pr-logo

Trasferirsi all’estero

Scritto da

3 Febbraio 2012   |   Lavoro

Trasferirsi all'estero

Può capitare di trovarsi, per desiderio o necessità, nella condizione di trasferirsi all’estero in modo stabile. E’ il caso della nostra Barbamamma, come di molti ricercatori che trovano fortuna solo all’estero, ma ammetto che io stesso valuto da tempo un possibile trasferimento per motivi di lavoro.

Chi si trova in questa condizione, ha delle oggettive difficoltà a confrontare non solo la differente retribuzione che potrebbe percepire all’estero (tolte quindi le tasse locali ed eventuale cambio con l’euro), ma anche il costo della vita cui si va incontro e che rientra concretamente in quella che è la trattativa economica in fase di contrattazione con l’azienda estera. Non ultima per importanza, la presenza o meno all’interno del pacchetto salariale dei contributi pensionistici e di assistenza sanitaria.

In questi giorni le statistiche di Eurostat denunciano l’aumento di disoccupazione in Italia pari a quella del 2004, ma guardando ai dati comparati storici si vede che non siamo certo i soli e va considerato che il cosiddetto miracolo tedesco, relativo alla contrazione della disoccupazione, non è esente da sacrifici anche in Germania.

Tuttavia la fame di lavoratori in Germania è reale e io stesso ho ricevuto negli scorsi mesi e in questi giorni offerte di lavoro da parte di aziende tedesche (in evidente affanno nel coprire dei profili professionali con esperienza con la sola disponibilità nazionale) e mi sono trovato in difficoltà cercando di valutare in breve tempo tante variabili per formulare richieste salariali concrete. Con la speranza di offrire un piccolo aiuto a chi si trovi a considerare un trasferimento all’estero vorrei raccogliere quindi in questo articolo alcuni strumenti utili per valutare indicativamente le differenze tra l’Italia e gli altri stati.

Come sempre sono ben graditi suggerimenti e segnalazioni!

 

Condividi l'articolo!

3 Febbraio 2012   |   Lavoro

Tags: , , , ,

19 commenti su “Trasferirsi all’estero

  1. Ms- barbamamma ha detto:

    ho messo nel comparatore da te segnalato i riferimenti fra Milano e Lille, e su alcuni apsetti ci siamo ma su molti altri non ci siamo, inoltre con considera moolti altri aspetti che non riguardano solo il costo del latte o di una casa come ad esempio il costo della scuola, o per esempio, parlando della Francia il fatto che la prima domenica di ogni  mese i musei sono gratis o che in molte catene di ristoranti i bimbi al sabato non pagano (la boucherie, hippopotamus, etc).
    Per il file sulla tassazione invece non so se lo hai costruito tu oppure no, ma ti dico che per esempio in Francia è più complicato il calcolo perchè devi valutare il quoziente familiare. Mio marito, ha creato un file in merito tarato sulla nostra situazione ma per farlo io ho fatto una lunga ricerca sui siti istituzionali per capire come funzionava la fiscalità (ad esempio il quoziente, cosa puoi detrarre, come si valutano i titoli, ecc) e gli ho riportao i dati che lui ha messo in un programma excel.
    Infatti se tu vedi la tabella fiscale italiana e francese sembrano simili ma in Francia, dividendo l’imponibile per il quoziente familiare hai una base imponibile finale bassa e quindi uno scaglione più basso, nel nostro caso siamo attorno al 7% di tassazione statale annuale (non è alla fonte) escluse le trattenute per la pensione.
    Inoltre ci sono altre tasse fuori dal sistema redditi, cioè quelle sulla casa, sull’auto (se ci sono ad esempio in Francia non c’è il bollo).
    E poi ci sono dei costi e prospettive future esempio il costo dell’università, la demografia e i dati macro , il costo della sanità (se per esempio ti pare che la Svizzera paghi molto, prova a viverci!! ti contano e fanno pagare anche i minuti al telefono col medico!), la sostenibilità del sistema Paese, le politiche energetiche, la zona idrogeologica (se per esempio sei in una zona con pochi corsi d’acqua un domani può esserci un problema di razionalizzazione visti i cambiamenti climatici), solo per fare degli esempi.
    SPesso chi va all’estero lo fà o perchè ha problemi di lavoro in Italia (o non ce l’ha proprio vedi i tanti giovani e ricercatori ogni anno che emigrano) o perchè ha la prospettiva di essere pagato molto di più o avere posizioni di rilievo (di solito per persone già con esperienza). A volte invece, come nel nostro caso, bisogna fare un passoindietro per farne due avanti, a volte è meglio andare al pari ma mettere il piede fuori, per poi farne due avanti, una volta fuori si riparte in carriera, opportunità ecc.
    La qualità della vita è data quindi da molti fattori insieme e non solo da uno stipendio più alto. Un trasferimento all’estero non è una passeggiata, è impegnativo, sotto molti apsetti, sia burocratici che di nuova vita, amicizie, lingua, nuovo lavoro, è quindi un cambiamento a 360 gradi che va secondo me pianificiato se si ha famiglia. Se si è da soli è più “facile”, ma quando si hanno dei bambini per esempio, non si possono certo spostare qua e là come dei pacchi: c’è la scuola, gli amici, la lingua, non li si può trattare come trottole e fare un passo valutato troppo superficialmente per poi tornare indietro. Va bene fare  e disfare, ma sarebbe opportuno valutare un pò meglio, come tu giustamente dici, proprio per eliminare almeno la superficialità della decisione.
    Quanto alla disoccupazione, è una statistica e senza nulla togliere alle statistiche il mitico Trilussa la spiegava col l’immagine del pollo dicendo in sostanza che la statistica è quella
    scienza per cui se due persone hanno un pollo a testa e uno mangia tutti
    e due i polli, entrambi hanno mangiato un pollo a testa, solo che io ho la pancia vuota e tu ti sei saziato.
    Quindi, per esempio, qui in Francia pur essendoci una disoccupazione di un certo tot, di fatto chi principalmente rientra in questa rete vedendo nel modo reale sono figure poco qualificate per esempio manovalanza, e figure operaie non specializzate che la delocalizzazione non permette di riallocare. Ecco che allora intervengono politiche di riqualificazione con anche percorsi di formazione, per rispondere al mercato del lavoro presente oggi. Le figure più qualificate sono sempre ricercate, da ovunque esse vengano, e per qualificate non mi riferisco al solo titolo di studio ma proprio ad un know how che spesso si fatica a trovare.
    Per cui questa trasformazione dell’economia un pò in tutta europa porta alla necessità di riconversioni, sulla basa di competenze e non più della qualifica(su internet troverete le differenze in base al quadro di competenze stilato dall’europa). Per questo è bene sempre coltivare le competenze e tenersi aggiornati (la formazione continua non è da dimenticare).
    L’Europa è quindi in una fase di abbassamento, declino, e se saprà affrontare la rionversione e attirare investimenti potrà riuscirne bene. Ovvio che molti oggi preferiscono direttamente andare in Paesi emergenti dove si è pagati molto bene, c’è lavoro, si vive in quartieri europei, e la ditta coccola anche con diversi benefit. Anche a noi capitò una proposta per la Cina. Io però oggi non ci andrei, non riuscirei a vivere in India o Brasile carcerata in un quartiere occidentale a fare la vita da occidentale frequentando scuole occidentali, medici occidentali, relocation company, quando fuori c’è un altro Paese con il caos (sociale), un sistema che non funziona (se si vivesse la vita reale li), una democrazia negata(Cina).. non voglio sembrare idealista perchè non lo sono, ma io non mi troverei bene a vivere in questa situazione, perchè nella mia scelta di trasferimento, dopo il lavoro (che certo è spesso il faro del cambiamento) c’è stata la scelta di un sistema Paese (che in Italia non condividevo ad esempio), quindi la mia è una valutazione dettata da mia coerenza col sistema in cui voglio far vivere i miei bimbi(meritocrazia, welfare sociale,democrazia) ,  ma so e conosco chi si trova bene.

  2. la calcolatrice l’ha realizzata un tedesco di nome Wolfgang Parmentier, chiaramente ha significato solo per la tassazione in Germania. ho comunque aggiunto i riferimenti agli autori in entrambi i link.

    per quanto riguarda Numbeo, si basa sui feedback diretti degli utenti di tutto il mondo che forniscono liberamente le informazioni utilizzate. sicuramente non è preciso, ma sapere ad esempio quanto costa 1 Lt. di latte dove si vive e dove si potrebbe andare a vivere può dare un’idea del delta cui si va incontro per i beni di prima necessità. e sono disponibili informazioni anche su beni voluttuari.

    il discorso che fai, incluse le considerazioni sulla famiglia, è giusto ma solitamente quando si viene contattati da un’agenzia estera si ha meno di mezza giornata per fornire la propria richiesta salariale, oltre a un cv aggiornato in inglese, pena l’esclusione dalla selezione in corso. nell’ottica di produrre una valutazione di massima, gli strumenti che ho trovato penso che possano dare una mano. valutazioni più approfondite sono premature, visto che ci sarà comunque tempo in fase di contrattazione con l’azienda di modulare le proprie richieste, conoscendo nel dettaglio il salary package offerto (spesso infatti nelle offerte di lavoro estere sono incluse polizze sanitarie, spese bancarie, coperture assicurative, pacchetti per la “rilocazione” per stranieri, …) mentre la richiesta cruda dell’agenzia serve unicamente a tagliare i candidati non congrui.

    poi è chiaro che prima di lasciare il Bel Paese per il nuovo andranno considerati tutti gli aspetti, non ultimi quelli pensionistici.

    se ragionassi da single non disdegnerei affatto Hong Kong,
    Singapore, Mosca e Arabia Saudita che offrono al momento ottime opportunità a profili elevati. ragionando invece con famiglia, resto con lo sguardo all’Europa.

    per quanto riguarda il foglio di calcolo che avete realizzato, se ti va potremmo trasformarlo in un’applicazione online come ho fatto con la calcolatrice per la cassintegrazione ( http://piccolorisparmio.eu/index.php/cassa-integrazione/calcola-cig.html ).

  3. Ms- barbamamma ha detto:

    beh, in mezza giornata la vedo dura decidere una fascia salariale di richiesta, coniviene avere già prima una idea di massima se si sceglie di puntare in un Paese. Spiego subito il motivo: al di là della differenza di tasse (ad esempio, diretta alla fonte, oppure no, o parziale) e oltre al costo della vita( che va bene sul litro di latte ma se poi ci sono aspetti come ad esempio il fatto che una mensa scolastica costa 10 euro a pasto.Anzi se pensi all’europa occidentale considera che sui prezzi non hai esagerati sbalzi come puoi invece averne sul “resto” che è la vera cosa che conta secondo me per valutare se arrivi bene a fine mese oppure no ) dipende da dove ti propongono il lavoro.
    In Italia no, ma spesso ci sono come delle gabbie salariali in altri Paesi, per cui se per esempio vivi a Parigi di solito ti pagano un 20% -30% in più che in una altra zona di Francia (ma il costo della vita in termini reali è maggiore, quindi alla fine è bene valutare il costo reale ma capisco che ci vuol tempo). Per la Germania ci sono ovvie differenza macro fra est e ovest, e poi fra città (Francoforte è molto ricca per esempio), quindi dipende da dove ti mandano per fare una valutazione. Il ragionamento salariale è sempre sul lordo, motivo per cui la tassazione nei suoi vari aspetti è importante (la persona con la quale ti ho fatto parlare ha preso un piccolo granchio passando dagli Usa alla Francia..).
    Quanto alla pensione, con gli accordi europei ti trascini i diritti che si cumulano, in pratica se resti in Ue funziona così: una volta che sei ad esempio in Germania diventi soggetto alla legislazione tedesca in termini di pensione. Per maturare gli anni di pensione saranno calcolati anche gli anni lavorati in Italia. Poi una volta maturata l’età lavorativa e contributiva andrai in pensione e la Germania ti pagherà il suo pezzo di pensione mentre l’Italia ti pagherà l’altro pezzo di pensione. Quindi non perdi i contributi versati finora in Italia. Gli anni di contributi si cumulano e valgono anche quelli italiani in vista del nr di anni di contributo utili per maturare la pensione tedesca.
    Preciso che nel mio post di risposta volevo fare un ragionamento utile per tutti i lettori, quindi non mi ero focalizzata sulla tua situazione.

  4. Ms- barbamamma ha detto:

    scusa riprendo solo un tuo riferimento sul salary package: è vero che sulla contrattazione siamo a campo aperto quindi tutto è possibile, però è anche vero che oggi generalmente funziona così: se lavori per u na società che ti richiede di andare all’estero sei coccolato da relocation company, e benefit vari (so per certo di società come Decathlon che offrono molto), ma se invece sei tu che fai domanda di andare fuori o se trovi un nuovo lavoro all’estero la relocation non è scontata anzi, semmai si può contrattare più facilmente il rimborso di uno o due anni di affitto (sul salario) ma per i documenti nisba. Lo ripeto, è una generalizzazione, tutto può accadere in fase contrattazione, ma per quanto generalmente so avendo diversi amici sparsi per l’Europa, funziona in questo modo. Le assicurazioni malattia sono un benefit ottimo. In alcuni casi si può contrattare anche il rimborso spese scuola o il pagamento diretto di una scuola internazionale, ma questo avviene in alcuni casi particolari come per esempio un lavoratore che dall’Europa va in Asia, o viceversa.
    In alcuni casi attenzione allaeventuale  tassazione dei benefit.
    Inoltre è da valutare anche un altro aspetto riguardante il salario: spesso in Europa, dipende dai lavori ovvio, una parte è fissa, una parte su obiettivo (specie se si sale di livello ai posti manageriali, non necessriamente commerciali), una parte è pagato con azioni (azioni gratuite oppure con stock options).
    In Italia solitamente il variabile è una piccola percentuale, fuori la percentuale è consistente, quindi a volte ti pare di prendere eno salario fisso ma poi se consideri tutto il pacco ci guadagni molto di più.
    Capisco che l’ideale è partire da un fisso più alto e poi aggiungere il resto, ma attenzione perchè a volte impuntarsi sul sistema “italiano” può far perdere delle possibilità. Ovviamente laddove c’è un variabile indiscutibile dire di fissare su carta gli obiettivi richiesti e valutare la serietà della società, se è in buono stato economico, e se negli utlimi 5 anni è stato pagato il variabile oppure no(o il premio produzione).

  5. anche io faccio un discorso generico, per forza di cose però basato sulle mie esperienze: se tieni a disposizione un cv pubblico ti selezionano anche agenzie estere; se valutano opportuno ti contattano e nella stessa conversazione ti chiedono comunque subito qual è la tua richiesta salariale.
    non hai quindi tempo per fare alcuna ricerca, a meno di non averla fatta prima.

    quest’estate ho avuto richieste da Francia, Germania, Olanda.. in tutti e tre i casi la richiesta salariale andava risolta nel colloquio telefonico o in giornata compilando una scheda complementare al colloquio.

    di recente di nuovo dalla Germania e dalla Polonia, in entrambi i casi giocavano al ribasso e la richiesta salariale è arrivata alla fine del colloquio. ora se ad esempio compari Roma e Varsavia ti rendi conto che il potere d’acquisto che hai in Polonia è praticamente doppio a parità di stipendio, ma la proposta era per uno stipendio inferiore nonostante si trattava di una multinazionale: è evidente che le retribuzioni vengono allineate al costo della vita locale, quindi si torna alle indicazioni di massima necessarie per fare una prima valutazione (parziale, imprecisa, approssimativa, ma funzionale a entrare in selezione).

    almeno per quanto mi riguarda il discorso era relativo alla sola parte fissa, di variabile c’era ben poco (bonus di fine anno) probabilmente per il fatto che si trattava di ruoli tecnici.

  6. Ms- barbamamma ha detto:

    “stipendio inferiore anche se era una multinazionale”.. certo , lo dico per tutti gli interessati, in Italia si pagano stipendi troppo alti per le funzioni medio-alte. Questo lo dico chiaramente, non esiste fuori al meno in EUropa, cioè se uno è neolaureato gli direi vai in Germani che ti pagano molto di più, se uno è una figura media con alcuni anni di esperienza e magari si è già fatto un pò di strada con aumenti di livello direi che o ha un progetto professionale chiaro , e di vita (parlo del rischio Paese Italia e prospettive future prossime) oppure non sarà facile mantenergli lo stipendio che ha come livello medio impiegatizio o come quadro.
    In Francia e Belgio ad esempio se sei neolaureato ingegnere entri come quadro direttamente, quindi la partenza di stipendio è alta rispetto all’Italia, ma se un quadro o un livello medio alto impiegatizio cerca di aumentare molto il fisso troverà degli stipendi calmierati rispetto a quelli italiani, salvo non si parli di top management che non ha parametri.
    Però poi per queste figure si prospetta un variabile che alza di molto e moltissimo lo stipendio base fisso, in Francia si tratta di partecipazione ed interessamento aziendale, oltre che di bonus azionari, e di bonus obiettivo aziendale e personale.
    Il futuro del parametro salariale sarà cosi, una parte fissa e una ad obiettivi anche se non si è commerciali, meglio quindi prendere confidenza con questa attualità.
    Inoltre questi Paesi, sapendo che c’è una richiesta elevata di tecnici e impiegati che bussano alla porta, giocano al ribasso, fanno ovviamente i loro interessi, a domanda alta posso giocarmi la carta dello stipendio più “basso”. Guardate che con la crisi greca, con quella portoghese che a breve scoppierà fortemente, di quella italiana, e poi la Spagna, i Paesi dell’est asiatico (india per l’informatica ad esempio), c’è in corso una immigrazione fortissima nei Paesi più forti europei, stiamo vivendo la situazione migratoria simile agli anni 30 solo che all’epoca c’era manovalanza, oggi si spostano persone qualificate. Chi è dentro e chi è fuori, e chi è fuori e non trova una strategia per entrarci (se vuole, se è il suo obiettivo professionale e di vita) è bene che sia disposto a crearsene una. Perchè dal punto di vista professionale, bisogna anche giustificare il passo indietro di stipendio fisso, no? Chi riesce a crearsi quindi un progetto professionale coerente potrà una volta all’estero ripartire alla grande come carriera, chi no resterà nella propria nazione a subire gli eventi di quanto accadrà.
    Cosa si è disposti a giocarsi?
    Per questo nel mio precedente intervento dicevo che nel nostro caso abbiamo fatto un apparente passo indietro per poi farne due avanti.
    Anche in questo caso generalizzo per mie esperienze e conoscenze in tutta Europa, sia junior che senior.
    Poi come già detto ci sono particolari casi e settori in cui offrono molto, specie se è la società a chiederti di spostarsi.
    Nel nostro caso noi abbiamo progettato l’espatrio in due fasi, la prima e’ stata quella dell’assunzione in una multinazionale francese in Italia (primo trasloco, in Italia), poi dopo due anni la possibilità di andare in Francia, e in tal caso non si ha lo stress del cambio lavoro (si conoscono già i colleghi francesi) e soprattutto la società  paga il trasloco, che sono fior di soldoni se ci si sposta con baracca e burattini, spesso danno aiuto a trovare alloggio (difficile che diano la relocation company inclusa per i documenti) e forniscono garanzie per contratti di affitto, banca, ecc.
    Questa è la mia esperienza, per un giovane senza famiglia il salto nel vuoto lo può fare, tanto rende conto a sè e può agilmente tornare indietro.

  7. ho aggiunto la calcolatrice ufficiale realizzata direttamente dall’Amministrazione Federale Svizzera), utile per capire quanto è opportuno guadagnare per risiedere lì (a meno che non si prenda in considerazione di pendolare come transfrontaliere).

  8. ms barbamamma ha detto:

    HO FATTO L PROVA ipotizzando di essere insegnante..mi indica un salario medio con forchetta massima e minima, a seconda se si è uomo o donna (ahimé!), ma prima degli oneri deducibili per il sociale. Più che altro la calcolatrice serve per avere una idea del salario medio ma per capire le tasse, il costo della vita (affitti, cibo, mensa scolastica per i figli e sopratutto sanità , che in svizzera costa, purtroppo bisogna valutare sempre personalmente.
    invece, sulla scia di questo link di Massimiliano, suggerisco, a livello professionale di valutare le medie degli stipendi nei vari Stati utilizzando link come il francese http://www.salairemoyen.com/france.html . Ovvio, si tratta di salri medi, non si considerano i benefit e dopo un certo livello di posizione non sono molto attendibili perchè la contrattazione è liberissima più si sale..

  9. dando un’occhiata rapida a me andrebbero benissimo anche senza benefit, soprattutto considerando che sono “medi” e le tutele che ci sono lì per la famiglia!

  10. ms barbamamma ha detto:

    certo, e in più col quoziente familiare se si hanno uno , ma sopratutto due figli. ad esempio una famiglia di 4 persone con redditi congiunti per 5o mila euro (si sommano i redditi di moglie e marito) pagano una tassa statale annua di poco più di mille euro. dallo stipendio mensile si toglie un 20% per la pensione (che è a 62 anni e le donne scontano due anni per ogni figlio). su zona parigina stipendi più alti ma costo vita più alto.

  11. Anonimo ha detto:

    Ciao,
    segnalo anche il calcolatore per la tassazione del lavoro dipendente nel Gran Ducato del Lussemburgo, alla pagina https://saturn.etat.lu/cobar/baremePP.jsp (classe di importo più comuni 1: celibe/divorziato senza figli, 2 coniugato con figli)

  12. Anonimo ha detto:

    Ciao,
    segnalo anche il calcolatore per la tassazione del lavoro dipendente nel Gran Ducato del Lussemburgo, alla pagina https://saturn.etat.lu/cobar/baremePP.jsp (classe di importo più comuni 1: celibe/divorziato senza figli, 2 coniugato con figli)

  13. Giovanni_lux ha detto:

    Ciao,
    segnalo anche il calcolatore per la tassazione del lavoro dipendente nel Gran Ducato del Lussemburgo, alla pagina https://saturn.etat.lu/cobar/baremePP.jsp (classe di importo più comuni 1: celibe/divorziato senza figli, 2 coniugato con figli)

  14. grazie! lo aggiungo subito alla lista.

  15. Samarkanda ha detto:

    Per chi fosse interessato alla Germania segnalo il Glücksatlas 2011 (letteralmente Atlante della Felicità), in Tedesco, basato su rilevazioni socio-economiche che oltre al reddito toccano altri aspetti importanti della vita quotidiana: situazione abitativa, “indice di felicità” (globale, per sesso, per età), situazione lavorativa , assistenza sanitaria. Con tutti i limiti di simili ricerche, ne viene fuori una classifica dei Länder per ogni aspetto preso in considerazione. Gli stessi dati si possono richiamare per gli ultimi 20 anni, per potersi fare una idea della evoluzione nel tempo in una certa area.

    http://www.gluecksatlas.de/cms/index.html

  16. davvero interessante, grazie. approfitto per riaggiornare la lista con l’indicazione della nazione e aggiungo anche questo link.

  17. ms barbamamma ha detto:

    fantastico, in futuro non si guarderà più il Pil ma altri indici di valutazione di crescita economico-sociale. La Germania è avanti in questo. Stiglitz afferma che la società non si baserà sullo scambio di merci ma appunto di vedranno altri parametri. La qualità della vita, i servizi alla persona, il benessere unito al welfare.. chi può inizi in tali attività e fra quindici anni ne raccoglierà i gran frutti.

  18. A mio avviso trasferirsi all’estero è una scelta molto difficile da affrontare ed attuare, perchè tipicamente si crede che l’estero sia migliore ma spesso non si fanno i conti con gli aspetti pratici della questione, come i sistemi sanitari non sempre di livello adeguato e i salari che non permettono lo stesso tenore di vita a cui siamo abituati in italia. E’ vero che con la crisi non abbiamo grandi speranze per un futuro migliore, ma tra quelli che hanno deciso di trasferirsi all’estero sono più quelli che hanno fallito che quelli che ce l’hanno fatta.

Grazie.