Crisi e default, quali opzioni per noi?
Scritto da Massimiliano Brasile
20 Settembre 2011 | Opinioni
Abbiamo assistito alla recente escalation delle misure preventive, correttive e d’emergenza messe a punto dalle banche centrali e più da vicino dai governi che invano tentano di limitare le speculazioni operate ai danni di stati come l’Italia e lo stesso euro a più riprese è stato messo sotto scacco.
Si parla apertamente di scissione della moneta unica, si paventa la fuori uscita di stati dall’Unione Europea e nel frattempo dai noi le misure di razionalizzazione degli sprechi (o per meglio dire, di reperimento delle cifre richieste a copertura delle manovre) sono già partite con l’aumento dell’IVA. Ai Cinesi a caccia di un’alternativa al dollaro forse andranno le opere pubbliche, quote del debito.. e magari asset strategici del nostro paese.
Ma se state leggendo queste righe, o ci seguite da tempo o siete arrivati cercando informazioni su quali possibili opzioni possano esserci per un piccolo risparmiatore italiano desideroso solamente di tutelare il frutto dei suoi sacrifici.
Noi di PiccoloRisparmio promuoviamo da tempo l’apertura di posizioni estere che in passato permettevano principalmente di diversificare i propri risparmi a fronte persino di interessi inferiori rispetto a quanto offerto in Italia. Nella pagina dei Conti Esteri è possibile approfondire molte offerte aperte anche a cittadini italiani, da rileggere magari alla luce degli attuali rating dei paesi. E’ ovvio che per chi è disposto a trasferire i propri risparmi all’estero (e ricordiamo che va fatto tutto alla luce del sole, tramite bonifico), aumenteranno un poco le incombenze in fase di dichiarazione dei redditi, ma già sul nostro sito è possibile trovare diverse guide su come compilare il famoso quadro RW.
Tuttavia è chiaro che in tempo di crisi, gli accordi trans-nazionali sono all’ordine del giorno, come puntualmente ci aggiorna Barbamamma. E persino la Svizzera, continuamente sotto i riflettori da parte dell’OCSE e degli uffici tributari americani ed europei, non rappresenta più quel lido “offshore” che poteva essere un rifugio sufficientemente sicuro 20-30 anni fa.
Facciamo un esempio: nel caso di un conto di deposito detenuto in un altro stato membro (pensiamo a un conto in Austria per semplicità, o il deposito lussemburghese Advanzia, dove sulla carta vige ancora il segreto bancario), non ci sarebbe alcuna differenza per eventuale patrimoniale applicata su un residente italiano. Sarebbe comunque assoggettato alla tassazione come se il conto fosse presente proprio in Italia, il giorno stesso dell’attuazione del procedimento. Nel caso il conto fosse in Svizzera, nonostante lo status derivante dalla non appartenenza alla UE, nulla vieta di credere che alla luce dei recenti e prossimi trattati, la banca centrale elvetica potrebbe accordare lo stesso prelievo anche in fondi svizzeri detenuti da residenti UE. Anzi, è certo. Aprire un conto corrente o un conto di deposito in Svizzera è un’operazione più che lecita, così come lo è aprirlo in qualunque altro stato del mondo. Ma indubbiamente pensare di sfuggire a misure fiscali svantaggiose con la sola apertura nel vicino Ticino (a Chiasso o Lugano ad esempio) è una pia illusione. Forse converrebbe maggiormente aprire un conto in Germania e sperare che in caso di scissione venga tutelato il capitale per la residenza legale della banca, piuttosto che quella fiscale del risparmiatore. In tal senso penso che ottime opzioni sono anche gli investimenti in bund tedeschi o austriaci da attivare dialogando direttamente con i relativi ministeri, come ampiamente illustrato.
Altri sistemi per proteggere i propri risparmi possono essere i cosiddetti beni rifugio, termini ampiamente ricercati quando si inizia a parlare apertamente di default; per citare i più famosi: sicuramente i preziosi, sicuramente il franco, forse altre valute europee diverse dall’euro. Ma convertendo la moneta euro in qualcos’altro ci si espone sia a costi certi che a tassi variabili di cambio. Pensiamo all’oro e ai diamanti: il fixing è legato al dollaro, che sicuramente non ha vita facile con il bilancio in default tecnico degli Stati Uniti. Inoltre questo tipo di investimenti va visto in ottica di lungo periodo (converto la moneta in un bene rifugio da utilizzare tra 5-10 anni sperando che nel frattempo la situazione si sia normalizzata e che riesca anche a spuntare una plus-valenza in grado di abbattere sia l’inflazione che i costi iniziali, quelli di mantenimento e quelli di ricollocamento). E’ chiaramente una scommessa, ma per chi è interessato abbiamo trattato ampiamente gli argomenti (vedi per l’oro e vedi per i diamanti). Acquistare franchi può essere una soluzione nel breve periodo, anche se il continuo apprezzamento potrebbe rendere antieconomico farlo (a prescindere quindi se poi si detengano in Italia o all’estero). Non dimentichiamo poi i buoni consigli di chi suggerisce di investire in terreni.
La domanda di questi giorni, guardando alla nostra economia, non è più se l’Italia possa fallire, ma cosa comporterebbe una tale conseguenza sull’euro. E’ vero che la BCE non potrebbe sostenere questo fardello, è vero anche che nessuno dei grandi d’Europa potrebbe sopportarne le conseguenze. Formalmente non possiamo fallire, ma certamente andiamo incontro a nuove “razionalizzazioni”, magari anche commissariamenti della BCE e penso che i nostri amati conti di deposito non saranno intoccabili in futuro.
Con questi pensieri sorrido quando viene messo in dubbio il rating di istituti più o meno giovani, come Banca IFIS, AS PrivatBank o l’ultima arrivata Banca Sistema. Penso che prima che possano fallire, sarà lo Stato a voler prendere una fetta dei nostri risparmi “depositati”. Nel frattempo quindi perché non approfittare di tassi più elevati rispetto alla media?
Ipotizzo che in questo momento per noi piccoli risparmiatori ci sia poco da fare, al limite si può rallentare l’esproprio dei capitali portandoli all’estero, perché di fatto tra costo della vita e nuove tasse, si sta già erodendo il risparmio in modo indiretto. Per chi ha più mezzi (e come giustamente osservava qualcuno, più che piccolo è un medio risparmiatore) sono ovviamente disponibili altri scenari legati alla possibilità di esplorare gli ultimi baluardi offshore. Che non vanno intesi esclusivamente come località caraibiche, ma come costruzioni finanziarie in grado di assicurare anonimato e tutela dei propri asset (la recente cronaca poi è piena di informazioni a riguardo). Con tali costruzioni è persino possibile tutelare le proprietà come auto e case.
Personalmente sono convinto che i consistenti lavori in corso genereranno altrettanto consistenti costruzioni.
20 Settembre 2011 | Opinioni
Tags: advanzia, asset protection, austria, banca sistema, bce, cina, comunità europea, crisi, default, dollaro, euro, germania, grecia, ifis, iva, lussemburgo, offshore, quadro rw, rendimax, svizzera, terreni
In aggiunta alla domanda precedente se invece punto su conto online ma di una banca italiana magari puramente commerciale non esposta ai titoli di stato … tra IWBANK(UBI),CHEBANCA (mediobanca), BANCA SELLA , FINECO(unicredit) ,WEBANK(BPM) ,ONLINE di CARIGE o Credito Bergamasco qual’è secondo voi più “sicura” o “solida” ?
Una domanda da neofita: se acquisto bund austriaci attraverso una banca italiana in cui verrebbero depositati i titoli, nel malaugurato caso di un default italiano e possibile fallimento della banca, come potrei recuperare i titoli?
Inoltre, banche estere come barclays saranno meno esposte alla possibilita’ di fallimento in caso default?
Grazie in anticipo
gli scenari sono diversi, in generale non ottimistici per noi italiani. che succede in caso di default? indubbiamente i conti delle banche italiane saranno i primi a essere commissariati, poco importa se si tratta di banche tradizionali o online.
in caso di split dell’euro, ovviamente i conti italiani saranno penalizzati visto il trend speculativo cui assistiamo.
penso che per cercare solidità o sicurezza, non basta guardare il core tier di una banca nostrana. persino Unicredit è oggetta di rifinanziamento come le altre “too big to fail”.
sui titoli, la domanda è ottima e purtroppo non so risponderti: i titoli austriaci sono dematerializzati, per cui in caso di mediazione bancaria devi affidarti a loro. in caso di insolvenza della banca è possibile che tali investimenti vengano congelati, nonostante si tratti di capitali immobilizzati in debito altrui.
nel dubbio, molto meglio dialogare direttamente con lo stato austriaco non trovi?
su barclays ti darei ragione, ma se tu aprissi una posizione in UK piuttosto che in Italia.
Però anche se fosse commissariato il conto corrente, depositando in banche meno esposte sui titoli di stato si tenta di evitare il rischio di fallimento dell’istiuto. giusto?
Probabilmente verranno commissariati anche i conti correnti i svizzera regolarmente dichiarati.
Quindi per crecare di driblare il rischio di dafult della banca è meglio tenere i soldi in una di quelle meno esposte tipo Deutsche o banca sella ? o suggerimenti?
Diciamo che è modo per suddividere il rischio di perdita dei risparmi , ma avere sempre la possibilità di ritirarli.
Leggo spesso che molti ipotizzano, in caso di default, il congelamento dei conti (legali) detenuti in Svizzera. Però io non capisco il senso, il quanto il congelamento dei conti (come
avvenne in Argentina) ha lo scopo di evitare che i cittadini ritirino la propria liquidità
dalle banche mandandole in fallimento e magari spotando soldi all’ester.
Non capisco invece a che servirebbe congelare un conto in Svizzera, tantomeno capisco
come l’Italia dovrebbe fare ad imporre ad una banca estera di congelare un conto e tanto
meno che eventuale guadagno avrebbe la Svizzera ad acconsentire ad un tale intervento.
in assenza di apposito trattato Italia-Svizzera, la vedo davvero dura per lo Stato di poter controllare alcunché. in caso di default però potrebbe obbligare i cittadini a far rientrare i capitali, già precedentemente segnalati a fini di monitoraggio.
Capisco, però io dichiaro solo la giacenza a fine anno: a giugno potrei già averli spesi o
comunque prelevati, pre cui continuo a vedere la cosa complicata.
Secondo voi quali banche,presenti in Italia o Online, per voi ,sono solide e con MINOR rischio di fallimento in caso di default dell’Italia? Vorrei aprire altre due posizioni per differenziare un pò i conti correnti e i conto depositi.
Sicuramente poi investirò e porterò anche in Svizzera.
infatti. non a caso molti si sono già diretti a Chiasso e Lugano.
Gentile Massimiliano, avrei una domanda.
In caso di prelievo forzoso (patrimoniale) sui conti correnti stile 1992, anche i nostri amati conti deposito sarebbero colpiti, giusto?Mi chiedo: presumibilmente, sarebbe tassata solo la giacenza libera (liquidità al 100%) oppure anche i vincoli da 1 a 24 mesi (che almeno in teoria, sopra i 12 mesi liquidità non lo sono più…)?
Cosa ci dobbiamo attendere?
Grazie
Prestito forzoso, un’alternativa alla patrimoniale
http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/07/prestito_forzoso_decennale_migliore_della_co_9_110907040.shtml
chiederei gentilmente dei chiarimenti visto il mio stato confusionario :se si togliessero i propri risparmi dalle banche mettendoli sotto la mattonella,in caso di uscita dall’euro dell’Italia, gli euro che si posseggono manterebbero il loro valore? x intenderci dell’euro tedesco, oppure si svaluterebbero al pari valore di un eventuale ritorno alla lira? e comunque che svantaggio porterebbe tenere il contante in casa visto che le banche sono a rischio!
ipotizzo in tal caso la messa al bando degli attuali euro e stampa di nuove banconote nei paesi “euro” per obbligare al cambio delle vecchie.
ovviamente se ciò non accade puoi anche tenere tutto sotto la mattonella!
“”””””
Formalmente non possiamo fallire, ma
certamente andiamo incontro a nuove “razionalizzazioni”………………………………….
Per chi ha
più mezzi (e come giustamente osservava qualcuno, più che piccolo è un medio risparmiatore)
sono ovviamente disponibili altri scenari legati alla possibilità di
esplorare gli ultimi baluardi offshore. Che non vanno intesi
esclusivamente come località caraibiche, ma come costruzioni finanziarie
in grado di assicurare anonimato e tutela dei propri asset (la recente
cronaca poi è piena di informazioni a riguardo). Con tali costruzioni è
persino possibile tutelare le proprietà come auto e case..””””
A COSA SI ALLUDE NELL’ARTICOLO EVIDENZIATO? AI TRUST?
NE HAI MAI DISCUSSO?
Ciao
si trova in rete la news che si stia predisponendo un stampigliatura indelebile sui biglietti dei cari amici tedeschi, riportata da borghezio (lega nord),per evitare cosi il ristampo di nuovi
trust, ma anche fiduciarie, fondazioni, scatole cinesi e quant’altro a disposizione con le normative vigenti.
no, non ne ho mai parlato perché mi sembrano quanto meno fuori tema per un piccolo risparmiatore.
cerchiamo di restare sulle cose concrete.
Gentile sig. Brasile, quindi, in sintesi, mi sembra di capire che le strade più “semplici” per cercare di tutelare i propri risparmi in caso di default dell’Italia siano:
1) aprire un conto all’estero (es. Svizzera) e “bonificarli” su tale conto;
2) aprire un deposito titoli e sottoscrivere titoli di stato di Paesi esteri più “sicuri” rispetto ai nostri (es. Bund tedeschi).
E’ corretto? Quale delle due vie è “più sicura”?
Volevo poi chiederle cosa ne pensa, in alternativa, dell’apertura di un conto corrente presso in una filiale italiana della Deutsche Bank (che credo sia a tutti gli effetti una società italiana, ma controllata al 100% dalla banca tedesca). Questa soluzione offre delle “garanzie” di protezione dei risparmi nel caso in cui le cose precipitino? E’ una scelta migliore rispetto a quella di lasciare i propri risparmi in giacenza sui conti correnti postali e bancari italiani?
La ringrazio in anticipo per la disponibilità e la saluto cordialmente
anche 1+2 (conto titoli in conto estero), senza trascurare eventuali depositi in metallo.
mentre la via di una banca estera in Italia non la vedo affatto rassicurante: chi ci assicura che non verrebbe commissariata al pari delle altre?
e acquistare titoli di stato di un paese estero (bund) da un conto postale italiano è possibile? In caso affermativo, offre maggiori garanzie di tutela dal rischio o è di fatto inutile?
Massimiliano, la butto lì.. strategia alternativa.. aprire in Hsbc e in caso di mal parata europea aprire un altro conto in un Paese dove c’è quella banca. chi è correntista hsbc può aprire un conto in altra filiale in altro Paese. Stessa banca, possibilità di aprire conto in Usa o Brasile o Uk o…. Chi vuole si informi. Il conto è gratuito senza servizi come carte ecc, e se si apre in Francia non c’è manco il bollo statale. Può essere un posizionamento alternativo al solito brodo svizzero che come sai a me non ha mai convinto.
Ciao Massimiliano, ciao Ms-barbamamma, ciao a tutti!
Io ho proprio un conto con la banca sopra citata e con un’altra, in un paese area UE.
E’ vero, i costi sono pressoché nulli.
Avrei una domanda, cui non riesco a trovare risposta esaustiva:
in caso di default dello Stato italiano, lo stesso Stato potrebbe fare rientrare FORZOSAMENTE le somme detenute LECITAMENTE all’estero e regolarmente DICHIARATE?
Potrebbe lo Stato APPROPRIARSENE a danno del (piccolo e onesto) risparmiatore e contribuente?
Ovvero, potrebbe solamente pretendere dallo Stato estere l’applicazione di una eventuale patrimoniale?
In poche parole, c’è il rischio di perdere quanto messo cautelativamente da parte fuori?
Fa differenza se lo Stato estero è in area UE o offshore?
Grazie
ho contattato l’unica sede italiana di Saxobank, Milano. Mi hanno assicurato che in caso di default la banca verrebbe riconosciuto il suo essere, di fatto, in Danimarca e i miei soldi verrebbero convertiti in corone danesi. Ma non so se funzionerà come “cassaforte” anche perchè vedo che sono orientati al trading e sul loro sito nessuna notizia riguardo a possibili conti deposito, nemmeno ad interesse zero. Che ne pensate?
non mi risulta che uno Stato possa far rientrare forzosamente i soldi presso una banca estera, anche se dichiarati quindi conosciuti al fisco.
Uno Stato può però metterci una patrimoniale come fatto dal governo Monti, cioè sui soldi detenuti all’estero e dichiarati sul quadro rw può far pagare nella dichiarazione dei redditi una aliquota. Bada che l’Italia applica la “patrimoniale” sulla dichiarazione dei redditi , non può dire alla banca X o allo Stato Y di applicare una patrimoniale (quanto alla tassazione ad esempio Uk -svizzera si tratta di un provvedimento per i conti criptati,per i soldi non dichiarati )
Il rischio di perdere quanto hai “fuori” dipende dalla banca , se fallisce, dipende dalla valuta (se hai un conto in valuta e vivi in talia e la banca centrale di quello Stato svaluta la sua moneta contro euro e tu hai acquistato a cambio sfavorevole allora puoi certamente perdere dei soldi), dipende da varie situazioni che vanno tutte monitorate.
Quanto alla differenza fra Stato estero o Ue.. dipende se uno Stato esce eventualmente dall’euro, dipende da una eventuale crisi bancaria di quello Stato, insomma le variabili sono moltissime. Sugli offshore non mi fido assolutamente ho già spiegato perchè, prova a vedere i dati della banca offshore, la regolamentazione di quel mercato, le garanzie in caso di default bancario..capirai che non è una passeggiata, magari lo fanno le big società che comunque non è detto che lascino li i miliardi ma sono sempre o quasi giri finanziari di fiduciarie.. gli offshore servono alle big società per il dumping fiscale più per cercare una banca sicura dove mettere i soldi. Quindi okkio a non confondere le esigenze..
Quello che può essere utile, post di prima, è tenersi una porta aperta nel caso di u n piano B, che poi il piano B sia convertire in valuta, cambiare banca, cambiare Stato, quello si vedrà col tempo e con l’evolversi della situazione europea e mondiale. Ma avere una porta aperta permette di farele mosse in breve tempo, aprire un conto all’ultimo all’estero potrebbe richiedere del tempo, parliamo di giorni , ma quando certi eventi accadono due giorni o dieci fanno la differenza.
Grazie, pienamente esaustivo!
Ovviamente, quando ne parlavo, mi riferivo ad una patrimoniale applicata dallo Stato italiano, non da uno estero.
Forse la foga di scrivere ha reso un cattivo servigio!
Chiarissima la tua disamina finale, sull’opportunità di avere un conto estero e sulla tempistica in caso di … urgenze!
Io ho scelto un paese (piccolo) in area UE, vi ho aperto due conti correnti, uno con banca locale ed un altro con il colosso cui ti riferivi tu.
Certamente è pur sempre un paese UE, ha l’euro e, in caso di … urgenza, sempre euro temo rimarrà!
il colosso che citi è in coda da tempo di apposita recensione, per approfondire in particolare il programma Premiére, purtroppo non alla portata di tutti. questo programma aggiunge al vantaggio di una rete mondiale capillare altre opzioni che dubito possano vantare altri istituti (parlandone dal punto di vista del correntista).
ma certamente apprezzabili in questo momento.
Già da tempo dicevo di guardare alle banche base UK perchè offrono questo tipo di possibilità. Il problema è se conviene aprirlo in Francia o comunque in un paese area euro oppure direttamente in UK e magari in sterline. A parte il costo del cambio ci si posiziona in un paese al momento AAA non tanto per la situazione economica ma per il fatto di avere una banca centrale che garantisce fino all’ultimo penny, anche stampando moneta. La storia insegna che il cancelliere dello scacchiere è una figura inossidabile e le crisi finanziarie, intendo quelle speculative, hanno sempre avuto origine sotto il Big Ben che quantomeno le ha cavalcate per fare profitti. Ora da lì parte l’idea di tornare a separare le banche di credito ordinario da quelle d’investimento per ridare salute al sistema bancario e finanziario anche se il progetto verrà attivato tra qualche anno. E Draghi per ora non sembra voler ripensare alla sua riforma che ha contribuito alla forte instabilità di tutto il sitema. Far base a Londra quindi può essere un’ottima soluzione a mio parere e condivido con te che questa soluzione sia senz’altro migliore rispetto a quella svizzera. L’unico problema è il tasso di cambio euro-sterlina che, ovviamente, è difficile da valutare nel medio termine.
ritengo sia più sicuro acquistarli da un conto titoli aperto all’estero.
è sicuramente vero a ora, tuttavia in caso di default molte cose possono cambiare.
Salve a tutti, come molti di voi sono un piccolo risparmiatore in cerca i lidi sicuri per i suoi risparmi, a esser sincero non credo molto in un default dell euro e dell’italia in se, ma nn si sa mai nella vita, avevo pensato all’apertura di un conto presso una filiale italiana del banco del marocco, conto convertibile in dirham, quindi certo con il rischio del cambio ma in caso di problemi grossi… come si dice di questi giorni abbandono la nave e una parte dei risparmi sono già in valuta per poter essere utilizzati direttamente in marocco.
Come la vedete, una castroneria o si può razionalizzare??
Grazie.
che dire.. se dovessi scommettere su valute meno scontate di dollari o franchi svizzeri, punterei su yen, rupie o real.. al Marocco non c’avevo pensato, ma magari l’idea è buona, dato che si tratta comunque di un’economia in crescita
ho contattato il sito francese Hsbc: chiedono di presentarsi di persona o di essere presentati da clienti. Oggi, visti i collegamenti disponibili, ho scritto al sito inglese. Ho chiesto un appuntamento per valutare il conto deposito basic o premium (per questo occorrono almeno 50.000 sterline di deposito). Mi è piaciuta l’enorme varietà di offerte, mi restano dubbi riguardo la conversione eventuale in “novelire”se dovessi aprire il conto in euro in UK anzichè Francia, quindi chiedo: consigli di aprirlo in dollari o altra moneta (che ne so…lire turche)?
Hai valutato l’ipotesi sterline? Il conto BASIC richiede il versamento mensile di 500 sterline e per il resto non ha costi. Potrebbe essere utilizzato come un piano di accumulo investendo poi la liquidità nei conti di risparmio collegati anche se i tassi sono piuttosto bassi. Ma Uk oggi e’ considerato un paese rifugio e noi stiamo cercando la sicurezza che la banca centrale inglese garantisce. Certo c’e da considerare il rischio cambio ma ….
Hai chiesto se si puo’ aprire direttamente a distanza?
il problema non è tanto l’apertura a distanza quanto l’essere residenti: il conto standard richiede la consegna della domanda in filiale anche pre-compilando i documenti ricevuti via posta ( http://www.hsbc.co.uk/1/2/current-accounts/basic-bank-account/open-bank-account ) e immagino sia la stessa cosa richiedendo l’apertura a mezzo telefonico; ma provando a riempire la richiesta per chiedere il pacchetto non c’è modo di specificare uno stato mentre viene richiesta l’indicazione della contea. mi sembra quindi sia riservato a soli residenti.
informati se riesci a fare tutto a distanza,essendo residente italiana, se poil’unico problema è essere presentati da un cliente lo risolviamo.
Ieri ci ho dato un’occhiata anch’io e convengo con te sul fatto che il conto Basic sia solo per residenti. Temo che lo stesso valga anche per gli altri conti salvo che per il conto Passport che è destinato a chi deve ancora trasferirsi in UK e pensa di farlo entro tre mesi. Peraltro i costi di quest’ultimo conto sono piuttosto elevati. Quindi rimane l’opzione Barcalys che comunque è già stata esplorata ed anche quella di Lloyd TSB che nessuno ha sin ora mai indicato ma che sembra interessante, salvo valutare l’affidabilità dell’istituto che mi risulta essere partecipato dallo stato al 40% in seguito ad un salvataggio http://www.lloydstsb-offshore.com/international-current-accounts/
Questa è stata la loro risposta:”Nous vous informons qu’aujourd’hui HSBC France ne propose pas l’ouverture de comptes en ligne.Pour devenir client, vous devez soit nous rencontrer dans l’une de nos 380 agences en France, soit être recommandé par le réseau HSBC de votre pays de résidence si vous êtes client HSBC. Dans ce dernier cas, nous vous invitons à prendre contact avec votre agence locale.” …Mi pare che non ci siano margini per poter agire a distanza.
caspiterina.. quindi o apri in presenza oppure apri a distanza solo se sei già cliente Hsbc e sei raccomandata dalla tua filiale attuale(quello che dicevo sui conti apribili in varie parti del mondo a distanza una volta che eri cliente).
Fanno selezione come ai vecchi tempi.
Mumble mumble.. aspettiamo un pò e poi vediamo..
…già, però sempre che a Malta ti facciano aprire anche a distanza….così si lege cercando in giro per la rete….
stavo dando un’occhiata proprio a lloyd e penso di scrivere a bene una recensione comparativa tra tre proposte differenti che ho trovato (lloyd è una di queste).
mi risulta che devi autenticarti in filiale per una posizione in HSBC Malta.
Massimiliano questo è il link che sono riuscito a trovare nell’apertura del Online Banking Account. Nella parte in basso si specifica una nota per i non residenti. Sembra una procedura per l’apertura a distanza ma bisognerebbe approfondire. Se ci si riuscisse una volta attivato si può aprire ovunque abbiano filiali nel mondo tramite il loro diretto aiuto come segnalava Barbamamma.
http://www.hsbc.com.mt/1/2/PERSONAL/accounts/online-banking-account/hoba-apply
sì, è possibile che tramite l’invio da remoto della lettera di credenziali della tua banca sblocchino la procedura di autenticazione. il nostro amico Arturo si è recato fisicamente nella tal filiale anticipando comunque la lettera via fax se non ricordo male.
appena ho tempo recupero la corrispondenza in proposito.
per ora ti posso dire che c’è una procedura ufficiale ed una..ufficiosa.. ginavita segnalava che la banca dichiara di non aprire a distanza ma solo in presenza.. sapendola così non avrei scritto.. comunque ripeto lasciamo le cose così, e fra un pò provo a tastare il terreno ..sul lato ufficioso..
hsbc invia per il cc premier una carta (tipo carta di credito) con indicato l’identificativo recognition card, alcuni giorni dopo invia la password per entrare nel conto.La carta è utile sia nel Paese in cui si è aperto il conto sia all’estero per i servizi offerti. Puoi avere anche più conti in vari Paesi e gestirli da un solo schermo online.
Il plus del premier è la consulenza di un esperto patrimoniale e fiscale seconda la situazione personale (in Italia non è fondamentale ma in alcuni Paesi esteri è importante avere un buon fiscalista esperto in patrimoni, anche piccoli perchè ci sono a volte come in Francia tante opportunità di piccoli investimenti ma con statuti diversi e quindi a seconda della propria situazione fiscale ottimizzare il tutto è utilissimo). Peril resto ci sono molti servizi, molti dei quali non credo interessino ad un residente italiano che apre solo per diversificare e che poi utilizza una banca locale.
Ho letto che per il premier serve un deposito (titoli, azioni, fondi, ecc)di almeno 75k euro per nucleo (ad esempio un conto cointestato), anche questo lo rende non appetibile da piccoli risparmiatori italiani che semmai aprono un conto all’estero per depositare quantità di denaro più piccole o solo per tenere aperto un conto “ne caso in cui..”.
Per il resto penso ci sia la possibilità di avere anche un conto gratuito per coloro che acquistano , parlando della Francia, delle azioni in nominativo puro con appunto società che hanno le proprie azioni gestite da questa banca. Andiamo però in questo caso su investimenti più raffinati, anche se sono per tutte le tasche, ma fiscalmente non so come sono trattati in Italia. Non penso che ci siano problemi di apertura a distanza per chi entra da questa finestra, ma il contatto va fatto con chi segue il nominativo puro in hsbc, dato che solitamente è fornito dalla società quotata in borsa che detiene le azioni in hsbc e che fornisce online le informazioni su acquisti in nominativo puro.
Default Italia e ritorno alla lira.
Accantonando per un momento tutte le problematiche relative alla possibilità che lo Stato Italiano possa, in base ad accordi internazionali, colpire (cioè tassare) in qualsiasi modo i conti aperti dai residenti italiani all’estero, in UE o fuori, vorrei un parere riguardo:
– un conto in euro, in un paese UE che adotta l’euro (ad esempio olanda o lussemburgo), potrebbe essere convertito in lire automaticamente?
– un conto in euro, in un paese UE che non adotta l’euro (ad esempio la Gran Bretagna), potrebbe essere convertito in lire automaticamente?
– un conto in euro, in un paese non UE (ad esempio la svizzera), potrebbe essere convertito in lire automaticamente?
E’ previsto qualcosa in proposito sulle norme contrattuali?
Qui stiamo parlando solo di decisioni che devono essere assunte dalle banche in base al contratto, oppure anche questo aspetto potrebbe essere piegato ad accordi internazionali (ad esempio l’Italia potrebbe chiedere al Lussemburgo di convertire forzosamente in lire i conti dei residenti in Italia)?
———–
Più complesso forse il discorso di un eventuale dissolvimento del’euro, nel caso ad esempio che sia la Germania ad uscire per prima dalla moneta unica.
In tal caso cosa potrebbe succedere nelle tre ipotesi sopra elencate?
E i vari emittenti di obbligazioni in euro (emesse in paesi euro e non euro), come potrebbero comportarsi?
L’Austria conclude un accordo sul modello tedesco per tassare i capitali in nero in Svizzera http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-19/tassare-capitali-italiani-svizzera-102431.shtml?uuid=AbHpwPQF
Buongiorno, nmessana mi ha letto nel pensiero.
Aggiungo due domande e spero di ravvivare la discussione considerato che non ho visto risposte (o forse non le ho capite).
Se avessi in Italia un conto in valuta (ad esempio CHF), in caso di default e ritorno alla lira o ad un EURO 2 lo stato Italiano potrebbe riconvertire in lire o in euro2.
E se avessi un conto in franchi svizzeri in svizzera?
Grazie
Vincenzo
Paul Krugman ci va pesante: prevede fuoriuscita della Grecia dall’euro e immediate limitazioni sul contante per i correntisti in Italia e Spagna che tentano di spostare tutto in Germania già il mese prossimo http://krugman.blogs.nytimes.com/2012/05/13/eurodammerung-2/?smid=tw-NytimesKrugman&seid=auto