L’uscita dall’Euro
Scritto da Barbamamma
7 Dicembre 2010 | Opinioni
Se ne parla da tempo, ma ora che il Trattato di Lisbona è stato ratificato esiste anche giuridicamente la possibilità che ciò avvenga: uno Stato membro può chiedere di uscire dall’Euro.
Una norma non è mai inserita per caso e se esiste prima o poi verrà utilizzata.
Ma cosa accadrebbe in caso di uscita di un Paese dall’euro?
Ovviamente le risposte possono essere molteplici ed i timori si alimentano anche per questa incertezza relativa alle modalità.
Il Paese uscente anzitutto dovrà dichiarare che intende avvalersi della clausola di uscita e questo avverebbe come conseguenza di una crisi economica interna già in atto, quindi già conosciuta che di certo ha già portato ad una certa fuga di capitali verso l’estero.
In secondo luogo dovrà essere definito un cambio della New Coin rispetto all’Euro, nonché una data di effettivo cambio di moneta cartacea.
Questi due passaggi ritengo siano plausibili, quanto invece andrò a scrivere rientra nel campo delle ipotesi e possibilità.
Infatti le domande più comuni riguardano proprio il cambio fra la New Coin e l’euro, nonché l’eventuale cambio in New coin dei depositi euro detenuti presso altri Stati di Eurolandia.
Su questo ultimo aspetto l’economista americano Tyler Cowen, nel suo famoso blog, sottolinea che si dovrebbe considerare l’euro come territoriale. Se dovessimo considerare questa intuizione, significherebbe che in caso di cambio valutario lo Stato uscente avrebbe potere per cambiare i depositi sul suo territorio da Euro a New Coin ma non quelli dei depositi euro detenuti all’estero da suoi cittadini o da suoi residenti fiscali. Invece per coloro che detengono depositi euro nel Paese uscente in qualità di non-residenti fiscali potrebbero vedersi lasciati i propri depositi in euro ma il conto verrebbe considerato come conto valutario.
L’economista della scuola austriaca avverte inoltre della possibilità di blocco bancario del denaro in uscita verso banche estere, ledendo un diritto soggettivo; questa affermazione mi lascia alquanto dubbiosa ma tale misura potrebbe applicarsi in nome di un generale interesse nell’evitare una fuga di massa di capitali che porterebbero ad un collasso del sistema bancario.
Gli scenari sono quindi molteplici e aperti alle variabili politico-economiche che potranno esserci in quel momento.
Di certo una volta che lo Stato uscente tornerà ad impossessarsi della propria politica monetaria potrà attuare le svalutazioni e le manovre che ritiene necessarie per l’interesse nazionale, tornando ad essere pienamente sovrano della politica monetaria e non più solo della politica fiscale.
Ne sapremo di più quando avremo il primo Stato che utilizzerà questa norma del Trattato e credo, prima o poi, che ciò avverrà.
La domanda più importante è: chi sarà il primo?
7 Dicembre 2010 | Opinioni
Tags: euro, eurolandia, scuola austriaca, trattato di lisbona
penso che chi ha (ancora??) i capitali in Grecia e li sta esportando all’estero ha modo di cautelarsi da questa eventualità; già due anni fa si parlava di società costituite nel giro di 48 ore a Cipro https://piccolorisparmio.eu/index.php/crisi-della-grecia-e-fuga-di-capitali.html
si, a cipro ci sono andate sopratutto i conti societari, il resto dei privati in parte in svizzera e i top nel liecthenstain (ma in altra valuta)
Cara Barbamamma (scrivo qua per esigenze di layout), di colpo quanto scrivi mi appare dettato da un ottimismo persino eccessivo (2013), diversamente dall’impressione che ho sempre avuto in passato leggendoti. Probabilmente sono io che ultimamente ho adottato una chiave di lettura troppo allarmata ma certi recenti segnali mi inquietano più del solito: politica italiana caparbiamente incapace di riformarsi o semplicemente arretrare, l’infittirsi di episodi destabilizzanti (di stampo terroristico o presunto tale), rischio massicce ondate di immigrazione, la probabile uscita della Grecia con l’ipotesi di Krugman e, la cosa che più mi preoccupa, un veloce contagio di panico Grecia-Spagna > Italia che potrebbe arrivare anche prima dei citati eventi. Forse la situazione è ancora più complicata di quanto pensiamo. Credo proprio di anticipare la delocalizzazione completa in PF… poi spero di riuscire a immaginare la mia.
capisco l’allarmismo, ma io differenzio un periodo speculativo che può avvenire in tempi brevi all’Italia specie se ci fosse un Paese PIIGS che uscisse dall’euro, dalla resa dei conti che per me partirà dal 2013 quando si scoprirà che le manovre precedenti, quelle di poco prima del governo Monti (un paio di manovre), non avranno sortito il gettito sperato.
Come dire ad una banca che io tanto guadagnerò 5000 euro mensili, farmi dare prestiti o calmierare la richiesta bancaria di rientro e poi fra un anno si scopre che ne guadagno ancora 1300..
Invece io non mi sentirei di spostare ancora denaro dall’Italia a fuori. Premetto che vivo all’estero e il grosso è dove vivo, ma quanto ho in Italia in liquidità non lo sposto, per quello c’è sempre tempo e di strada ce n’è ancora da fare, basti vedere la commedia greca partita tre anni fà come crisi forte, arrivata alla frutta due anni fà e tirata a campare finora. Ma la mia è ovviamente una opinione assolutamente personale, ognuno fà come si sente più tranquillo.
Segnalo sul tema questa intervista a Claudio Borghi (1h:10min) http://www.youtube.com/watch?v=fhzwE1oNA30
Buon ascolto…