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Crisi e default, quali opzioni per noi?

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20 Settembre 2011   |   Opinioni

Crisi e default, quali opzioni per noi?

Abbiamo assistito alla recente escalation delle misure preventive, correttive e d’emergenza messe a punto dalle banche centrali e più da vicino dai governi che invano tentano di limitare le speculazioni operate ai danni di stati come l’Italia e lo stesso euro a più riprese è stato messo sotto scacco.

Si parla apertamente di scissione della moneta unica, si paventa la fuori uscita di stati dall’Unione Europea e nel frattempo dai noi le misure di razionalizzazione degli sprechi (o per meglio dire, di reperimento delle cifre richieste a copertura delle manovre) sono già partite con l’aumento dell’IVA. Ai Cinesi a caccia di un’alternativa al dollaro forse andranno le opere pubbliche, quote del debito.. e magari asset strategici del nostro paese.

Ma se state leggendo queste righe, o ci seguite da tempo o siete arrivati cercando informazioni su quali possibili opzioni possano esserci per un piccolo risparmiatore italiano desideroso solamente di tutelare il frutto dei suoi sacrifici.

Noi di PiccoloRisparmio promuoviamo da tempo l’apertura di posizioni estere che in passato permettevano principalmente di diversificare i propri risparmi a fronte persino di interessi inferiori rispetto a quanto offerto in Italia. Nella pagina dei Conti Esteri  è possibile approfondire molte offerte aperte anche a cittadini italiani, da rileggere magari alla luce degli attuali rating dei paesi. E’ ovvio che per chi è disposto a trasferire i propri risparmi all’estero (e ricordiamo che va fatto tutto alla luce del sole, tramite bonifico), aumenteranno un poco le incombenze in fase di dichiarazione dei redditi, ma già sul nostro sito è possibile trovare diverse guide su come compilare il famoso quadro RW.

Tuttavia è chiaro che in tempo di crisi, gli accordi trans-nazionali sono all’ordine del giorno, come puntualmente ci aggiorna Barbamamma. E persino la Svizzera, continuamente sotto i riflettori da parte dell’OCSE e degli uffici tributari americani ed europei, non rappresenta più quel lido “offshore” che poteva essere un rifugio sufficientemente sicuro 20-30 anni fa.

Facciamo un esempio: nel caso di un conto di deposito detenuto in un altro stato membro (pensiamo a un conto in Austria per semplicità, o il deposito lussemburghese Advanzia, dove sulla carta vige ancora il segreto bancario), non ci sarebbe alcuna differenza per eventuale patrimoniale applicata su un residente italiano. Sarebbe comunque assoggettato alla tassazione come se il conto fosse presente proprio in Italia, il giorno stesso dell’attuazione del procedimento. Nel caso il conto fosse in Svizzera, nonostante lo status derivante dalla non appartenenza alla UE, nulla vieta di credere che alla luce dei recenti e prossimi trattati, la banca centrale elvetica potrebbe accordare lo stesso prelievo anche in fondi svizzeri detenuti da residenti UE. Anzi, è certo. Aprire un conto corrente o un conto di deposito in Svizzera è un’operazione più che lecita, così come lo è aprirlo in qualunque altro stato del mondo. Ma indubbiamente pensare di sfuggire a misure fiscali svantaggiose con la sola apertura nel vicino Ticino (a Chiasso o Lugano ad esempio) è una pia illusione. Forse converrebbe maggiormente aprire un conto in Germania e sperare che in caso di scissione venga tutelato il capitale per la residenza legale della banca, piuttosto che quella fiscale del risparmiatore. In tal senso penso che ottime opzioni sono anche gli investimenti in bund tedeschi o austriaci da attivare dialogando direttamente con i relativi ministeri, come ampiamente illustrato.

Altri sistemi per proteggere i propri risparmi possono essere i cosiddetti beni rifugio, termini ampiamente ricercati quando si inizia a parlare apertamente di default; per citare i più famosi: sicuramente i preziosi, sicuramente il franco, forse altre valute europee diverse dall’euro. Ma convertendo la moneta euro in qualcos’altro ci si espone sia a costi certi che a tassi variabili di cambio. Pensiamo all’oro e ai diamanti: il fixing è legato al dollaro, che sicuramente non ha vita facile con il bilancio in default tecnico degli Stati Uniti. Inoltre questo tipo di investimenti va visto in ottica di lungo periodo (converto la moneta in un bene rifugio da utilizzare tra 5-10 anni sperando che nel frattempo la situazione si sia normalizzata e che riesca anche a spuntare una plus-valenza in grado di abbattere sia l’inflazione che i costi iniziali, quelli di mantenimento e quelli di ricollocamento). E’ chiaramente una scommessa, ma per chi è interessato abbiamo trattato ampiamente gli argomenti (vedi per l’oro e vedi per i diamanti). Acquistare franchi può essere una soluzione nel breve periodo, anche se il continuo apprezzamento potrebbe rendere antieconomico farlo (a prescindere quindi se poi si detengano in Italia o all’estero). Non dimentichiamo poi i buoni consigli di chi suggerisce di investire in terreni.

La domanda di questi giorni, guardando alla nostra economia, non è più se l’Italia possa fallire, ma cosa comporterebbe una tale conseguenza sull’euro. E’ vero che la BCE non potrebbe sostenere questo fardello, è vero anche che nessuno dei grandi d’Europa potrebbe sopportarne le conseguenze. Formalmente non possiamo fallire, ma certamente andiamo incontro a nuove “razionalizzazioni”, magari anche commissariamenti della BCE e penso che i nostri amati conti di deposito non saranno intoccabili in futuro.

Con questi pensieri sorrido quando viene messo in dubbio il rating di istituti più o meno giovani, come Banca IFIS, AS PrivatBank o l’ultima arrivata Banca Sistema. Penso che prima che possano fallire, sarà lo Stato a voler prendere una fetta dei nostri risparmi “depositati”. Nel frattempo quindi perché non approfittare di tassi più elevati rispetto alla media?

Ipotizzo che in questo momento per noi piccoli risparmiatori ci sia poco da fare, al limite si può rallentare l’esproprio dei capitali portandoli all’estero, perché di fatto tra costo della vita e nuove tasse, si sta già erodendo il risparmio in modo indiretto. Per chi ha più mezzi (e come giustamente osservava qualcuno, più che piccolo è un medio risparmiatore) sono ovviamente disponibili altri scenari legati alla possibilità di esplorare gli ultimi baluardi offshore. Che non vanno intesi esclusivamente come località caraibiche, ma come costruzioni finanziarie in grado di assicurare anonimato e tutela dei propri asset (la recente cronaca poi è piena di informazioni a riguardo). Con tali costruzioni è persino possibile tutelare le proprietà come auto e case.

Personalmente sono convinto che i consistenti lavori in corso genereranno altrettanto consistenti costruzioni.

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20 Settembre 2011   |   Opinioni

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177 commenti su “Crisi e default, quali opzioni per noi?”

  1. Barbamamma ha detto:

    mi permetto un commento “criticamente costruttivo” per questo post borderline in certi passaggi..
    anzitutto il messaggio è che i soldi si devono trasferire in chiaro altrimente rientrate nella categoria degli evasori penalmente perseguibili; quanto ad associare tutte le banche in unico calderone io farei dei distinguo: cosa succederebbe ad esempio a Banca Sistema in caso di default pilotato o allungamento del debito italiano? in che modo finanziariamente tale banca si difende da simile possibilità? Immagino infatti che sappiate che banca sistema acquisisce i crediti di imprese, vantati presso lo Stato..  http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/29/Crediti_Stato_nasce_Banca_Sistema_co_9_110629037.shtml
    I conti deposito sono esattamente come un titolo bond: a tassi maggiori corrispondono rischi maggiori. Se poi si vuole aderire in quanto si pensa che tanto interverrà lo Stato, è scelta singola su base di valutazioni di un certo tipo (le banche con milioni di conti si aiuteranno forse, altre appena nate o molto piccole chissà)
    infine attenzione a non sopravvalutare il franco come ben detto, perchè la svizzera non ha interesse ad un franco troppo forte, quindi come ha già fatto in passato a picchi esagerati interverrà con banca svizzera centrale per riequilibrare un pò ed evitare un euro troppo debole col cambio chf.

  2. il mio post è volutamente provocatorio, ma il richiamo alla regolarità dei trasferimenti deve essere evidente. sottolineo meglio il passaggio.

    grazie per le integrazioni tue e per quelle che spero arriveranno.

  3. Gianni ha detto:

    come sempre interventi pertinenti e interessanti per noi risparmiatori. io da parte mia mantengo la mia scelta sul conto deposito

  4. Freekess ha detto:

    Argomento interessante ma vedo che nessuno parla mai della sterlina. La Gran Bretagna può essere un porto interessante dal momento che a Londra si gestiscono le sorti finanziarie dell’Europa sotto il profilo operativo, siamo all’esterno dell’euro ed il paese è sicuramente governato da persone giovani e dinamiche. La crisi economica senza dubbio c’è anche lì ma le prospettive potrebbero essere diverse. A mio modo di vedere meglio la Gran Bretagna rispetto alla piccola Svizzera che  sarebbe costretta a svalutare nuovamente la propria moneta in caso di eccessivo incremento dei depositi per mantenere le sue esportazioni: neanche loro vivono più di sola finanza.
    In ogni caso se è vero che i deposti esteri sarebbero tassati in caso di una patrimoniale l’obiettivo è “proteggere” il capitale da un eventuale default, svalutazione e quant’altro.   Quindi meglio sterline in portafoglio oppure un conto in euro in Germania?

  5. veramente ho scritto anche di valutare “altre valute europee diverse dall’euro”.
    oltre la sterlina direi di considerare anche le valute nordiche.

  6. Barbamma ha detto:

    bravo per il chiarimento Massimiliano! intanto oggi cds Italy a 500. Spagna a 410. Avevano ragioni certi parlottolieri in tv, noi non siamo la Spagna.. l’abbiamo superata, in senso negativo però. Okkio prchè bloomberg tv oggi ha fatto tutto un servizio sull’Italia che lascia le porte aperte ad un nuovo attacco derivati, mentre Lagarde ha avvisato puntato su due argomenti: patrimonializzazione bancaria europea (chissà come sono messe male col leverage!) e suggerimento di abbassare i tassi bce. Ripeto: abbassamento tassi Bce. Questo vale come un titolo da prima pagina ma si riserverà il solito trafiletto da niente. Se così fosse la Bce intraprenderebbe una politica monetaria simile alla Fed, tassi in diminuzione e stampare moneta … inflazione avanti!! attenzione in caso di questa manovra di cambio di direzione, attenzione perchè la vs liquidità potrebbe valere mooltooo meno. Risparmiatore avvisato..

  7. Freekess ha detto:

    Sì Massimiliano ma il problema è trovare  trovare prodotti adeguati. Relativamente alla sterlina ricordo il tuo post su Barclays unica via esplorata. Nessuno ci sì è buttato a capofitto come avvenne per i conti francesi, svizzeri, belgi e, se vuoi, anche lussemburghesi.
    Riguardo alle banche nordiche pensando a Norvegia e Danimarca dovremmo esplorare da zero. Stimoli nuovi per una crisi che evolve purchè si mantenga la convinzione che ne vale la pena!!! 

  8. Scardovi S ha detto:

    Ma siamo matti ? Stiamo parlando della bancarotta imminente e per alcuni inevitabile dello stato italiano e viene istituita Banca Sistema, la banca che smobilizza i crediti che le imprese vantano dallo stato ! E magari ha come creditore solo lo stato !  Mi sembra il massimo del rischio

  9. un buon compromesso potrebbe essere un conto in PostFinance in valuta estera (GBP, NOK, DKK… quello che vuoi).

    poi certo, se riusciamo a trovare conti di deposito nuovi saremo i primi a recensirli!

  10. Barbamma ha detto:

    scardovis , non credo nella bancarotta imminente, sottolineavo come però una simile banca, nel caso di ondate speculative e downgrade del debito italiano possa scontare parecchio, essendo il suo business molto legato al debito statale italiano e quindi soggetta a fluttuazioni del suo patrimonio azionistico molto più che altre banche

  11. herman ha detto:

    Sicuramente differenziare in valute è un fatto da tener presente! Occorre considerare che, purtroppo, gli strumenti più semplici per detenere valuta estera (es.: SetPlus di PostFinance o, in Italia, Fineco Multicurrency) danno  remunerazioni sul capitale prossime allo 0% (nel caso di PostFinance i conti in valuta diversa da € e CHF non vengono remunerati affatto.).

  12. Deejay ha detto:

    Nel mio caso ho ritenuto opportuno tenere PF solo come liquidità (prelievi, carte) e differenziare in qualche bond in valuta estera AAA tramite swissquote. non è a buon mercato, ma è parte di un portafoglio chiamiamolo “difensivo”.

  13. Anto ha detto:

    Bisognerebbe informarsi sull’acquisto di obbligazioni delle principali società dominicane attraverso la Borsa Valori di Santo Domingo (BVSD) che possono arrivare ad offrire interessi annui esentasse del 18%.

  14. su quel “esentasse” mi piacerebbe indagare, comunque mi sembra che stai parlando di un investimento più che di un rifugio.

  15. Carlo ha detto:

    Salve a tutti, sono Carlo da Modena. Volevo farvi i complimenti per il bel sito che segue sempre più spesso in quanto vedo commenti competenti e saggi.
    La domanda che vi ponevo, da ingenuo neofita, è se non dia qualche sicurezza in più depositare su Ing Direct. Ha la casa madre in Olanda e ho letto in questi giorni che ha ridotto la sua esposizione verso l’Italia vendendo parte dei titoli italiani che deteneva.
    Cosa ne pensate?
    Grazie a tutti voi.

  16. sidelait ha detto:

    Qualcuno è in grado di segnalarmi una banca che permette l’apertura di un conto in real brasiliani? Il real non c’è tra le valute di postfinance.
    Una seconda e ultima domanda: alla data di oggi il limite di contante esportabile all’estero è sempre di 9999 euro o è stato abbassato?
    Grazie

  17. puoi aprire il SetPlus in valuta estera ( http://www.postfinance.ch/it/priv/prod/setoffer/plus/offer.html ), non mi sembra che limitino la scelta. mi sbaglio?

    e non c’è limite neanche all’esportazione di contante, basta dichiararlo alla dogana ( vedi http://www.agenziadogane.it/wps/wcm/connect/f774e600442315edbaa5bb4e7aaa0be0/modello+di+dichiarazione.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=f774e600442315edbaa5bb4e7aaa0be0 ).
    il limite di 10mila euro riguarda l’esenzione alla dichiarazione.

  18. Marzchel ha detto:

    Buongiorno a tutti, volevo sapere se, indipendentemente da misure fiscali che si potrebbero applicare ad un conto svizzero nel Canton Ticino (come detto nel post principale), l’apertura di un conto su Post Finance  salvaguarderebbe da un eventuale blocco di un conto corrente (e quindi dei risparmi di una vita) su banca italiana dovuto al default dello stato.
    Ho proprio timore di questo !! Grazie

  19. nessuno ha la sfera di cristallo, tuttavia è chiaro che se ti lasci una via di fuga all’occorrenza potresti sfruttarla.

  20. la solidità della banca è importante, tuttavia in caso di default il rischio è che vengano nazionalizzati tutti i conti esteri di cittadini italiani. dato che ING opera per l’appunto in UE, non ci sarebbe alcuna tutela ulteriore rispetto ad avere i propri risparmi in Italia.

  21. Freekess ha detto:

    Questa è un’ipotesi del tutto nuova. Ma su cosa si fonda?

  22. Default Islanda ( vedi https://piccolorisparmio.eu/index.php/kaupthing-edge-commissariata-in-tutta-europa.html ). In quel caso neanche le filiali in Svizzera si sono salvate.

  23. DAVE ha detto:

    UNA DOMANDA SU CONTI SVIZZERI…..SE UNO APRE UN CONTO IN SVIZZERA E’ POSSIBILE RECUPERARE L’EURO RITENUTA TRAMITE LA BANCA E POI PAGARE LE TASSE IN ITALIA TRAMITE MODELLO UNICO??

  24. è improprio parlare di euritenuta, tassa che per l’appunto vale in Europa e non in Svizzera. in Svizzera applicano la ritenuta preventiva (federale) ed è possibile al momento recuperarla come credito d’imposta o mediante richiesta diretta all’autorità elvetica (come indicato nella guida https://piccolorisparmio.eu/index.php/investimenti-allestero-mini-guida.html ), procedura che però temo nessuno dei lettori abbia ancora praticato.

    potrebbe esserci poi una terza via, legata alla recente circolare n. 45 dell’Agenzia delle Entrate ( vedi https://piccolorisparmio.eu/index.php/modulo-rw-guida-rapida-alla-compilazione.html ), relativa all’accredito diretto degli interessi su c/c italiano: questo permetterebbe in un colpo solo di evitare la dichiarazione (quadro RW) e forse la doppia tassazione.

  25. Carlo ha detto:

    Grazie. Ho letto il link, però, se mi è permesso, il caso non mi sembra calzante. La banca (solida) aveva la casa madre in Islanda e l’Islanda è fallita. Da lì la nazionalizzazione della banca e le ripercussioni sui conti (anche esteri). Quindi per nazionalizzare Ing Direct e bloccare i suoi conti esteri (cioè anche Italia) dovrebbe fallire l’Olanda (che mi sembra francamante poco probabile, almeno nel breve periodo).
    Ho capito male?
    In altri termini: se io deposito su un conto di Ing Direct in Italia e l’Italia fallisce, posso ragionevolmente auspicarmi che le difficoltà derivanti per la banca vengano affrontate anche dalla casa madre olandese garantendo quindi la solvibilità dei nostri conti in Italia.
    O no?

  26. Massimiliano ha detto:

    Leggo con interesse le varie preziose indicazioni fornite per tutelare i propri risparmi. Spiego la mia situazione per avere qualche consiglio da parte sua. Da anni accantono buona parte del mio stipendio per acquistare una prima casa, data la situazione temo quale sorte possa avere la mia liquidità depositata in banca. Sto valutando se rilevare una quota di abitazione da un familiare oppure se esistono alternative preferibili. Cosa mi consiglia?Grazie, A.

  27. herman ha detto:

    Al riguardo proprio qualche giorno fa, sono capitato sul sito http://www.agdl.lu/ (il Fondo di Garanzia per i depositi in Lussemburgo) ed in home page sono state pubblicate le sezioni riguardanti le tre banche islandesi fallite (Kaupthing, Landsbanki e Glitnir) che, in quanto operanti (…anche!) in Lussemburgo, erano poste sotto la tutela del Fondo Lussemburghese che ora si è evidentemente attivato a tutela della clientela per le filiali lussemburghesi di queste tre banche.

  28. Per ING Direct è come dici tu, dovrebbe fallire l’Olanda per commissariarla.

    Tuttavia data la reciprocità fiscale dei conti tra gli stati UE, nulla vieta di credere che in caso di default Italia, i conti esteri di cittadini italiani siano commissariati in tutta la UE (non che sia chiusa una banca olandese). Caso simile potrebbe accadere in caso di patrimoniale, con cittadini italiani costretti ad autotassare i propri conti esteri.

    Gradirei molto volentieri essere smentito su questi punti, ma in Grecia i capitali sono fuggiti verso Lussemburgo e Cipro ( https://piccolorisparmio.eu/index.php/crisi-della-grecia-e-fuga-di-capitali.html ), non verso l’Olanda!

  29. Sabbracadabra8276 ha detto:

    Chiedo scusa a tutti, premetto che la mia ignoranza in materia finanziaria è assoluta. Tuttavia riesco a cogliere la gravità della situazione. Se non ho capito male, in caso di default italiano esiste il serio rischio che i conti correnti dei cittadini vengano bloccati. Questo è un fatto certo? Il risparimiatore perde tutto o solo una parte del suo denaro? Qual è la portata della cosa? Inoltre i miei genitori hanno lavorato una vita ed hanno accantonato un piccolo gruzzolo. Purtroppo, però, in famiglia non abbiamo alcuna competenza in materia finanziaria. Ci si è sempre limitati a conti correnti e titoli di stato, oppure al deposito postale. Il massimo della semplicità, e tuttavia sufficiente ai nostri piccoli risparmi. A chi potremmo rivolgerci per una consulenza onesta e competente? Esiste un’associazione o una organizzazione finalizzata a questo? Grazie e perdonate la (estrema) banalità delle mie domande.

  30. non penso che si possa parlare di esproprio, però è chiaro che in caso di default, ossia di insolvenza dello Stato nei confronti del suo debito, si possa attingere “in percentuale” dalle forme liquide più disponibili, quindi conti di deposito e conti correnti degli italiani. penso che nessuno possa stare tranquillo, in tal senso, anche chi apre posizione all’estero.. ma immagino che quanto meno, chi lo fa abbia un minimo di tempo in più per eventualmente spostare i capitali.

  31. mah.. capisco il tuo problema, ma si parla anche di patrimoniale sulle case!

    non so se il momento è buono per acquistare dove ti interessa, ma immagino da quanto dici che non sei prossimo all’acquisto e quindi la quota di un familiare potrebbe essere una buona soluzione per trasformare la tua liquidità.

    non so di che cifra si parla, ma valuta un conto di deposito o conto corrente estero e in attesa di una situazione nazionale più stabile, tuteli i tuoi risparmi.

  32. Sabbracadabra8276 ha detto:

    Rilancio la mia ultima domanda: a chi potremmo rivolgerci per una consulenza onesta e competente? Esiste un’associazione o una organizzazione finalizzata a questo? Basta rivolgersi al proprio banchiere? Ma chiaramente lui fa l’interesse della propria banca… Non saprei davvero a chi rivolgermi.

  33. ti sei risposto da solo, le banche fanno i LORO interessi. penso che gli unici che possono dare una mano sono i consulenti fiscali.

  34. Freekess ha detto:

    I dubbi di Massimiliano mi sembrano fondati ed in effetti sino ad ora nessuno lo smentisce. E’ evidente, a mio modesto parere, che per evitare problemi riferiti ad accordi di reciprocità tra gli stati UE bisognerebbe avere rapporti con stati non UE che garantiscano allo stesso tempo trasparenza e sicurezza. Già qualche giorno fa ponevo il problema di trovare un porto sicuro o quantomeno atto a garantire che non sia del tutto vana ogni attività svolta per proteggere i propri sudati risparmi. Barbamamma mi rispose che l’unico porto sicuro sono i beni reali e quindi, ad esempio, se si ha un mutuo e contemporaneamente dei conti deposito, con i quali ai tassi attuali si riesce ad operare con un arbitraggio positivo, converrebbe  estinguere il mutuo evitando automaticamente il rischio d’insolvenza dello stato, della banca, del sottostante eventuale all’investimento; inoltre che in caso di uscita dall’euro non ci si troverebbe a pagare un mutuo denominato in euro con una nuova lira svalutata del 60%. Questo avvenne in Argentina ed è sicuramente un rischio da evitare. Se, invece, non si hanno debiti e si deve proteggere l’attivo bisognerebbe aprire un conto corrente in area non UE e da lì investire in ciò che piace scegliendo bene paese e banca che, comunque, potrebbero essere interessati da un catastrofico crack dell’euro. Avendo cautela, comunque, di non vedere all’orizzonte un uragano e di trovarsi poi di fronte ad un semplice temporale.

  35. concordo con il tuo ragionamento, ma indubbiamente è questo il momento di agire per chi non lo ha ancora fatto.

  36. Carlo ha detto:

    … per cui se ne deduce, da quello che dici, come sia perfettamente inutile aprire un conto all’estero UE vista la possibilità di commissariamento dei conti italiani in caso di fallimento dell’Italia. Ecco perchè, a questo punto, a parità di rischio (conto in Italia o all’estero entrambi potenzialmente a rischio commissariamento) ne deduco che sia preferibile lasciarli in Italia affidandoci unicamente alla solidità della banca che abbiamo scelto che, nel caso di Ing Direct, avrebbe il non trascurabile vantaggio di avere la casa madre in uno stato solido.
    Ovvio che non mi interessa fare pubblicità a questa banca; lo stesso ragionamento si può estendere a tutte quelle banche, tedesche, danesi, ecc. che sappiamo essere “robuste” e che hanno la sede pricincipale nei relativi stati da AAA e che operano con filiali in Italia.
    Diciamo che il nocciolo della questione è quello del possibile blocco del tuo conto estero su cui dovremmo effettivamente avere maggiori certezze.
    Carlo

  37. riguardo il primo punto, mi sembra che proprio Barbamamma aveva chiarito che un conto italiano di una banca estera solida, non ha alcuna tutela in più rispetto al conto di una banca italiana: in caso di default entrambi sarebbero oggetto di prelievi o altro (svalutazione?).

    nel caso hai un conto estero, in UE, possono intervenire meccanismi di protezione dello Stato in cui ha sede legale la banca, che quanto meno potrebbero rendere l’esproprio più difficoltoso o meno automatico. ma certo, se devi scegliere l’estero per questo motivo, meglio fuori UE.

    aggiungo però che se i soldi presenti in conti esteri, sono anche investiti (ad esempio in titoli di stato), difficilmente potranno essere esatti dallo Stato italiano… al limite potrebbero cercare di mangiare gli interessi che vengono liquidati prima o dopo i vincoli, ma se provano a intaccare il debito altrui non penso che gli saranno resi.

    chiaramente tutto questo è un pour parler .

  38. Freekess ha detto:

    Pertanto un’idea potrebbe essere quella di aprire un conto estero e da lì sottoscrivere non un conto deposito ma dei titoli di stato denominati in euro AAA oppure denominati in dollari o in yen. Analizzando i report di alcuni fondi monetari dell’ultimo trimestre nonchè l’aggiornamento del mese di agosto si può notare che il portafoglio è stato suddiviso in dollari, yen e valute dei paesi emergenti con percentuali diverse a seconda del gestore ma con prevalenza del dollaro per oltre il cinquanta per cento. L’euro rimane con percentuali tra il cinque ed il dieci per cento del portafoglio e su debito sovrano prevalentemente tedesco.  Inoltre alcuni fondi bilanciati che seguo con attenzione sono usciti dalle obbligazioni del cosidetto ClubMed (ex pigs!!!) già prima del 30 giugno u.s. a dimostrazione di come le Sgr scappino dal rischio insolvenza. Certo sono proprio loro che mettono in difficoltà il nostro debito ma anche Deutsche Bank ha venduto tutti i titoli di stato italiani che aveva in portafoglio durante le prime settimane di agosto.
    In alternativa bisogna uscire dall’area dell’euro e, per noi, potrebbe essere facile pensare ad un conto svizzero che consenta poi di fare trading su titoli denominati in valute diverse. Mi chiedo, infine, se la Gran Bretagna possa essere un’alternativa: è fuori dall’area euro ma fa parte della UE ed in estrema ratio potrebbero comunque applicarsi gli accordi di reciprocità.
    Mi sembra molto complicato pensare, invece, di spostarsi in USA o chissà dove anche per le maggiori problematiche che possano derivarne.
    Ovviamente, a quel punto, resta il problema del rischio riferito al tasso di cambio.

  39. acca2o ha detto:

    Non mi è chiaro cosa intendi dicendo che si ha un po’ di tempo in più per spostare i capitali.
    A meno di spostarli in nero (per es. su un altro conto estero), quindi non dichiarandoli al fisco,
    dovunque li sposti ci possono comunque attingere immagino.

  40. non mi riferivo ovviamente a “nero”, ma semmai ad esempio a investirli in obbligazioni o bund. presumo che se vincolo in bund tedeschi, siano meno attaccabili.

  41. acca2o ha detto:

    Giusto. Grazie

  42. acca2o ha detto:

    Leggevo della possibilità, in caso di default Italia, di commissariare i conti esteri di Cittadini italiani.
    Immagino che si parli comunque di conti in paesi UE. Intndo dire, è immaginabile un commissariamento di un conto postfinance? 

  43. la vedo più che remota..

  44. Barbamamma ha detto:

    il sole24 ore mi sa che dice banalità, in sostanza: tenere contante in cassette di sicurezza (ehh??) oppure comprare immobili in top location perchè tanto se gli italiani diventano poveri ci sarà qualche magnate russo che li compra (ehh???). Ma il Sole vi ha mai indicato davvero una strategia vincente? Io in 10 anni di lettura quotidiana (pagata dalla banca ovvio, io non ci avrei speso) insieme al gossip di milanofinanza, alla fine posso solo registrare banalità dette esattamente un minuto dopo che era scoppiato un caso, mai anticipazioni. E ciò che salva i risparmi e i buoni affari sono solo le anticipazioni.

  45. Freekess ha detto:

    Grande verità: leggo anch’io Il Sole dal 1987 grazie alle aziende dove ho lavorato e non posso che convenire con te. 
    Certo che dopo un pò di tempo ti aiuta ad orientarti nel mondo della finanza ma è solo la base di una cultura che poi bisogna costruirsi da sè. Ed oggi le conclusioni sono magre: qualche conto deposito così da garantire diversificazione ed immediata liquidità e qualche azione di aziende sufficientemente innovative e che operino, soprattuto, nel mercato globale. C’è ancora qualche buona azienda italiana da scegliere in questo senso e di certo queste sono più interessanti e solide dei nostri titoli di stato.

  46. Barbamamma ha detto:

    Si, concordo con Freekness, se oggi non investirei un euro in titoli Stato Grecia magari investirei un euro in telecom grecia. Le società valgono (con le dovute differenze e valutazioni) meglio dei titoli di Stato. Uno Stato può fallire, può allungare il suo debito. Una azienda ben posizionata, di buon asset se avrà problemi sarà comprata da aziende estere. Ed infatti, per quello che valgono, i rating della Grecia sono pessimi se paragonati ai rating di alcune società greche. Paradosso? no, se visto in questi termini, e gli investitori vedono eccome in questi termini.

  47. ginseng56 ha detto:

    Per proteggersi da un’eventuale prelievo forzoso, è sufficiente tenere i contanti in una cassetta di sicurezza di una banca italiana?  

  48. non penso proprio..

  49. P Codega ha detto:

    Aprendo un conto corrente online in Deutsche Bank o in ING Direct o in BNP Paribas , posso dormire più tranquillo rispetto ad un conto Intesa SanPaolo? E cosa ne pensate di un prodotto dell’Allianz Ras come fondo integrativo?

Grazie.