Per chi suona la campana: Usa, Ue, Cina, Giappone, Italia
Scritto da Barbamamma
20 Agosto 2011 | Opinioni
L’Italia è in crisi.
Se ora lo scrivo va bene perché è ufficiale, ne parlano addirittura stampa e telegiornali, quindi ora esiste questo problema: il micidiale cocktail del debito enorme e una crescita terribilmente bassa.
Certo, l’Italia non è la sola a dovere affrontare questa ondata speculativa, ma il detto “mal comune mezzo gaudio” non credo possa tranquillizzare gli italiani verso non solo le perdite dei loro titoli ma soprattutto sui sacrifici che saranno sulle loro spalle.
Se si evitasse di trincerarsi dietro i fondamentali e si facesse da subito una manovra pesante, dura ma decisiva sarebbe meglio. Invece faremo a bocconi e sarà peggio, alla fine spenderemo di più e perderemo molte nostre aziende, basti vedere cosa è successo in un anno in Grecia, manovra dopo manovra. Peccato perché è una strada che percorreremo anche noi seppur con modalità diverse, non perché siamo comela Grecia, ma perché siamo l’Italia e appunto abbiamo un debito e un peso sul PIL europeo che ci fanno essere dei sorvegliati speciali. Badate che gli italiani stanno già pagando: ad ogni colpo speculativo sia borsa che titoli di Stato hanno delle perdite (potenziali certo, solo sulla carta finchè non vendete), ma considerato che nei portafogli italiani ci sono molti titoli di Stato e azioni italiane (acquistate direttamente o con fondi comuni e gestioni) c’è poco da fare sonni tranquilli. Senza considerare qualcosa di cui non si parla: i fondi pensione, quelli in cui molti hanno messo il proprio tfr, che hanno di certo perdite ma di cui non troverete servizi giornalistici in merito perché vedete in questi casi, il dictat è sempre lo stesso: non creare allarmismi. I giornali, il vostro consulente bancario, la classe dirigente vi diranno di stare fermi di non muovervi, non vendere, non spostare, non esportare all’estero i risparmi, ecc. Dovete stare fermi, perché il mercato è già ballerino così e se si aggiunge un panico da mercati gli effetti possono creare problemi di maggiore volatilità a chi muove i fili della finanza. Gli italiani quindi stanno già pagando, peggio che una patrimoniale, ma tanto poi (non prima ma poi) arriverà anche quella, forse, perché per uscire da tale crisi la classe dirigente europea sa benissimo cosa fare, il problema è che le misure sono talmente impopolari che si cerca di rimandare per evitare danni elettorali, e invece alla fine le manovre dolorose penso si faranno, ritardarle significherà pagare di più e far guadagnare i soliti noti cioè le economie reali di chi ci governa (qualche Stato oggi, Bce domani). Attenzione non parlo di finanza perchè se un Paese europeo ha crisi noterete che anche le borse di Parigi e Francoforte scendono, parlo di economie reali intendendo acquisti di aziende.
L’Italia non potrà essere salvata dagli altri Stati, questo non è ufficiale, così come non lo erano le mie opinioni sulla speculazione di Btp e titoli bancari scritte su articoli di qualche mese fà: l’Italia non è vero che è intoccabile perché ha un debito troppo grande, anzi è proprio questo che la rende insalvabile con un fondo salva-Stati. Quanti soldi ci vorrebbero, chi li metterebbe questi soldi, chi pagherebbe questa assunzione di rischio? Anche solo tentare di salvare un grande Paese come Spagna e Italia significa rimandare i nodi della moneta unica su economie diverse e fiscalmente autonome, e rischia di creare speculazione anche su economie europee più solide. Ma i big europei nel breve periodo avrebbero più difficoltà se non intervenissero e lasciassero marciare la speculazione sull’euro, motivo per cui bisogna intervenire, tenere il mercato il più possibile e nel frattempo trovare la soluzione definitiva, non indolore, ma guidata, canalizzata. Certo, il mercato lo sa, e colpisce anche dopo le migliori dichiarazioni politiche, perché oggi ha intuito ciò che sta cambiando e contribuirà a cambiarlo.
Chi detiene il nostro debito detiene la nostra politica economica, e a fronte del rischio emittente, e/o di un’eventuale allungamento del rimborso (semmai un giorno avvenisse mai), può tenerci in vita per tenere in vita l’Euro e compensare il rischio facendi shopping nella nostra nazione, comprando a saldo nostri asset strategici, percorso già in atto del resto da parte di qualche Stato, notamentela Franciaela Germania.
La crisi non è mondiale, la crisi è sui Paesi più globalizzati finanziariamente e con lati deboli o fragili, la speculazione è economica ma anche politica, è in atto una lotta di colonizzazione mascherata da aiuti istituzionali.
Signori, non esitono crisi ma solo opportunità (il motto che si sente nelle sale operative finanziarie e secondo me anche in qualche salotto aziendale ed istituzionale).
Vediamo una panoramica veloce su alcuni Paesi:
– USA: per avere la febbre si deve avere almeno 37, è la soglia febbrile, immaginate che si decida che la soglia passa a 38; vi troverete ad avere la febbre, ad essere di fatto malati, ma non formalmente. Gli Usa sarebbero già in default tecnico se non avessero aumentato la soglia del debito, e non è certo la prima volta che lo fanno. Il mio è un esempio semplicistico,ma evocativo per sottolineare che era ovvio che gli Usa non erano più un tripla A (seppur si tratta sempre di una grande economia), il sostegno era determinato in parte dal QE, stampare moneta da parte Fed, ma non pensavo che un giorno qualcuno avrebbe fatto un downgrade perchè chi mai avrebbe potuto osare contraddire la tripla A americana, anche solo per la forza politica che gli Usa hanno ancora? Ma ora che questo è stato fatto, tutto è possibile, nessuno è più intoccabile. Per l’Italia non è una buona notizia questo downgrade anche perché S&P ha valutato nella sua decisione il processo politico statunitense, e ricordo che sempre S&P pochi mesi fa ha chiaramente indicato che avremmo subito un downgrade anche noi nel caso di stallo politico e mancanza di riforme. Direi quindi che la situazione odierna non ci fa state obiettivamente tranquilli e penso che S&P o Moody’s ci metteranno sotto osservazione nel prossimo anno.
– Cina: nemmeno la Cina può permettersi una crescita esponenziale infinita, e prima o poi qualche cricca la avranno anche loro. Per ora , sul piano della economia politica il messaggio è chiaro: gli Usa hanno bisogno della Cina che è il loro maggior creditore, mala Cinanon può permettersi degli Usa in eccessiva crisi finanziaria altrimenti ne và delle loro finanze. Le due economie hanno bisogno l’una dell’altra, seppur rimarrà sempre viva la corsa alla leadership che alla fine vedrà perdente gli Usa e vincente l’India.
Ho detto India? Eh eh…
– Giappone: secondo me il Giappone ha già fatto il giro di boa, non è più sostenibile la loro situazione col debito più alto del mondo, la popolazione anziana e mancanza di efficaci politiche di immigrazione (sennò chi lavora e chi paga le pensioni?), ma per ora tutto tace. Secondo me prima o poi arriverà anche il caso Japan, ma forse qualcuno ha deciso che non è ora il momento.
– UE: questo è il capitolo più dolente. Stando così, fra 10 anni ci sarà l’euro come lo conosciamo oggi? Come disse Manzoni: “ai posteri l’ardua sentenza”. L’Ue se cercherà di tentare di salvare qualche Stato (o meglio i mercati e l’euro) con operazioni straordinarie come l’acquisto di bond italiani da parte Bce si potranno avere dei periodi di apparente calma, ma poi ne risentirà la moneta unica insieme alle borse europee, perchéla Bcenon può diventare un hedge fund, né permettersi di comprare i titoli di ogni Paese membro in difficoltà. Un fardello del genere significherebbe far affondare tutta la barca, la zavorra rischia di fare troppi danni. Morirà Sansone con tutti i filistei? Lasciare uno Stato al suo destino sarebbe comunque un errore se venisse fatto subito, quantomeno per le opportunità da giocarsi nell’acquisto dei suoi assets, e comunque creerebbe incertezza sul futuro dell’Ue e della moneta unica. Gli Stati hanno già deciso, hanno bisogno ancora di un po’ di tempo per sistemare qualche partita e qualche affare nazionale. La strategia potrebbe essere quella di spingere ad ogni ondata speculativa lo Stato in questione , ad esempio l’Italia, verso nuove e sempre più pesanti manovre fino ad arrivare a far vendere i gioielli di famiglia, privatizzando ad esempio l’Eni, acquistando ad esempio le aziende italiane che oggi hanno una patrimonializzazione tale da essere preda di scalate(Unicredit, Generali e altre aziende hanno una quotazione che era impensabile tre anni fa), e magari puntando anche sullo sfruttamento (ehm, concessione) di siti turistici, archeologici, in gestione a società private straniere. Noi abbiamo qualcosa che ci invidiano all’estero: un discreto risparmio privato (che fa gola a banche estere e sim) ; il maggior patrimonio artistico mondiale (pensate quindi alla rete di trasporti passeggeri aerei e ferroviari, alla gestione turistica); e una bella posizione assolata al centro del mediterraneo (pensate al solare, il futuro si gioca sull’energia). Non se li lasceranno sfuggire.
L’Europa della moneta unica deve diventare grande e capire cosa vuole essere, così non va avanti, o tira a campare rischiando lo sfaldamento o decide di diventare una federazione e a questo punto ci vuole una politica fiscale comune, un governo europeo incisivo e una politica estera comune.
– Italia: il debito è enorme e la crescita debole, seppur il Paese ha ancora un discreto risparmio privato, motivo per cui la speculazione si è svegliata, o meglio, qualcuno se era già accorto che i conti non andavano e le prospettive neppure ma per permettere di alleggerire le banche del rischio Italia era necessario che i mercati fossero tranquilli. E’ ad esempio noto che Deutsche bank ha venduto 7 mld di titoli italiani su 8 mld detenuti, un vero scarico che forse ha anche una motivazione politica, ma per ora ragioniamo solo su ambito economico. Un tempo, in maretta, lo Stato svalutava, un tempo era più difficile burocraticamente spostare le proprie aziende all’estero, un tempo l’Italia aveva una crescita molto più alta di quella odierna, un tempo l’Ue non era ciò che è diventata oggi (l’erosione della sovranità nazionale è un processo noto e aderito dagli Stati membri), la finanza non era così globalizzata e i risparmiatori italiani investivano in titoli di Stato, libretti e qualcuno in qualche azione italiana passando sempre dalla banca (internet non c’era ancora). Quindi nulla sarà come prima perché nulla è come prima, il momento storico, sociale, economico è diverso, enormemente diverso.
Il Paese ha vissuto sopra le proprie possibilità ed ora o si rinuncia a qualcosa (o molto) o si perde tutto.
Questo si tradurrà in alcune manovre molto pesanti, perché i mercati vorranno risposte in tempi brevi, risposte concrete, cifre immediate, che non possono limitarsi a prospettive. Per intenderci, la crescita per essere strutturale e sana necessita di tempo, di anni, quindi è certo importante agire per la crescita ma in tempi brevi sarà necessario agire tagliando la spesa, aumentando tasse e tariffe e privatizzando. La risposta sarà quindi amara per le tasche degli italiani, ma ogni ritardo costerà molto di più rispetto ad agire subito. La ricetta è già nota, è stata già attuata da altri Paesi europei. Gli investitori vogliono risposte in breve periodo, con tempi molto veloci, e quindi bisognerà fare cassa e nel caso in cui essi dovessero verificare dei tempi di risposta lenti e approssimativi il mercato si muoverà a tal punto da costringere a politiche impopolari prese dal governo eletto oppure da un governo tecnico presieduto da personaggio di rilievo economico internazionale, ad esempio Monti o Bini-Smaghi. In realtà un governo tecnico c’è già, presieduto da Francia e Germania: l’Ue sta già dettando all’Italia l’agenda economica così come fatto perla Grecia.
Il mondo economico, sociale, politico sta cambiando pelle. La campana suonerà per qualcuno di questi Paesi citati o per tutti?
Forse il double dip è alle porte
20 Agosto 2011 | Opinioni
Tags: cina, crisi economica, double dip, eu, germania, giappone italia, grecia, usa
nulla mi toglie dalla testa che l’ultimo salvataggio greco è arrivato per evitare la capriola portoghese, che sembra quasi inevitabile..quasi..intanto lo spread è tornato a risalire e i soliti americani esprimono preoccupazione. Finita la pacchia dei mercati, tutti hanno capitalizzato il loro bel guadagno deigli ultimi due -tre mesi di aumento borsistico e ora si ritorna con la primavera, alla realtà.
Chissà che succederà in estate, quando tutti sono più distratti e i programmi di informazione (casomai ne esistessero) sono in vacanza.
Meglio non sapere, meglio che le cose arrivino in estate.
Il portogallo è andato. La spagna segue a ruota vista l’esposizione. Per l’italia è solo questione di fino a quando riusciranno a nascondere la polvere sotto il tappeto (perchè questo stanno facendo ancora monti & c.). I LTRO sono già stati ampiamente scontati dal mercato: hanno sganciato 2 bombe atomiche e hanno ottenuto neanche 200 punti di spread… la vedo MOLTO male. I PIIGS sono sempre i PIIGS, anche se non ne parla piu nessuno.
DJ io sarei per una ristrutturazione del debito italiano del 30%, ma naturalemente nessuno, a partire da chi detiene i btp in portafoglio, sarebbe disposto a perdere il 30% dei soldi investiti. Il problema è che per evitare ciò (non ai piccoli ma ai grandi) o almeno per rimandarlo di qualche anno, si faranno pagare lo stesso i cittadini italiani. Io non ho mai avuto btp ma preferei perderci il 30% almeno so che è quello, e invece si pagherà lo stesso forse anche più del 30% dei risparmi (relativo il conto) in tasse, accise, diminuzione stipendi, licenziamenti (e nuovi lavori a minor stipendio), aumento ticket (ahi che botta quando toccheranno la sanità..), aumento prezzi (perchè il negoziante e il libero professionista vorranno tenere uguale il loro tenore di vita, questo nel breve, poi nel medio lungo batosta ovvia anche li perchè se nessuno ti compra ..), e caos disorganizzativo.
Monique la vedi molto male anche tu allora.
la realtà secondo me è che i conti italiani sono messi male, che la crescita non si vede e che anzi devono ancora entrare in statistica le numerose aziende che hanno delocalizzato o chiuso, senza contare che da noi le persone in cassa integrazione non rientrano nel computo statistico delle persone disoccupate (anche se ne è l’anticamera). Inizia a riaggiornare i dati e la situazione non è rosea.Inizia a mettere il nr dei cassaintegrati nel computo dei disoccupati e vedi come ti rispondono i mercati. Ma finchè i nr si trascinano di anno in anno si spera di guadagnar tempo e che la situazioni migliori. Le cose che ci salvano sono un potenziale e variegato panorama aziendale (non viviamo di solo turismo per esempio), e un buon risparmio privato rispetto alla media europea.
Una nuova campana sta per suonare per Usa e Gb, nonostante l’attenzione sia rivolta verso altro, ambedue per l’economia ma gli Usa anch eper il debito che riesploderà.
Monicà, leggi qua:
http://blog.panorama.it/economia/2012/05/22/spagna-24-ore-per-salvare-le-banche-e-il-paese/
il problema Bankia lo avevo postato qui https://piccolorisparmio.eu/index.php/banche-crisi-di-liquidita.html …
Ecco un pò di “storia” bancaria:
1998-2000: banche guadagnano dalla grande abbuffata di transazioni borsistiche, tutti a comprare e vendere azioni, saliva tutto, gente che sentiva che il vicino aveva preso le azioni “guagliò” e pure lui le comprava e guadagnava, amici al bar, anzi all’happy hours milanese che brindavano ai lauti guadagni pensandosi grandi strateghi finanziari;
2000 (seconda metà circa)-2006: dopo la grande batosta sui mercati ecco che le banche cambiano rotta e puntano al credito, lauti guadagni con i mutui, mutui anche a 30 anni, offerte e offertone di vario genere pur di farti fare un finanziamento, prezzo dell’immobiliare che schizza, tutti a comprare, per la prima casa o per investimento, visti anche i tassi bassi.
2006-2008: inizia a scricchiolare qualcosa, pochi ancora lo sanno, i prezzi delle case diventano troppo alti e rallenta la corsa al credito, aumentano i tassi, la borsa porta con sè ancora alti e bassi di fiducia, si inizia a parlare di crisi, di banche, di debito pubblico, di cds, di spread, le banche allora puntano fortemente sull’assicurativo, index linked in primis ma anche su obbligazioni bancarie strutturate. Con le assicurazioni la banca incassa i carimenti di 5 anni al primo anno, ottimo stratagemma per i big boss, che mostrano bilanci incredibili e che poi dopo due anni si rivendono in altra banca.
2008-2010: la crisi c’è ma è altrove non in Italia, lo fanno credere a quasi tutti, ma alcuni iniziano ad avere dei dubbi. I bancari si accorgono che non riescono più a fare gli obiettivi, il motivo uno solo: non ci sono più soldi. Chi fà anticipi su ft si accorge che le scadenze non vengono rispettate per niente. C’erano due Italie, una di coloro che vivevano di certezze e una di coloro che avevano dubbi. Se si palesava un dubbio si era tacciati per esagerati, pessimisti e a volte pure esterofili.
2011: la crisi c’è sempre e di più all’estero ma non in Italia , fino all’inizio dell’estate, quando si cela il velo e si vede una immagine terribile, quella dei dubbiosi. Ora il dubbio di prima è diventato certezza, la crisi c’è da noi, il motivo per cui non la sentivamo è perchè siamo un Paese di pmi, e se falliscono 100 ditte da 50 persone non fà notizia, mentre naturalemente se fallisce una ditta da 5000 persone fà più notizia. Come quei giochi con i puntini da collegare, ecco che dai quà dai là il sistema inizia a scricchiolare, lentamente ma irrevocabilmente, a tal punto che si rischia il collasso, e si passa ad un governo tecnico. Nel frattempo le banche capendo che sui mercati la gente non investe quasi più in azioni, quasi più in obbligazioni, quasi più in assicurazioni, e che si sono chiusi i rubinetti del credito non si ha che cercare denaro fresco tramite offertone di conti deposito.
2012: i conti deposito non bastano più, le banche continuano a perdere, i clienti spostano denaro all’estero, la Bce dà una boccata di ossigeno al sistema che le banche usanonon per immetterlo nell’economia reale, ma per guadagnare, ecco che comprato titoli di Stato magari al 6% contro il prestito Bce all’1%. Ma le banche continuano a perdere, le sofferenze aumentano, non si fidano più di loro stesse, ed aumentano i depositi overnigth alla bce…
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ecco che nei corridoi si vocifera che ci sono banche in gravi difficoltà.. fra di esse una greca, una spagnola,una tedesca e una italiana… all’head quarter Bce pensano si tratti di una barzelletta anni ’50, quando invece arriva la conferma dalle rispettive banche centrali nazionali si riuniscono tutti insieme ai vertici UE, ma non possono più uscire perchè fuori c’è una folla di italiani, francesi, greci, spagnoli, che non aspettano altro che entrare a salutarli..
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(l’ultima parte è scherzosamente una battuta)
Complimenti per la lucidità con cui tratteggi in poche righe l’ultimo quindicennio di cicli e ricicli delle dinamiche bancarie. Ma sono pronto a scommettere che, scampato il pericolo, si ricomincerà con gli stessi cicli e le stesse fasi già sperimentate ma con una finanza “rinnovata”, nel senso di più ingarbugliata, stratificata, perversa: l’evoluzione di quella che oggi ci tiene in ostaggio, estrema untrice del sistema economico, piuttosto che propaggine e strumento di esso. Chi dovrebbe ridimensionarla drasticamente? I tecnici? Medici che per curare l’influenza somministrano antibiotici e cortisone perchè le rispettive case farmaceutiche altrimenti si arrabbiano. Forse la vecchia politica in gessato e facce da squalo che si vende per un gelato al pistacchio? Fai bene a sdrammatizzare con una battuta. Forse una risata ci salverà! E Grillo l’ha capito…
Può darsi che ci siano i famosi corsi e ricorsi storici di GB Vico, però è anche vero che ci sono fasi di vero cambiamento storico, questa credo sia una di queste, il sistema cambierà, è un percorso da cui non si può tornare indietro, è come una nuova rivoluzione industriale, il sistema economico non si può sostenere il tal modo, quindi bisogna cambiare, ma per farlo, dicendo alla maniera di LAgarde “in modo ordinato” si deve intrecciare la rete di accordi itz, perchè la frittata non è locale vista la globalizzazione.
Il quadretto è quanto da me vissuto in banca negli ultimi dieci anni.
Il sistema politico, economico e oso dire industriale e di consumi va ridisegnato, nel nuovo disegno c’è spazio per cose buone e anche per nuove speculazioni. Ma il cambiamento c’è, non siamo più l’Italia di 20 anni fà, stiamo meno bene, lo dicono i dati e i paragoni in termini reali fra come si viveva prima e ora. Ora si spende di più, forse 20 anni fà si andava meno al ristorante, ma si potevano avere due lavori, potevi cambiare lavoro per migliorare, almeno parlo di Milano, oggi da amici che sono ancora lì mi arrivano racconti di fallimenti, e crisi per vari motivi (perchè la ns classe imprenditoriale è stata all’altezza engli ultimi 15 -20 anni? ne vogliamo parlare?) di doppi lavori manco a dirlo, se ne hai uno lo tieni stretto e gli stipendi sono fortemente abbassati in termini reali, in una città che invece ha visto i costi aumentare vertiginosamente, a partire dalla casa, a finire per le uscite di loisir.
E in Francia invece? E’ interessante comparare i sistemi statali per capire dove stanno le differenze e decidere cosa si puo’ fare. Bisogna ripartire dal basso ed in questa direzione sta andando il M5* cui partecipano persone di cultura medio alta che prenotano le visite mediche al Cup ed aspettano dai tre ai cinque mesi, fanno frequentare ai figli le scuole pubbliche pagando la carta igienica ed il sapone liquido, fanno benzina a quasi 2 euro al litro, fanno la spese in SMK dove i prodotti di base costano piu’ che in Germania anche se il reddito pro capite e’ almeno il 50% più basso. Insomma non godono di privilegio alcuno, sono cittadini normali. Ed ora, come ha detto ieri Crozza, per selezionare assessori e dirigenti partono dai curriculum da mettere in rete: si vede che non capiscono niente di politica!!!
gli italiani non ne possono più, e quando in due anni un movimento non pubblicizzato dai mass media tradizionali diventa il terzo più votato (secondo indagini statistiche) a livello nazionale è un segnale forte democraticamente parlando. Io mi sono letta il loro programma, lungi da me parteggiare per questo o quello, ma meglio un voto verso un movimento o partito democratico e propositore di idee che quello esasperato e ribelle verso un partito estremo come visto in Grecia.
la strada per uscire dalla morsa del debito ha diverse strade:
– inflazione controllata (secondo Monti) che però potrebbe passare dal teorico 4-6% annuo ad una inflazione ben più forte in caso di variabili improvvise che entrino nello scenario teorico.
– repressione finanziaria, e per quella vi rimando a un sunto ottimo di Pimco http://media.pimco.com/ITDocuments/VP068-060611%20Global%20Repression_ITA_FINAL.pdf
– stampare, stampare, stampare moneta
poi alla fine si cercherà di fare l’Unione politica europea.
perchè si pensa si essere furboi in Italia quando si fà nero, salvo poi prendere legnate e lamentarsi (legnate di manovre, di tasse, di imu, di rette di asili alte, ecc cose provocate dalla mancanza di entrate tributarie, quindi un arrichhimento apparentemente personale per un impoverimento della società e quindi di sè stessi, m è difficile da far capire a chi pensa solo al suo orticello e non vede la grandiosità del mondo)