dagli investitori anche per i trasferimenti regolari: la comunicazione dei dati all’agenzia fiscale del paese di appartenenza permette di evitare che vi sia una doppia tassazione (euritenuta + aliquota piena applicata in Italia) deducendo successivamente l’ammontare già pagato nella dichiarazione dei redditi (rif. Direttiva 2003/48/Ce, Art. 10) e nel caso di un’aliquota inferiore si potrà dedurre la quota in eccesso (es. Svizzera che applica la ritenuta federale pari al 35%).

L’euritenuta al momento è pari al 20%. Dal primo luglio del 2011 salirà al 35%.

2. Lo schema per il calcolo dell’Irpef


3. Passi da seguire a seconda dello stato ove si investe

La normativa di riferimento è la Direttiva 2003/48/Ce [2] [3].

3.1 Paesi UE che comunicano automaticamente i dati

Per gli stati che comunicano automaticamente gli interessi accreditati a cittadini italiani che stanno investendo nel loro mercato, l’investitore è tenuto a dichiarare comunque tali interessi cui si vedrà applicata solo l’aliquota italiana.

3.2 Paesi UE che non comunicano automaticamente i dati (Belgio, Austria, Lussemburgo) – (rif. Direttiva 2003/48/Ce, Art. 13)

Per questi stati vige il segreto bancario con applicazione dell’euritenuta alla fonte.
Per richiedere la comunicazione verso l’Agenzia delle Entrate va compilato il modulo relativo alla tassazione europea da inviare all’istituto di credito.

A questo indirizzo si può trovare il modello di documento da presentare in italiano e in inglese.

Bibliografia

[1] European Union Savings Directive (Witholding Tax)
[2] Decreto Legislativo 18 aprile 2005, n. 84
[3] La fiscalità del risparmio transfrontaliero (Johannes Guigard)
[4] Domanda di rimborso dell’imposta preventiva svizzera (per non residenti in Svizzera)

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21 Ottobre 2008   |   Opinioni

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314 commenti su “Investimenti all’estero (mini guida)”

  1. Mauro Corradi ha detto:

    Innanzi tutto il problema principale non è la tassazione degli interessi ma il mancato adempimento delle disposizioni di monitoraggio fiscale, ovvero l’indicazione nel modello Unico – quadro RW dei trasferimenti da e per l’estero, punito con una sanzione dal 10% al 50% (adempimento obbligatorio se si movimentano con l’estero più di 10mila euro). Dopo si può poi aggiungere la contestazione della provenienza di quei capitali: l’onere della prova sarà a carico di mister X, dovrà dimostrare con documentazione che quei soldi gli sono stati regalati dal nonno, se non è in grado di produrre prove difensive il fisco automaticamente può ritenere quei fondi di natura illecita per cui altre sanzioni. Come vedi se i fondi portati all’estero da mister x la GdF glieli dovesse scovare si preparati a farseli mangiare per almeno la metà dalle sanzioni.

  2. Gigi ha detto:

    Molto esauriente, grazie!

  3. Gigi ha detto:

    Ho cominciato a studiare la legislazione di San Marino e mi sembra che allo stato attuale, quanto già detto sopra per la svizzera è valido anche per San Marino, confermi?
    grazie

  4. Mauro Corradi ha detto:

    per San Marino non cambia nulla, è uno stato estero a tutti gli effetti, così come pure il Principato di Monaco. Le normative sul monitoraggio fiscale valgono quindi anche per questi piccoli stati.

  5. Mauro Corradi ha detto:

    L’Agenzia delle Entrate ha emesso oggi 17 novembre la circolare n. 48 (scaricabile dal loro sito) che contiene finalmente note esplicative sugli adempimneti di monitoraggio fiscale a carico di quei lavoratori dipendenti che prestando lavoro al’estero hanno depositi bancari in quel determinato stato o da questo tasferiscono denaro verso l’Italia. L’argomento è del massimo interesse per quei lettori che, ricadendo in questa casistica, nelle scorse settimane chiedevano su questo sito informazioni a riguardo.

  6. Mauro Corradi ha detto:

    Con la circolare n. 48/E il fisco fornisce importanti chiarimenti circa i depositi e i conti correnti aperti presso banche estere per l’accredito degli stipendi da parte dei dipendenti di ruolo pubblici in servizio all’estero: questi lavoratori, secondo l’Agenzia, non hanno l’obbligo di rispettare il monitoraggio fiscale (cioè di compilare il modulo RW della dichiarazione dei redditi), la cui violazione è una delle condizioni per aderire allo scudo fiscale in corso.
    Inoltre, neanche i lavoratori dipendenti transfrontalieri e i dipendenti di imprese multinazionali che lavorano all’estero dovranno “scudare” i conti aperti all’estero per accogliere gli stipendi. Secondo il fisco, questi contribuenti avrebbero dovuto dichiarare i conti nel modulo RW della dichiarazione dei redditi. Però, dato che si tratta di disponibilità all’estero derivanti da redditi assoggettati a tassazione alla fonte, il fisco permette a questi frontalieri di regolarizzare la propria posizione fino al 2008 presentando una dichiarazione dei redditi integrativa completa del modulo RW pagando una sanzione minima di 26 euro.

  7. ANDREA ha detto:

    Investendo on line in un fondo straniero che investe nelle valute (forex) con sede a Panama , quando ritiro gli interessi devo pagare le tasse ? Devo dichiarare gli interessi ritirati e giunti sul mio conto bancario in Italia? Anche per importi piccoli? In quale sezione del modello unico devono essere dichiarate? Mi può dire cosa prevede la legge?

    Grazie

  8. Mauro Corradi ha detto:

    Il caso di Andrea è particolare in quanto i proventi da attività speculativa sul forex non sono classificabili come interessi ma come capital gain, per cui secondo me vanno riportati nel quadro RT del modello Unico, indipendentemente che li trasferisca in Italia o li lasci sul conto panamense. La compilazione del quadro RW non dovrebbe invece riguardare questo caso in quanto chi opera sul forex (trattandosi di un mercato a leva) lo fa solitamente trasferendo sull’apposito conto estero cifre di modico importo, generalmente inferiori ai 10k, limite sotto il quale non si deve compilare il quadro RW.

  9. Michele ha detto:

    Allo scopo di voler “sottrarre alla sovranità italiana” (possibili patrimoniali per ripianare bilanci nazionali in crisi -vedi Amato-) una discreta sommetta assolutamente lecita (white), avrebbe senso trasferirla, regolarmente, via bonifico (mediatore) su un conto svizzero protetto dal segreto bancario?

    Oppure l’operazione non ha alcun senso visto che l’agenzia delle entrate conoscendo l’entità del trasferimento (mod Unico) avrebbe comunque modo di applicare patrimoniali sul malloppo? Esistono precedenti storici al riguardo?

    Complimenti x il sito e le informazioni riportate: sintetiche, esplicative ma sopratutto “limpide” (nessuno vuol vender niente)!
    Michele da Venezia

  10. ciao Michele,

    grazie per i complimenti.

    dal momento che parli di trasferimenti legittimi, che diamo per assunto vadano sempre a un conto a te intestato, sono in pratica dei giroconti che stai facendo tramite due intermediari: la banca italiana, che informa il fisco italiano e la banca svizzera che informa quello elvetico.

    una volta che i fondi sono trasferiti, si applica chiaramente la giurisdizione svizzera oltre l’eventuale protezione bancaria sul “segreto” che in pratica non c’è.

    sulla legittimità dell’operazione, penso che nessuno possa obiettare nulla, soprattutto se partizioni i trasferimenti, li fai alla luce del sole e poi in dichiarazione dei redditi denunci gli interessi percepiti (e recuperi la differenza di aliquote data la tua residenza fiscale in Italia).

    mi chiedo quindi come (e per quale motivo poi?) potrebbe/dovrebbe lo Stato appropriarsi dei tuoi risparmi legittimamente trasferiti. non ho personalmente conoscenza di fatti analoghi, se eccettuiamo la questione USA-UBS che però riguardava evasori fiscali americani.

    siamo comunque qui per discuterne e approfondire le problematiche connesse ai trasferimenti oltre confine.

  11. Mauro Corradi ha detto:

    Ciao Michele! E’ sempre un piacere leggerti ogni tanto. Mi permetto integrare la risposta di massimiliano perché so che anche tu, come me, sei ossessionato da una imposta patrimoniale che prima o poi arriverà. Mi dispiace deluderti ma se traferisci con bonifico bancario parte dei tuoi risparmi in uno stato dove vige il segreto bancario nella speranza di occultarli così alla rapacità del fisco italiano ti sbagli di grosso. Le banche italiane hanno l’obbligo di segnalazione di tutte le movimentazioni con l’estero per cui non sfuggiresti all’obbligo di indicare tali movimentazioni nel modello Unico. Se veramente vuoi occultarli per sfuggire alla patrimoniale (quando verrà) li devi portare in Svizzera o Austria in contanti (non più di 10K per volta) oppure, come alternativa, te li tieni nascosti a casa. Non ho memoria se nel 1992 la famigerata una tantum colpì anche i soldi in bianco che gli italiani avevano su conti esteri obbligandoli al versamento dell’ imposta patrimoniale tramite modello F24, ma stai pur certo che il rischio che ciò venga previsto è altissimo. Per cui, uomo avvisato mezzo salvato..!

  12. Michele ha detto:

    Gentile Mauro concordo con il fatto che lo stato italiano “vorrebbe” tassare i tuoi capitali all’estero, ma mi chiedo come potrebbe farlo praticamente… inoltre, basterebbe dichiarare di averli spesi per comprare una proprietà o di averli bruciati al casino.. (il segreto bancario dovrebbe coprirti a sufficienza.. o sbaglio?).

    Lancio un’ulteriore provocazione:

    Ipotizzando di essere cittadini greci che in questi giorni stanno vivendo grossi problemi di deficit (il principio vale però anche x noi italiani), avrebbe senso trasferire i risparmi in euro sotto la “giuridizione svizzera” per salvarli da un’ipotetica uscita temporanea della grecia dall’euro giusto il tempo di ritrasformare i debiti nella loro vecchia moneta e svalutarli? (ho letta di questa possibilità su autorevoli quotidiani nazionali).
    Mi chiedo “accademicamente” come ciò potrebbe avvenire; verrebbe stampata una moneta temporanea greca con la quale verrebbero pagati gli stipendi, e riconvertiro solo il debito pubblico o, tutti gli euri di proprietà dei greci verrebbero riconvertiti nella loro toalità?
    Sarebbe sufficiente proteggerli sotto la giurisdizione di un’altro paese, e/o essere in possesso di titoli di debito di paesi terzi (bond tedeschi)?

    Ovviamente sono conscio che probabilmente nessuno saprà rispondere con certezza; credo però che con un pò di informazione e buon senso ci si possa almeno avvicinare alla verità.

    Grazie a Massimiliano a Mauro
    Ciao Michele

  13. Christine ha detto:

    Il mio è non è commento ma una domanda di aiuto – urgente.
    Dove nel quadro RM (quale sezione e rigo) devo mettere gli
    interessi percepiti su un conto corrente estero per la tassazione separata (27%) ? Devo mandare via entro questa settimana
    l’integrazione dell’UNICO 2009 e nessuno finora mi ha potuto
    dare questa informazione. Grazie mille in anticipo

    CHRISTINE

  14. Mauro Corradi ha detto:

    E’ abbastanza semplice, non capisco come nessuno ti abbia saputo dare indicazioni a riguardo: Quadro RM sezione V rigo 12.

  15. Michele ha detto:

    Ho alcuni dubbi “pratici” riguardo ai trasferimenti “leciti” all’estero di denaro e mi farebbe piacere ricevere il vostro parere:

    1 – Massimo consiglia dei trasferimenti partizionati, perché? Esistono dei limiti massimi “leciti” per ogni bonifico oppure il mio denaro lo posso trasferire liberamente dove voglio?

    2 – Se ho ben capito occorre denunciare sul modello unico quadro RW i trasferimenti annuali superiori a 10000 euro e gli eventuali guadagni sul quadro RN; non mi è chiaro se vi è anche l’obbligo di dichiarare poi anno dopo anno l’ammontare di questi capitali detenuti all’estero, e se si dove?

    3 – Chi presenta il 730 come si deve comportare per adempiere agli obblighi del punto 2?

    4 – La tassazione italiana molto ben esplicata da Mauro nel vademecum precedente quale
    sarebbe nel caso di NON rinuncia del segreto bancario? (di default nell’apertura di un conto PosteFinance)

    5 – gli interessi percepiti dichiarati vengono riportati sulla base di una dichiarazione
    rilasciata dalla banca estera (obbligatoria) oppure è sufficiente una autocertificazione?

    Grazie Michele

  16. Mauro Corradi ha detto:

    Michele ti vedo ‘maturo’ per un trasferimento di risparmi all’estero e ti faccio i miei complimenti. Intuisco che hai scelto PostFinance, per cui prima di rispondere alle tue 5 domande devo dirti che questa banca offre solo prodotti di risparmio ‘svizzeri’, quindi assogettabili all’imposta preventiva del 35%, contro la quale non è possibile chiedere la non applicazione anche optando per lo scambio di informazioni fiscali. Per cui sarai assogettato a doppia imposizione: il 35% in Svizzera e poi il 27% in Italia in sede di denuncia dei redditi. Per recuperare il 35% trattenuto dalla Svizzera dovrai trafficare un pò, ci sono due modi, quello migliore è la richiesta diretta di rimborso che dovrai presentare su apposito modulo all’autorità fiscale elvetica.

  17. Mauro Corradi ha detto:

    Le 5 risposte in breve per l’amico Michele:
    1) Non esistono limiti ‘massimi’ di trasferimento in modo lecito (per ragioni contabili ti consiglio sempre il bonifico bancario).
    2)Il quadro RW è composto di tre sezioni: in una vanno indicati i trasferimenti all’estero (e la si compila solo l’anno in cui questi vengono eseguiti), in un’altra vanno indicati gli investimenti all’estero (e questa la si aggiorna ovviamente tutti gli anni). Gli interessi invece andranno riportati per la tassazione nel quadro RM (non RN come scrivi tu).
    3)Se per la denuncia dei redditi fino ad oggi compilavi il mod. 730, coi soldi all’estero dovrai obbligatoriamente passare al modello Unico.
    4) La tassazione italiana è uguale sia in caso di rinuncia firmata al segreto bancario sia in caso di sua applicazione in default come fa Postfinance.
    5)Postfinance ti rilascia ogni anno una certificazione degli interessi erogati, la userai come prova sia nel pagamento delle tasse in Italia che nella richiesta di rimborso dell’imposta preventiva 35% all’autorità fiscale elvetica.

  18. Mauro Corradi ha detto:

    Dimenticavo di sottolineare un aspetto importante: il rimborso ottenibile dell’imposta preventiva non è sul complessivo 35%, ma per circa il 20%, per cui oltre alla prassi abbastanza scomoda di doverlo richiedere con apposita procedura, si finisce comunque penalizzati.

  19. Michele ha detto:

    Gentilissimo Mauro
    Innanzitutto mille grazie per le prontissime risposte!
    Sono + che pronto x un conto estero, invero l’ho già aperto 1 anno fa con PostFinance con una cifra simbolica; niente da dire servizio molto serio e garantito dallo stato svizzero (di fatto una cassaforte). Sono tuttavia rimasto deluso dall’impossibilità per i non residenti di abilitare l’opzione “trading” ovvero acquistare titoli non CH; ancor di più alla luce dei chiarimenti che la tua disponibilità sta portando al sottoscritto e ai lettori di Piccolorisparmio.
    Dall’analisi delle info da te fornite va da se che la migliore opzione (e forse l’unica) sarebbe quella, se fosse fattibile, di acquistare titoli non CH (bond tedeschi, francesi… etc) e di pagare solo l’imposta sostitutiva del 12,50% nel modello Unico.
    Non mi resta che verificare la disponibilità di Keytrade e/o Migros per i quali si applicheranno, presumo, le stesse regole fiscali di PostFinance.

    Approfitto della tua disponibilità per un’ulteriore chiarimento:
    1 – quali sono nella “pratica” le difficoltà per ottenere il rimborso dell’imposta preventiva svizzera?
    2 – nel caso di acquisto di titoli non CH e non avendo optato per lo scambio di informazioni fiscali viene applicata comunque l’euroritenuta? In caso affermativo, come posso recuperarla totalmente, e pagare solo l’imposta sostitutiva italiana?
    3 – ho sempre compilato da me il mod. 730 e trasmesso gratuitamente tramite CAAF; posso fare la stessa cosa con il mod. Unico? E’ molto + complesso?
    Grazie e ciao
    Michele

  20. Mauro Corradi ha detto:

    Bravo Michele, hai capito perfettamente, io scelsi Banca Migros anziché Postfinance proprio per sfruttare l’opportunità di poter comprare bond non CH e quindi senza subire alcuna ritenuta (avendo optato per lo scambio di informazioni). Per quanto riguarda le tue domande:
    1) per ottenere il rimborso di una quota dell’imposta preventiva svizzera hai due possibilità: a) devi richiedere online all’autorità fiscale svizzera (UFCL) il ‘modulo 95’ (http://www.bundespublikationen.admin.ch/it/publikationen/artikelsuche.html?&tx_ttproducts_pi1%5Bswords%5D=605.020.29&order=Suchen)
    da compilare e rispedire in triplice originale.
    b) detrarla in sede di denuncia dei redditi attraverso la compilazione del quadro CR (dopo aver optato nel quadro RM per la tassazione ordinaria) che però è molto difficoltoso da compilare.
    2)se su un conto svizzero acquisti bond non CH sugli interessi ti verrà applicata l’euroritenuta se non hai firmato loro l’autorizzazione allo scambio di informazioni, mentre non ti viene applicata nessuna ritenuta se hai firmato loro l’autorizzazione allo scambio di informazioni. In quest’ultimo caso pagherai solo, sugli interessi percepiti, il 12,50% di imposta sostitutiva nel quadro RM del modello Unico (come ho fatto io). Attenzione però al prezzo del bond: qualora tu lo acquistassi a meno di 100, dato che alla scadenza ti verrà rimborsato a 100, dovrai pagare il 12,50% anche su tale plusvalenza attraverso la compilazione del quadro RT.
    3) Il modello Unico non è complesso da compilare, la guida è più che esaustiva, dovrai però compilarlo e spedirlo non attraverso CAAF ma tu stesso telematicamente previa registrazione al sito dell’Agenzia delle Entrate e successiva compilazione, nella tua area riservata, di ‘Unico Online’.

  21. Mauro Corradi ha detto:

    P.S. Il link che ho postato sopra non pare funzionare, per cui al modello 95 prova ad arrivarci attraverso questo percorso:
    http://www.estv.admin.ch/verrechnungssteuer/dienstleistungen/00253/00626/index.html?lang=it

  22. Michele ha detto:

    Concordo Mauro, anche se un bel etc/trust di lingotti d’oro acquistati per il tramite della banca delle poste svizzere avrebbe dato notevoli garanzie di “solidità“.
    Mi manca solo (si fa per dire) di capire come recuperare un’eventuale euroritenuta (20/35%) se optassi per il “silenzio” bancario.
    Ps: non x farmi i fatti tuoi, sei di professione bancario?
    Grazie Michele

  23. Mauro Corradi ha detto:

    Michele per recuperare l’eventuale euroritenuta subita a causa di un’eventuale tua non autorizzazione allo scambio di informazioni fiscali devi nel quadro RM optare per la tassazione ordinaria degli interessi percepiti, in questo modo andranno a sommarsi agli altri redditi soggetti ad Irpef, l’euritenuta dovrai indicarla quindi come credito d’imposta nel quadro CR, che però ti ripeto è abbastanza complicato da compilare. Per quanto riguarda la mia professione non sono ovviamente un bancario, altrimenti micca starei a consigliare di portare i risparmi fuori dall’Italia!

  24. Alessandro ha detto:

    Scusate se mi intrometto ma ho un dubbio con un’operazione da me effettuata con una banca italiana: CERTIFICATO DI DEPOSITO in Yen abbinato ad una operazione di domestic Currency swap con finalità di copertura rischio cambio.
    Sono in regime dichiarativo, sono pertanto soggetto a dichiarare detta operazione nel quadro RW?
    Grazie
    Alessandro

  25. Mauro Corradi ha detto:

    Da quello che ho capito tale certificato di deposito è stato acquistato ed è custudito in un dossier titoli presso una banca italiana, per cui in tale contesto non vige alcun adempimento nei confronti del quadro RW.

  26. DAVIDE ha detto:

    se io deposito presso postfinance max 10000 euro,,,devo sempre fare la dichiarazione allle agenzie delle entrate??vorrei non avere questa incombenza,,,solo burocrazia,,,,chi mi sa dare una risposta??

  27. Alessandro ha detto:

    Grazie per la risposta,
    confermo che il certificato in Yen è custotido presso una banca italiana ma avevo il timore che l’operazione in valuta andasse sempre dichiarata, in quanto attività di natura finanziara, a prescindere dalla detenzione o meno all’estero (è ovvio che comunque dovrò compilare il quadro RT).
    Grazie di nuovo.

    Alessandro

  28. Mauro Corradi ha detto:

    ciao Davide, mi pare che tu abbia le idee un pò confuse, se per ‘dichiarazione’ intendi il certificato che va richiesto all’Agenzia delle Entrate per la disapplicazione dell’euroritenuta questo non riguarda la Svizzera ma solo Austria, Lussemburgo e Belgio. Con la Svizzera la procedura è più semplice: basta una dichiarazione scritta alla banca.
    Ma al di là di questa precisazione se apri un conto a Postfinance per un montante inferiore ai 10K in sede di denuncia dei redditi sei esonerato dalla compilazione del quadro RW, ma non dalla compilazione del quadro RM per la tassazione degli interessi(imposta sostitutiva del 27% o opzione per la tassazione ordinaria). Dal tenore delle tue parole ritengo che la procedura sia comunque eccessivamente burocratica per i tuoi gusti.

  29. davide ha detto:

    grazie dellla risposta,,,,in realtà vorrei evitare qualsiasi dichiarazione,,,

  30. ciao Davide.

    Mauro ti sta indicando quali sono gli adempimenti fiscali previsti dalla legge: se percepisci dei redditi all’estero sei obbligato a dichiararlo, non ci sono scappatoie se vuoi essere in regola.

    Anche con l’euritenuta l’adempimento non decade.

  31. davide ha detto:

    quindi se ho capito bene,,verso 10000 euro a postfinance,,quindi evito compilazione modulo rw,,,ma poi dichiaro solo interessi percepiti nel modulo rn,,posso farlo anche nel modello 730??grazie

  32. Mauro Corradi ha detto:

    no, la compilazione del quadro RM è possibile solo sul modello Unico, tieni presente che dovrai farti compilare anche il quadro CR per la detrazione dell’imposta preventiva 35% che la banca svizzera ti trattiene. Con la doppia imposizione sarai fortemente penalizzato perché ti sarà molto difficile recuperare per intero quel 35% che la Svizzera ti trattiene alla fonte. Per chi vuole investire in un conto di deposito al’estero io sconsiglio da sempre la Svizzera proprio per l’handicap della doppia imposizione, consiglio invece di investire nei paesi dell’area euro, dove optando per lo scambio di informazioni il problema della doppia imposizione non esiste.

  33. nicola ha detto:

    vorrei che gentilmente mid este un aiuto,,,4 anni fa ho aperto un conto presso postfinance,,ho versato piccole cifre ogni anno in contanti per un totale di 25000 euro,,ma non ho mai denunciato nulla,,,che consiglio mi date,,,grazie per l aiuto,,,

  34. luxor ha detto:

    avresti dovuto già dal primo anno pagare l’imposta sugli interessi percepiti attraverso la compilazione del quadro RM del modello Unico. Inoltre avresti dovuto compilare il quadro RW dal momento in cui il montante degli investimenti superava i 10K. Per cui ora hai due alternative:
    1) continui a far finta di niente dato che i soldi li hai portati in contanti quindi non ci sono in Italia tracciabilità bancarie tramite le quali la GdF possa identificarti,
    2) approfitti dello scudo fiscale in corso per regolarizzare la tua posizione rimpatriando i soldi dalla Svizzera col pagamento di una penale del 6%.

  35. @nicola

    penso che lo scudo fiscale sia un’ottima possibilità per regolarizzare la tua situazione. come dice luxor, al momento dovresti sostenere solo un costo irrisorio del 6%.

  36. MrDany ha detto:

    Anch’io ho un problema analogo a quello di Nicola. Trascorro lunghi periodi in Thailandia ma risiedo sempre in Italia. A volte utilizzo il bancomat italiano per i prelievi di valuta locale in contanti attraverso gli ATM. Ma proprio per evitare questi costosi prelievi 3 anni fa ho aperto un c/c thailandese e successivamente in varie occasioni ho trasferito meno di 20.000 euro tramite bonifici bancari e cio’ non a fini di investimento ma per le spese di sopravvivenza. Ora sul conto ci saranno 3.000 euro circa e non ho mai fatto alcuna dichiarazione in Italia. Devo comunque seguire quello che i gentilissimi Luxor e Massimilano hanno indicato a Nicola o si prospetta qualche differenza nella mia posizione? Mi viene spontaneo chiedere cosa devo scudare se i soldi trasferiti tramite bonifici li ho usati per le spese quotidiane? Grazie mille per la risposta

  37. Mauro Corradi ha detto:

    Dany per i casi ‘atipici’ come il tuo l’Agenzia delle Entrate ha emesso apposita circolare n. 48/E del 17 novembre 2009. A mio modo di vedere dovevi compilare il quadro RW sez. III per il monitoraggio dei trasferimenti da e per l’estero (di importo complessivo annuo superiore ai 10k). Se poi i soldi sul conto thailandese ti hanno pure fruttato interessi dovevi compilare anche la sez. II e pagare infine un’imposta del 27% su tali interessi nel quadro RM.

  38. MrDany ha detto:

    Grazie Mauro per la risposta. Pero’ ho qualche dubbio sull’applicazione della circol.48/E perche’ si rivolge espressamente ai lavoratori all’estero, categoria di cui non faccio parte in quanto non svolgo alcuna attivita’ all’estero ne’ come dipendente ne’ come imprenditore.
    Sono un po’ confuso comunque riguardo al limite dei 10.000 euro movimentati con l’estero e cioe’ come va considerato questo limite. Per esempio:
    caso a) in un post precedente si segnalava come sia sufficiente movimentare 5.000 euro verso un proprio c/c estero e successivamente rimpatriarli con i relativi interessi per superare il limite dei 10.000 euro facendo scattare l’obbligo della compilazione del quadro RW ed RM, e’ proprio cosi?
    caso b) se movimento ogni anno 3.000 euro verso un mio c/c estero ovviamente al 4° anno accumulero’ 12.000 euro, ma in questo caso cosa e’ giusto fare? devo dichiarare al fisco italiano gia’ dal primo anno i movimenti in quanto mi vengono riconosciuti gia’ subito degli interessi dalla banca estera o devo aspettare di aver superato il tetto dei 10.000 euro al 4° anno?
    caso c) se ho 3 c/c in 3 paesi esteri diversi il limite dei 10.000 euro va considerato cumulativamente o e’ riferito ad ogni c/c? insomma se ho 9.000 euro in ogni conto devo compilare il quadro RW considerando l’importo complessivo di 27.000 euro?
    Insomma ho il sospetto che il limite dei 10.000 euro sia un limite un po’ ridicolo, non era meglio obbligare subito tutti a dichiarare qualsiasi importo movimentato? chi apre i c/c all’estero con lo scopo di diversificare i propri investimenti non puo’ certo fermarsi davanti ad un limite cosi contenuto.
    Intanto volevo informare chi e’ interessato che forse riusciro’ ad aprire un c/c nell’affidabilissima e solida Norvegia per acquistare un po’ di Nok in un’ottica di diversificazione senza andare sul posto. Se cio’ andra’ in porto postero’ a chi e’ interessato la procedura.
    Mi piacerebbe anche sapere cosa ne pensate di un c/c ad Hong Kong in Yuan, dalle ricerche che ho fatto mi pare di capire che sia possibile anche se bisogna recarsi sul posto. Lo Yuan prima o poi si apprezzera’ e non sarebbe male muoversi gia’ ora. Grazie!

  39. Mauro Corradi ha detto:

    Dany il limite dei 10k è certamente ridicolo per un investitore, comunque nulla impedisce che un contribuente, per comodità come nel tuo caso, compili il quadro RW anche per movimentazioni annue inferiori. Ti riconfermo che il limite dei 10k riguarda la sommatoria CUMULATIVA delle movimentazioni da e per l’estero indipendentemente che siano gli stessi soldi a girare avanti e indietro più volte, e indipendentemente dal numero di tue banche o paesi coinvolti in questa movimentazione. Ma al di là di queste precisazioni davvero interessante il tuo tentativo di aprire a distanza un conto nella solida Norvegia! Tienici informati! Se poi apri pure un conto a Honk Kong in Yuan, seppure fisicamente e non da remoto, sarebbe davvero il massimo.

  40. MrDany, tienici aggiornati!

    Mi ricordavo che già in passato ti eri interessato ai Nok e spero sia possibile sottoscriverli per tutti i cittadini comunitari.

    Se poi ti andrà di scrivere una recensione in proposito sarà un piacere pubblicarla!

  41. andrea ha detto:

    L’acquisto di BUND/Bobl tedeschi per il tramite della mia banca italiana operando come nettista comporta obbligo di dichiarare i titoli nel modulo RW di UNICO?
    grazie

  42. ciao andrea.

    nel caso in cui ti è possibile acquistare titoli stranieri tramite una banca italiana, svolgerà il ruolo di sostituto d’imposta trattenendoti sugli interessi l’aliquota dovuta.

    in questo caso non credo sia necessario dichiarare nulla nel quadro RW.

  43. Mr Dany ha detto:

    A proposito di protezione dei risparmi nella nota ipotesi di un’uscita dalla zona Euro dell’Italia chiedo un gentile parere. Sono diventato molto dubbioso sulla utilita’ di una apertura di un c/c ad Hong Kong (per quanto teoricamente fattibile recandosi sul posto con passaporto e una bolletta delle utenze che dimostri l’autenticita’ dell’indirizzo in Italia). Infatti purtroppo il c/c in Renminbi (probabile candidato ad una futura ghiotta rivalutazione) e’ possibile solo se si e’ in possesso di un documento d’identita’ locale; come se non bastasse gli interessi riconosciuti per il c/c in HKD od altre valute e’ intorno allo 0,01% annuo con l’eccezione dello AUD che e’ intorno al 2%. Pertanto oltre a dover ammortizzare il costo del viaggio, sopportare i costi di gestione del conto, rinunciare a tassi di interesse accettabili c’e’ il’incognita che in caso di forti dissesti internazionali dell’economia i soldi sono in balia di uno Stato come quello cinese dove tutto brilla fuorche’ la trasparenza. A questo punto, in
    un’ottica di diversificazione, oltre a mandare avanti la pratica a distanza per l’apertura del conto norvegese (di cui faro’ il report appena ci sara’ l’esito), sto meditando di sostituire l’idea del conto a Hong Kong con quella del conto Postfinance. In poche parole se si aderisce al conto SET PLUS si possono aprire conti in varie valute anche se purtroppo i tassi di interesse sono pari a zero. Qual’e’ il vantaggio? Beh per chi ha gia’ il SET ON LINE e’ molto facile perche’ si puo’ fare tutto tramite e-mail. In piu’ in caso di una futura grave crisi economica internazionale la Svizzera da un po’ piu’ di serenita’ pensando che i conti in valute forti NOK AUD CAD sono nelle loro casse (non il CHF che e’ rischioso a causa dell’esposizione nel superindebitato sistema americano). Chi concorda?

  44. Mauro Corradi ha detto:

    Dany concordo che in un’ottica di diversificazione la Cina sia prematuro prenderla in considerazione. Ma mi pare di capire che tu non ti fidi neppure della valuta EUR e cercheresti una diversificazione anche valutaria. Io credo invece che investire in valuta euro i rischi siano minimi e quindi accettabili, perché anche quando l’Italia e gli altri paesi deboli della zona ne dovessero venire estromessi la valuta comunque continuerà ad esistere diventando più forte di prima. Per cui il set online di PostFinance in EUR, il cui conto deposito collegato rende l’1,87% è sicuramente molto interessante. Come interessante è avere un conto in Lussemburgo alla Banque et Caisse d’épargne de l’Etat, che secondo me è la miglior cassoforte di tutta l’area euro, essendo pubblica quindi interamente controllata da uno stato solidissimo sotto il profilo dei conti pubblici.

  45. paolo.f ha detto:

    Se posso aggiungere una ulteriore considerazione,
    lo scenario relativamente (poco) probabile,ma possibile, è che i possessori di eur cittadini/residenti dei Paesi PI(I)GS possano trovarsi con una (s)valutazione forzata (effettuata dagli istituti di credito in cui si trovassero i depositi).
    La soluzione Euro1 e Euro2 (deprezzato in una fascia dal 15% al 25%) è stata sollevata in piu’ di qualche articolo di stampa,blog,forum e, pur se relativamente improbabile, ha, IMHO,qualche possibilità di venire adottata.

  46. Mauro Corradi ha detto:

    L’ipotesi Euro 1 e Euro 2 è senz’altro da tenere in considerazione da parte di un risparmiatore accorto, proprio per questo consiglio da sempre, per pararsi dalla conseguente svalutazione, di spostare una quota di propri risparmi nei paesi dell’area Euro 1.

  47. Preoccupato ha detto:

    Complimenti a Corradi e Brasile per la quantita’ impressionante di informazioni utilissime che elargite gratuitamente a noi poveri risparmiatori!

    Vi pongo una semplice domanda.
    Temendo come molti il possibile fallimento della nostra amata nazione vorrei portare all’estero i miei sudati risparmi.
    Lo voglio fare in modo del tutto lecito.
    Considerando che poi li vorrei investire in titoli di stato tedeschi e/o area euro, dove mi conviene aprire il conto per avere meno burocrazia possibile?

    Vorrei evitare di dover compilare il Mod. Unico e se possibile chiudere tutte le incombenze fiscali direttamente con la banca straniera.

    Mi sembra di capire che se apro un conto in Svizzera, in Austria o in Lussemburgo questo non sia possibile. Giusto?

    Quindi dove aprire un conto che mi permetta di investire i miei soldi ma allo stesso tempo non dover compilare moduli su moduli?

    Mille grazie per tutte le vostre risposte!

    Sempre piu’ preoccupato!

  48. Mauro Corradi ha detto:

    Mi pare che fosse abbastanza chiaro che nell’aprire un conto al’estero non è possibile evitare di dover fare i conti con il modello Unico, in quanto gli interessi e/o dividendi e/o capital gain conseguiti all’estero devono essere autodichiarati e autotassati nella denuncia dei redditi in quanto le banche all’estero, a differenza di quelle in Italia, non possono fungere da sostituti d’imposta.

  49. Preoccupato ha detto:

    Si era chiaro, solo che mi era sembrato che aprendo un conto in un paese EU e chiedendo la euroritenuta e con comunicazione al fisco italiano della posizione si potesse evitare la compilazine del Mod. Unico. Come non detto!

    Se posso porrei un altro quesito.

    Aprendo un conto con PostFinance e procedendo all’acquisto di Bund tedeschi, come viene gestita la ritenuta fiscale?
    Ovvero, la Germani invia una cedola lorda senza alcuna ritenuta. Giusto?
    Quindi PostFinance sulla cedola detrae automaticamente il 35% e poi devo chiedere il rimborso o informandoli che assolvero’ agli adempimenti fiscali in italia mi versano l’importo lordo e poi io provvedero’ a versare il 12.5% in Italia personalmente?

    E se lascio la cedola sul conto in Svizzera l’eventuale interesse positivo mi verra’ tassato al 35% oppure anche in questo caso restera’ lordo perche’ io provvedero’ al pagamento del 27% in Italia ?

    Chiedo scusa per queste domande ma alcuni passaggi ancora mi sfuggono.

    Se mi poteste indicare eventuali link dove leggere ed apporfondire in merito evitero’ di annoiarvi con le mie domande.

    Ancora Mille Grazie!

  50. Mauro Corradi ha detto:

    Innanzi tutto va precisato che con Postfinance ti è impossibile acquistare dei titoli in quanto questa opportunità Postfinance la riserva ai soli residenti svizzeri. Agli stranieri lasciano acquistare solo prodotti emessi da loro. Per poter negoziare online titoli obbligazionari in Svizzera uno straniero deve aprire il conto a Banca Migros. Se te lo aprono (a me lo hanno aperto ma al altri no) potrai optare per la non applicazione dell’euroritenuta sui bond non svizzeri, per cui su un bond tedesco non ti applicheranno alcuna ritenuta sugli interessi. Pagherai quindi solo il 12,50% nella tua denuncia dei redditi.

Grazie.